Temi svolti

Pubblicato da Alessandro Bonino mercoledì 26 novembre 2008

Io direi, se siete d’accordo, che si potrebbe scrivere un libro di temi svolti di scrittura creativa e sentire se la casa editrice Bignami ce lo pubblica, non so se esiste ancora la casa editrice Bignami. E non so se esistono ancora i libri di temi svolti. Ma era un’idea così, per dare una mano agli allievi: vedere se durante i compiti in classe i docenti di scrittura creativa poi glieli sequestrano.

Temi:

  • Descrivi sinteticamente (max settecento battute) quello che non hai fatto, e non avresti neanche voluto fare, giovedi scorso dalle 16 alle 18 e perché.
  • Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
    Ho tanta stanchezza sulle spalle
    Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata
    Qui non si sente altro che il caldo buono
    Sto con le quattro capriole di fumo del focolare

    Criticate ferocemente questa poesia anche se vi piace, soprattutto se vi piace, e come se l’avesse scritta Alfonso Gatto.
  • Non guardate niente e dite sottovoce cosa vi evoca, poi scrivete la stessa cosa come se la scrivesse il vostro vicino di pianerottolo. Se non avete un vicino di pianerottolo, il residente viciniore con numero civico progressivo pari.
  • Fate luogo voi, - rispose Lodovico. - La diritta è mia.- Co’ vostri pari, è sempre mia.- Sì, se l’arroganza de’ vostri pari fosse legge per i pari miei
    Continuare la conversazione per altre 5000 battute evitando che i contendenti vengano alle mani o alle armi o facciano pace.
  • sveglierò tutti gli amanti, parlerò per ore ed ore”:
    commentare il brano della celebre canzone di R. Cocciante mettendosi nei panni di un amante svegliato.

Proposto da Paolo Colagrande nei suoi commenti.



24 commenti to “Temi svolti”

  1. L’AMANTE SVEGLIATO

    Ahhhhhhhhhhh! Chi è questo che urla a quest’ora di notte? E suona pure al citofono…Chi saresti tu? Cocciante Riccardo? Che vuoi? Svegliare tutti gli amanti e parlare per ore e ore? E proprio al mio citofono vieni a suonare? E come sapevi che stasera ho un uomo in casa, che è di là che dorme della grossa, sto scemo. Sì, abbiamo fatto l’amore! Ma a te che ti frega, scusa? Ahhhh, siamo amanti e tu ci hai svegliato. Ben fatto, ma qua la sveglia sono solo io. E vuoi parlarmi di Margherita, perchè lei vuole l’amore.
    Ok, ma scusami, Riccardo, e io che c’entro? Mi hai svegliato in piena notte, urlando come un gatto evirato…Sì, questa lunga notte è nera più del nero, ma io stavo dormendo, lo capisci, accoccolata addosso ad un uomo che mi piace. No, non si chiama Riccardo e no, non mi chiamo Margherita. Sono Marta, e mi hai svegliato, ti dicevo, mentre me ne stavo accoccolata a lui. Che continua a dormire ( ma quanto dorme questo e non sente il casino che fa questo nano?). Sì anche io vorrei che al risveglio non mi possa più scordare, Riccardo.
    Ma se continui ad urlare così, finisce che pensa che sono io la matta, non tu, e mi molla. E invece vorrei che domani si alzasse, preparasse il caffè e se ne andasse senza disturbare e poi la sera mi chiamasse.
    Senti, Riccardo, mica solo tu pensi all’amore. Pure io c’ho le mie storie e tu vorresti invece che scendessi a correre con te per le strade e che ci mettessimo a ballare. Ma io non ho voglia, sono in sottoveste. E lui è di là, caldo e addormentato. Io , invece, oramai sono sveglia. E quasi, quasi vado di là e lo sveglio, così lo rifacciamo, l’amore. Che tu canti e basta e io invece qua al freddo mi è tornata la voglia, almeno mi riscaldo. Sì, anche io come Margherita, lo faccio una notte intera. Che ti credi, che solo lei sia buona, bella, dolce, vera. Che solo Margherita ama? Ma guardati in giro! No ti prego non intendevo dire che devi andare a suonare ad altri citofoni. Stai qua, oramai mi hai svegliato nano. Costruirle una culla? Ma che sei pedofilo! No, non lo faccio e poi è notte fonda, sono in sottoveste, ho freddo e ho voglia di andare a prendermi un pochino di vero amore da quello di là…che continua a dormire.
    Ma che sonno pesante ha? Non sente come urlo a questo citofono?
    Margherita, lo so, Riccardo, non può farti male. Ma se invece di star qui ad urlare al mio citofono che è tua, perché non vai sotto casa sua a dirglielo? Le parli, la baci, magari lei è che aspetta solo te ( povera stella) e così la smettiamo…
    Riccardo? … No, non mi chiamo Margherita, sono Marta. Sì hai svegliato una amante. E sei contento? Sì?Ah, lei sta dormendo e tu non puoi riposare? Sai come si dice, canta che ti passa e tu l’hai preso alla lettera, vero?
    Non puoi star fermo con le mani nelle mani? Beh, ti arrangi. Io stasera ho già dato… Sì il sole domattina splenderà, anzi se stai giù lo vedi arrivare tra un paio d’ore. Resto con te? No, guarda ho da fare. Tu canta, io adesso me ne torno a letto. Perchè l’amore mica si canta solo, si fa anche. Meglio spesso, sì.
    Beh comunque vallo a dire a Margherita…Ecco una bella idea, costruisci un silenzio che nessuno ha mai sentito. Così è la volta che me ne torno in pace da quell’altro che se la dorme.
    Margherita è tua? E chi te la porta via. E poi ti sbagli. Se è la Margherita che conosco io … quella della via in fondo alla strada, beh la mattina si fa la barba e va a lavorare in carpenteria.
    Ok, è la tua pazzia…Ma è un uomo, mettitela via!

