Studio Scientifico Quarte di Copertina / 2

Pubblicato da Alessandro Bonino mercoledì 30 aprile 2008

Seconda quarta per il Centro Nazionale e Internazionale per lo Studio Scientifico delle Quarte di Copertina, proposta da Gianfranco Mammi e letta da Timofej Kostin. Potete inserire le vostre osservazioni scientifiche su questa quarta nei commenti, e segnalare quarte di copertina (anche già in formato sonoro) alla mail redazione@laccalappiacani.it.
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Quarte 2 - Legge Timofej Kostin



18 commenti to “Studio Scientifico Quarte di Copertina / 2”

  1. La questione delle quarte di copertina è una questione molto interessante, secondo me. Io ho come l’impressione che in un libro, in un romanzo, in qualsiasi romanzo, mi viene da dire, la cosa più importante, la sostanza, un po’, del libro, non sia scritta, perché non è possibile scriverla. La sostanza la deve tirare forse fuori il lettore, e credo che venga fuori dall’equilibrio tra le parti, che è come un equilibrio di forze, come dei vettori che partono da una parte e vanno ad un’altra e disegnano come delle linee, ma questo è un altro discorso.
    Per tornare alla questione delle quarte di copertina e per fare un esempio che forse banalizza un po’ la faccenda, che è complicata, ma lo faccio lo stesso, se prendiamo Il buon soldato Sc’vèik, di Hasèk, nella quarta di copertina dell’edizione italiana si legge: «Nel buon soldato Sc’vèik i lettori di tutto il mondo hanno riconosciuto un eroe sovrannazionale, il campione di un irriducibile pacifismo e antimiliatrismo e un simbolo dell’inalienabilità dei diritti dell’individuo contro ogni tutela e usurpazione dittatoriale». E effettivamente, a pensarci, quel libro lì, è un libro che distrugge la guerra, l’idea stessa della guerra e della gerarchia militare, e dimostra che la guerra e la gerarchia militare sono assurde e insensate. Per scriverlo, credo che Hasèk abbia dovuto tenere conto di alcune regole, una delle quali deve essere stata questa: «Non dire mai che la guerra e la gerarchia militare sono assurde e insensate. E non dire mai che Sc’vèik è il campione di un irriducibile pacifismo e antimiliatrismo e un simbolo dell’inalienabilità dei diritti dell’individuo contro ogni tutela e usurpazione dittatoriale». Cioè, in una quarta di copertina, qualcuno deve riassumere in quattro righe la sostanza del libro, cioè quello che l’autore si è sforzato di non dire per ottocento pagine. E quel testo lì di quattro righe, sarà il testo più letto di quella specifica edizione di quel romanzo. Perché una quarta di copertina, di un libro, è, dopo il titolo, e il nome dell’autore, probabilmente il testo che viene letto di più. Se un libro ha, diciamo, 10.000 lettori, la sua quarta di copertina è molto probabile che la leggano almeno 20.000 persone. Mi viene in mente adesso che, di conseguenza, gli scrittori delle quarte di copertina sono anche degli scrittori molto più popolari, degli scrittori di quello che c’è dentro nei libri. Ma anche questo è un altro discorso, e, per tornare alle quarte di copertina, la questione delle quarte di copertina mi sembra una questione molto interessante.

  2. Credo che una 4a di copertina è tanto più efficace, quanto più è breve. Questa mia credenza va bene anche in cucina ed ha una quarta di compensato che può leggere solo la parete retrostante. Purtroppo.

