Le croste sulle ginocchia - 8 maggio 2008
Nel primo capitolo di un romanzo italiano del 1963, capitolo che si intitola «Gli uccelli volano invece io mi avviai a piedi verso la stazione delle ferrovie», si parla di un bambino con delle croste sulle ginocchia che, alla domenica mattina, insieme a sua madre, si faceva a piedi tutta la strada Garibaldi fino alla piazza della Steccata e arrivava al Caffè Tanara, sulla piazza Grande. C’era la guerra in Africa. Sua madre si fermava all’edicola a guardare le copertine delle riviste, lui invece si metteva a guardare un bambino senza croste sulle ginocchia che leccava un cono gelato.
Quando tornava nella sua strada, questo bambino raccontava a un bambino con le ginocchia piene di croste che in piazza Grande, al Caffè Tanara, alla domenica, tutte le domeniche, lui andava a vedere un bambino senza croste sulle ginocchia che mangiava un gelato.
Quest’altro bambino con le ginocchia piene di croste andava da un altro bambino, che sulle ginocchia aveva più croste di lui, e gli raccontava che c’era un bambino, nella sua strada, che gli aveva raccontato che in piazza Grande, al Caffè Tanara, aveva visto un bambino senza croste sulle ginocchia che mangiava un gelato.
Questo bambino che sulle ginocchia aveva ancora più croste del bambino che aveva le ginocchia piene di croste, andava da un altro bambino eccetera eccetera. «E la scala — c’è scritto, — continua a scendere, non si sa nemmeno dove finisce».
Questa storia, che è all’inizio del romanzo Il serpente, negli ultimi dieci anni a me sarà tornata in mente un miliardo di volte.
Il signore che l’ha scritta, Luigi Malerba, è morto ieri a Roma.
P. N.


anch’io ho salutato Malerba ieri qui
“Una gallina postmoderna voleva illuminare il pollaio con la luce elettrica. Infilò le unghie dentro una presa della corrente pensando di llluminarsi come una lampadina e invece restò fulminata. Succede anche alle lampadine, commentarono rassegnate le sue compagne.”
(Luigi Malerba, trovato su Repubblica di stamattina)
Oh no. Se ne vanno tutti “i buoni”. :(
Non devi frequentare i posti dove c’è gente poco vestita, mi dicevo, come le spiagge le piscine i campi da tennis i campi sportivi dove si vedono le gambe le braccia delle signorine. Non devi farti venire delle tentazioni, mi dicevo, cerca di dominarti perché il cannibalismo può diventare un vizio come le sigarette.
“Nel mio caso Euclide e Quintiliano hanno avuto sul mio lavoro un effetto in qualche modo destabilizzante, ma ho incominciato a prendere coraggio nello scrivere quando ho scoperto, per restare sempre nell’ambito della geometria piana applicata alla letteratura, che spesso la linea più breve fra due punti non è la retta ma l’arabesco. E quando ho capito che il massimo di eventi e personaggi che possono entrare nella massima superficie delimitata dal perimetro di un libro non è necessariamente un indice di qualità. Altrimenti bisognerebbe pensare che l’Enciclopedia Treccani sia il più bel libro del Novecento.” Malerba