  2. Beh, intanto la Bignami Editrice Srl esiste ancora ed il suo bel cataogo ricco di titoli di vario genere… http://www.bignami.com/ :-)

  3. Se volete apprezzare davvero la canzone di Cocciante dovete tener conto del fatto che è stata scritta per Rita Dalla Chiesa. Non aggiungo altro.
    tale marina, en passant

  4. Senti, Gatto, ma di che strade parli? La tua metafora dei gomitoli fa venir in mente i vicoletti curvi e stretti fra le casette di un borgo montano del tuo profondo sud, dove ci puoi passeggiare tranquillamente pensando ai fatti tuoi che lì, nella semioscurità di quei vicoli, il Natale non si sente mica e te lo puoi anche scordare. Invece qui, in queste città del nord, con tutte le luminarie sfavillanti e le vetrine sfolgoranti e le lampadine accecanti e le insegne ammiccanti e gli alberi di Natale e i babbi Natale e i presepi e le stelle comete e le stelle di Natale, ci sbatti contro a ogni passo al Natale e non te lo puoi mica scordare. Qui sì che è dura.
    E poi, senti Gatto, non ho capito se la tua è pigrizia felina, che anche il mio gatto in questa stagione sta sempre a sonnecchiare nei posti più caldi della casa, come ad esempio sul piumone del mio letto, che si alza solo per mangiare e prima si fa le unghie sul piumone con un gran svolazzare di piume bianche che escono dagli sbraghi, che io un giorno o l’altro l’ ammazzo sto gatto grasso e poi lo faccio in umido alla cacciatora con patate.
    O forse sei depresso. Ho notato un certo autocompiacimento quando dici lasciatemi qui… una cosa in un angolo… dimenticata…
    Vabbè che un certo grado di depressione a Natale è diffuso più che la sindrome influenzale e che bisogna non farci troppo caso, ma se perdurasse, tieni conto che gli antidepressivi oggi fan miracoli, oppure si può provare anche con le medicine alternative: l’iperico, l’agopuntura, il massaggio coreano,la riflessologia plantare, l’omeopatia, la naturopatia, la medicina ayurvedica.
    E ti raccomando anche la massima attenzione alle quattro capriole di fumo, che gli intossicati da monossido di carbonio aumentano di giorno in giorno e non vorrei che finissi anche te a doverti curare dentro la camera iperbarica di Fidenza.

  5. Altra proposta di tema svolto

    Scrivi un articolo su una città dove non sei mai stato.Non è ammessa la consultazione di resoconti di viaggio o enciclopedie. Consultati, se ne necessario, con altre persone che non ci sono mai state.

  6. Sì, ma come faccio a essere sicuro che quelle persone non ci sono mai state? Se quelle mi fregano e mi descrivono la città proprio così come è, che figura ci faccio?