  3. Stavo pensando che nella quarta io non cerco sempre la stessa cosa e che quindi è per me impossibile identificare un tipo di quarta ideale.
    Se sono sicura che quel libro lo leggerò io nella quarta preferisco che non ci sia nulla che mi possa aiutare perché devono essere quelle pagine a parlare, senza guide o spiegazioni. Poi, una volta letto, passato un po’ di tempo, è diverso. Dopo mi viene voglia di trovare qualcun altro che l’ha letto o di leggere recensioni o di ascoltare presentazioni. Faccio parte di quel gruppo di persone che se incontra una prefazione la salta a piè pari e che quando la legge, a libro finito, magari pensa anche: sta bene messa qui, è da leggere prima e non dopo, ma che poi sarà nuovamente propensa al salto appena vista la parola prefazione. Questo forse non c’entra nulla con le quarte ma forse aiuta a capire che cosa provo a dire.
    Se invece è un libro del quale non so nulla o scritto da un autore del quale non ho mai letto niente o che non ho ancora capito se mi piace o no la quarta pesa sulla mia scelta. Non quanto due o tre facciate prese a caso più o meno a metà libro ma devo riconoscere che, in questi casi, la quarta ha un peso. Una quarta che mi è piaciuta molto tra quelle lette questo anno e che ha dato una bella spinta al portare il libro a casa aveva queste parole: Riassunto del libro:/E’ bella l’anarchia?/E’ bellissima./E’ possibile?/Non è possibile./E’ meno bella per il fatto di non essere possibile?/Non è meno bella.
    (Messo qua può sembrare … ma non è così; è che per me è una bella quarta, letto il libro mi è piaciuta di più. Liberi di pensare quello che volete, sempre e comunque ;-))

    Tornando alle quarte in generale come si fa a farle andare bene a tutti e sempre? Un libro non può mica uscire tre quarte differenti
    a) quarta con una frase presa dal testo. Ti incuriosisco ma non ti dico molto, prova a leggere e poi, se ci va, ne parliamo.
    b) quarta con spiegazione. Ti incuriosisco e ti dico anche perché, secondo me, può valer la pena leggerlo, poi se ci va vediamo se siamo giunti alle stesse conclusioni.
    c) quarta con frasi che elogiano libro e autore. Non hai voglia di metterti lì con la tua testa, Tizio e Caio scelgono per te, tu fa un atto di fede e va alla cassa, se vuoi poi lo leggi anche. Che poi per me le fascette e questi tipi di quarta stanno dicendo la stessa cosa, ma lasciamo perdere le fascette per il momento.

  4. Michela sei fantastica. Giusto per essere off-topic oggi a Reggio c’è proprio l’autore di quel libro lì di cui citi la quarta. Io ci vado. Anzi sto partendo.

  5. @Alessandro Cercando di controllare l’improvvisa vasodilatazione dei capillari del mio viso ringrazio.
    Mi sa che il tuo sabato sia stato più interessante del mio, il massimo per me è stato il gioco dalla piccola archeologa (pulizia del frigo), confido nel fave e salame che mi aspetta e nella domenica.

  6. Volevo ricavare da qui, un piccolo spazietto per dire che ci vedrei bene in queste pagine un po’ di verde o di verdone.

  7. Eh, non lo so, il verdone. Che poi con il bianco e il bordeaux, mi sa un po’ di patriota sbiadito. Che va anche bene Reggio Emilia la città del Tricolore, ma non esageriamo, direi.

  8. Le quarte di copertina dicono molto dei destini culturali delle genti.
    Il loro studio scientifico è buona cosa.
    In almeno un’occasione mi è capitato di sostare davanti alla porta della cattedra di Storia della Stampa e dell’Editoria per chiedere quand’è che è iniziata questa voga, dico quella delle quarte di copertina. Che se è vero, ed è vero, che in nuce ti dicono un libro, io trovo che questa scienza dello studio delle Quarte richieda la nascita di almeno altre due cattedre, quella dedicata alle Bio di Quarta degli autori e quella dedicata alle fascette di lancio dei libri.
    Perché le biografie degli autori, di cui ancora mi vergogno di averne scritta una roboante ad uso di amici e parenti, rientrano ormai nelle fasce alte del marketing. Sapere che Sedaris vive a Parigi perché si può fumare – e ormai non si può più – che cosa mi aggiunge a quanto ha scritto?
    Perché un buon gruppo di narratori lascia andare in stampa una fascetta dove dice che «è un collettivo di narratori attivi dalla fine del xx secolo. Nell’ultimo anno del Novecento, col nome di “Luther Blisset” pubblicarono il romanzo Q» come se fossimo nel 2378 e siamo solo nel 2008?
    O il lancio di un’autrice di un libro che è un lampo nell’anima come Sappiano le mie parole di sangue, dico Babsi Jones, che bisogno c’è di dirne certe cose tipo che seguiva le grandi rockstar?
    Nella stessa logica, allora, una buona Bio di Quarta di Rimbaud dovrebbe dire che ha smesso di scrivere presto?
    E le fascette?
    “La vita è un pasticcino” sarebbe quella della recherche di Proust?
    “Non ne combinava una giusta” quella per L’uomo senza qualità?
    Dubbi sulla promozione inevitabili.

