Guida al nulla
Jaroslav Hašek ha scritto un’interessante Guida al nulla. Nelle intenzioni dello scrittore praghese l’opera è stata scritta per riempire «una lacuna vistosa nella nostra letteratura di viaggio. I nostri turisti sbagliano a ricercare i luoghi dove è rimasto qualcosa e dove i dintorni agiscono su di noi con la potente bellezza del paesaggio».
In genere chi legge le Guide, osserva Hašek, si rincretinisce, diventa scemo ripetendo meccanicamente le frasi e le espressioni magniloquenti usate dagli autori di Guide dei castelli o delle città, frasi convenzionali come queste: «Il mio occhio scorge con vista rapida l’affascinante panorama…», «Il mio occhio non riesce a saziarsi alla vista…», «Il mio occhio si sofferma…», «L’occhio mio accidentalmente osserva…», ecc.
Nella Guida sono raccolti e descritti con ricchezza di particolari i luoghi dove non c’è assolutamente nulla, circostanza che fa sfumare «ogni possibilità che lo sguardo ricerchi qualcosa e che nasca con ciò per il povero turista il pericolo di torcersi il collo». La stesura della Guida ha richiesto un lavoro molto duro, difficile, poiché l’autore, come lui stesso ricorda, non ha potuto ricorrere a nessuna fonte, «già per il fatto che il luogo che viene descritto non ha nessuna storia, nessun monumento storico e nessuna topografia».
All’inizio della sua Guida Hašek avverte «i visitatori di questo luogo memorabile che qui non possono seguire nessuna via. Non ci sono vie. Se ci siano mai state qui delle vie, il visitatore non riuscirà ad appurare neanche dai più anziani testimoni sopravvissuti, in quanto essi sono ormai da tempo morti e anzi si ritiene che qui non vi fosse nessun abitante del luogo».
Nella Postfazione Hašek precisa che il suo libretto «intende costituire un nuovo impulso all’ulteriore incremento delle Guide di Vattelapesca e Vattelacaccia» (Jaroslav Hašek, «Guida al nulla», in Racconti, a cura di Sergio Corduas, Mondadori, Milano, 2006, pp. 421-425).


Mi sta venendo voglia di scrivere la Guida al nulla di Cuneo. Poi la propongo alla Lonely Planet.
Bellissimo.
la “Guida al nulla” mi ha rammentato la “Breve guida per smarrirsi” di Paolo Borsoni (un altro Paolo, e così siamo a 4), che però non è una guida ma una raccolta di racconti. (alcuni belli, mi pare di ricordare; ma non ricordo granché.)