  7. Di temi ne era stato proposto anche un altro, “Brianza verde e solatia”, però è stato suggerito in un altro blog, non so se vale

  8. Ce n’era un altro: descrivere cosa c’è intorno all’uovo, uovo escluso.

  9. Intorno all’uovo, all’inizio, c’è la gallina. L’uovo è piccolo, cresce dentro la gallina, da qualche parte. Si ingrossa, finché è pronto. Quando lo è, non esce subito. Aspetta che il dito lo scovi. Il contadino, infatti, fa il giro delle galline e infila ad ognuna il dito nel sedere. Deve stare attento a metterlo nel posto giusto, il dito, che se per caso trova la via degli intestini non va bene. Invece di solito, anche a causa della grande esperienza di dito infilato, trova l’uovo ed è contento. Non lo trovasse, alla gallina verrebbe tirato il collo. Non subito, nel senso, non lo trovasse per giorni di seguito. Invece lo trova. L’uovo allora può uscire e intorno all’uovo prima c’è il culo della gallina, poi per un breve momento c’è solo aria, poi paglia, o fieno o terra. Di solito paglia. E di nuovo culo di gallina, ma esterno. Piume calde, l’intorno dell’uovo è la gallina seduta, la paglia sotto, un po’ di squicio, perché fare un uovo pulito, essendo che l’uovo esce dallo stesso posto della cacca, è difficile. Nessuna gallina è mai riuscita. Si sforza di scaldare a più non posso, la gallina. Chiude gli occhi, fa co cooo co. Poi arriva il contadino, dà un patùn alla gallina e si frega l’uovo. Quindi attorno all’uovo c’è la mano del contadino. La mano è dura, callosa. Nelle impronte digitali c’è il nero della terra. Neanche lavando, sfregando bene, viene via. Il nero è sotto la pelle. La mano di contadino lo posa nel cestino e l’attorno dell’uovo dovrebbero essere altre uova per tutto il tragitto, su per le scale, fino in cucina, dove una a una, andrebbero avvolte nel giornale e vendute, ma il contadino manca il penultimo gradino, lanciando il cestino per potersi appendere al corrimano e evitare quindi di fracassarsi il collo. Il cestino, volando in aria, lascia, tra le altre, l’uovo, neanche fosse un cacciabombardiere, e in quel momento di piroette aeree intorno all’uovo non c’è altro che la bestemmia potente e lunghissima del contadino, voltatosi fulmineamente consapevole del disastro, che lo avvolge seguendolo fino a terra dove finisce la sua corsa spiaccicandosi. Ora, descrivere ogni singolo pezzo attorno all’uovo sarebbe difficile, invece non lo è, grazie al tempestivo intervento di Slatco, il cane del contadino, che, mangiandolo e digerendolo tutto, guscio compreso, ci fa concludere che l’intorno dell’uovo, essendo l’uovo scomparso, o meglio, trasformatosi, è il cane. Quindi, possiamo dire che nella sua nascita di uovo, di questo uovo, l’intorno dell’uovo era la gallina, mentre nella sua morte di spiaccicamento bestemmiato, l’intorno dell’uovo è il cane.

  10. A me è piaciuto compito. Soprattuto fino a che il contadino non manca l’ultimo gradino.

  11. sono contento. secondo te è un po’ forzato, il gradino?

  12. Io Simone l’ho riletto, ho avuto la stessa sensazione. io. Fino a che il contadino non cade mi piaceva di più.

  13. La prima metà è da oscar. Se danno gli oscar ai temi svolti (non ricordo).

  14. sono contento, Alessandro. allora, se siete già in due, tre con Valeria (neanche io ero convinto, ma mi piaceva la bestemmia. io non bestemmio), mi sa che la seconda parte è da pensare meglio. forse è scontata. sì, è scontata. grazie

  15. Simone, col sorriso in faccia, mi vien da dire che invece è il contrario.

  16. ma come, se è scontata la prima, ed è bella? non capisco più.

    dicevo che è scontata per il detto “Non rompermi le uova nel paniere” che tutti sappiamo benissimo vuol dire non rompermi le balle. ma per i contadini uova uguale soldi, ha un senso. se non soldi, comunque cibo. per restare vivi.

    ricapitoliamo, la prima è scontata, ma va bene, la seconda non lo è, ma non va tanto bene, nel senso che piace meno. non è che voglio rompere le uova nel paniere e monopolizzare il blog, o il post, vorrei capire.

    in faccia sono perplesso.