  9. “Alla ricerca del tempo perduto”
    di Marcel Prost.

    4a
    Uno scrittore velocissimo!

  10. E cosa mi dici del
    Verde cacciatore ?

  11. ho sbagliato alessandro, nonostante abbia seguito delle istruzioni non riesco a mettere il link diretto al verde cacciatore, lo rimetto slinkato, per quel che serve.. http://it.wikipedia.org/wiki/Verde_cacciatore

  12. Ho comprato un quaderno, Pigna, di quelli degli anni settanta, con una fotografia in copertina di un bel signore che si tiene la testa con una mano e guarda di fianco. Nell’ultima pagina del quaderno, nella quarta di copertina, c’è scritto: i personaggi, CHRISTIAN BARNARD. E poi: Nel pieno vigore della maturità - è nato nel 1923 - ha raggiunto il vertice della notorietà in campo internazionale per i risultati conseguiti nel campo della cardiochirurgia, facendo partecipe della sua fama la Repubblica del Sudafrica, un paese che ancora era assente dalla storia della scienza. Nel 1967 ha realizzato per primo il trapianto di cuore da uomo a uomo, ottenendo nella persona di un dentista cinquantenne una sopravvivenza di oltre un anno e mezzo.
    Uomo moderno, sportivo, carico di vitalità, Christian Barnard ha visitato in questi anni molti Paesi, si è intrattenuto con scienziati, professori e studenti, è stato intervistato alla televisione, tanto che il suo volto è diventato familiare in tutto il mondo. Ovunque egli ha diffuso il suo ottimismo e ha acceso una speranza nel cuore di molti malati.

  13. Per l’Opera completa

    4a
    La scrittura Malerba, non muore mai.

  14. Questo verde veronese che hai messo mi piace, Alessandro.
    Grazie!

  15. Sarah, non è verde veronese, è il verde cacciatore che hai segnalato tu stessa, però hai ragione che sembra un colore diverso, in quantità diverse. D’altronde diceva Matisse che un centimetro quadrato di blu è un colore ben diverso da un metro quadrato di blu. Detto questo, parlando di colori, la quarta di copertina di Cani dell’inferno di Benati mi piace molto, perché è rossa, e anche la quarta di copertina di Mi compro una gilera mi piace molto, perché è arancione, e son due colori che mi piacciono molto, il rosso e l’arancione.

  16. Oggi ho pensato che è vero che se si suddivide la quarta di copertina, come i centimetri quadrati di un quadro, si vedrà la densisità di parole in potenza (d’intellettualità) proveniente dal testo, che magari è anche poco intellettuale, ma non c’entra ora, e questa densità appunto è altissima, concentratissima.

  17. io con le quarte di copertina ci ho fatto delle canzoni. ci sono libri che la cosa più bella che hanno è la quarta di copertina, non il resto delle pagine. o più precisamente son belle le note biografiche. così ho fatto delle canzoni con la chitarra senza aggiungere o togliere una virgola dal testo della nota biografica, e sono canzoni che dicono, tipo:

    Nata a Monza/Dove tuttora risiede/Trent’anni fa/Ama lo sport e la poesia/Ma soprattutto ama la vita…

    oppure: Ha trentaquattro anni fuori/Ma diciotto dentro/Le tasche vuote, lo stomaco/Devastato dalla birra/Si racconta disinibitamente/In prima persona…

    e bisogna pensare che quelle cose lì di solito le ha scritte l’autore stesso. Se volete ve le faccio sentire. ciao

  18. Quarta di copertina del libro “Marketing sociale-Strategie per modificare i comportamenti collettivi” Philip Kotler, Eduardo L. Roberto, Edizioni di Comunità:
    “Dirigere il cambiamento. Eliminare le tendenze negative presenti nella nostra società ed esaltare quelle positive. Il marketing sociale apre una nuova prospettiva a chi lavora per un mondo migliore.”

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