  17. Simone quel che volevo dire è che la prima parte mi è piaciuta di più perchè oggettiva, si descrivono bene cose normali. Come dire: scontate. La seconda secondo me cercando l’effetto sorpresa è meno scontata e a me ha fatto perdere un po’ l’attaccamento col reale che, in questo caso, mi faceva salivare.

  18. Stefano, ora sono contento di nuovo e non più perplesso, perchè ho capito. ho fatto un finale alternativo.

    Intorno all’uovo, all’inizio, c’è la gallina. L’uovo è piccolo, cresce dentro la gallina, da qualche parte. Si ingrossa, finché è pronto. Quando lo è, non esce subito. Aspetta che il dito lo scovi. Il contadino, infatti, fa il giro delle galline e infila ad ognuna il dito nel sedere. Deve stare attento a metterlo nel posto giusto, il dito, che se per caso trova la via degli intestini non va bene. Invece di solito, anche a causa della grande esperienza di dito infilato, trova l’uovo ed è contento. Non lo trovasse, alla gallina verrebbe tirato il collo. Non subito, nel senso, non lo trovasse per giorni di seguito. Invece lo trova. L’uovo allora può uscire e intorno all’uovo prima c’è il culo della gallina, poi per un breve momento c’è solo aria, poi paglia, o fieno o terra. Di solito paglia. E di nuovo culo di gallina, ma esterno. Piume calde, l’intorno dell’uovo è la gallina seduta, la paglia sotto, un po’ di squicio, perché fare un uovo pulito, essendo che l’uovo esce dallo stesso posto della cacca, è difficile. Nessuna gallina è mai riuscita. Si sforza di scaldare a più non posso, la gallina. Chiude gli occhi, fa co cooo co. Poi arriva il contadino, dà un patùn alla gallina e si frega l’uovo. Quindi attorno all’uovo c’è la mano del contadino. La mano è dura, callosa. Nelle impronte digitali c’è il nero della terra. Neanche lavando, sfregando bene, viene via. Il nero è sotto la pelle. La mano di contadino lo posa nel cestino e l’attorno dell’uovo dovrebbero essere altre uova per tutto il tragitto, su per le scale, fino in cucina, dove una a una, andrebbero avvolte nel giornale e vendute, invece l’uovo viene regalato al figlio. Attorno all’uovo, allora, ci sono due mani, piccole, non secche come quelle del contadino, ma comunque dure. Mani che il secchio del latte, il legno del forcone, le maniglie della carretta, cominciano a incallire. L’uovo viene portato sul lavandino, forato con l’ago sopra e sotto. L’indice tappa un buco, è un indice tozzo, dall’unghia corta e frastagliata, ma pulita, le labbra tappano l’altro, si schiudono e succhiano. Sono labbra che si aprono poco, normalmente. Labbra un po’ mute. E l’intorno dell’uovo diventa lo scolapiatti, chiazzato di ruggine, dove, testa in giù, viene messo ad asciugare. Asciugato il dentro, scosso per controllare che non ci sia più niente, l’uovo viene trasportato nella stanza del bimbo, dove lo attende la gallina di legno, un vecchio regalo costruito dal nonno. L’uovo viene inserito nel cavo della pancia della gallina, dove ce n’è già altre due. Il bimbo, a Pasqua, forse lo tirerà fuori per decorarlo, e il suo attorno saranno ghirigori colorati e puntini, ma per ora sta lì, dentro la gallina del nonno, fatta di mollette rotte e con la pittura che comincia a venire via. Intorno all’uovo, alla fine, c’è la gallina.

  19. Mi piace molto. Più la prima versione, però: la parte del gradino è forse un po’ prevedibile, come la metafora del cacciabombardiere, ma poi il tema si sviluppa bene, con il cane eccetera eccetera.
    Nel complesso è proprio bello.

  20. bene. avevo pensato di farlo inciampare in un laccio, ma mio nonno girava in sabot (zoccoli di legno)

  21. scusate, l’ultimo commento, tranne Bene, non c’entra niente. si può levare?

  22. a me piace.

  23. Anche a me piace. Quindi non è mai neanche inciampato.

  24. [...] all’esercizio sui temi svolti proposto dal Colagrande vorrei proporre un esercizio sui falsi, che consiste in questo: si prende [...]

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