Verbale della riunione del 13 settembre 2008
RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 13 SETTEMBRE 2008
L’incontro inizia alle ore 16,00.
Paolo Nori riferisce che in mattinata Sergio Bianchi gli ha lasciato un messaggio nella segreteria telefonica, chiedendo com’era andata la presentazione del numero due a Reggio, prevista per questa sera.
Per il secondo numero dell’Accalappiacani, appena uscito, sarebbe bene organizzare molte presentazioni nelle città in cui qualcuno dei partecipanti risiede. Come al solito basta che siano presenti 3 o 4 partecipanti tra quelli che abitano nei dintorni delle singole città.
Paolo Nori ricorda che per martedì prossimo, 16 settembre, è già organizzata una presentazione alla libreria Modo Infoshop di Bologna, in Via Mascarella 24/b, alle 21,30. Gessica Franco Carlevero, oggi assente, sta prendendo accordi per una presentazione a Torino, mentre Sergio Bianchi si sta muovendo a Roma per farne una all’interno dell’università. Qualcosa si potrà fare anche a Verona e a Piacenza.
Giovanni Previdi dice che vedrà se si può organizzare qualcosa a Trento.
Secondo Roberto Bussola sarebbe opportuno scegliere attentamente il contesto in cui fare le singole presentazioni; per esempio, quella di stasera si svolge all’interno della festa di un partito, il PD; chiede, senza voler fare polemica, se era il caso.
Paolo Nori risponde che per quanto lo riguarda lui è sempre andato dappertutto, sia con i libri suoi che con i concerti dei Bogoncelli; andrebbe anche alla festa Tricolore a Mirabello, anche se dubita che sarebbe un successo. D’altra parte adesso siamo riuniti in un circolo ARCI, e alla festa del PD è sempre l’ARCI che organizza la parte culturale della manifestazione. E chiede a Roberto Bussola se non gestisce anche lui un circolo Arci, a Verona, e Roberto Bussola dice che, effettivamente, gestisce anche lui un circolo Arci, a Verona.
Giovanni Maccari dice che è stato contattato da Gianni Caverni, che oggi non può venire ma manda i saluti a tutti.
Paolo Nori ricorda che il verbale della riunione verrà pubblicato sul sito www.laccalappiacani.it, come già avvenuto con quello del 7 giugno scorso.
Matteo Remitti chiede se, a richiesta dell’interessato, si può pensare che venga omesso il nome dal verbale.
Gli viene risposto che non si può pensare. Chi non vuole comparire nel verbale che sarà messo in rete deve semplicemente evitare di parlare.
Paolo Nori ricorda che l’editore è ancora disponibile a lanciare una collana di libri collegati alla rivista, che prevede sei uscite all’anno; dal momento che ogni numero dell’Accalappiacani ci impegna parecchio, pensa che sia meglio rinviare l’inizio della collana almeno fin dopo l’uscita del numero tre. Daniele Benati sta già lavorando, come d’accordo, alla redazione di questo numero, che sarà centrato sul tema “rapporto servo-padrone”.
Giovanni Maccari dice di avere già inviato dei pezzi nuovi direttamente a Daniele.
Si ricorda che i pezzi andrebbero mandati come di consueto all’indirizzo laccalappiacani@arcire.it, mentre a Daniele (daniele.benati@libero.it) vanno segnalati solo i pezzi già presentati in precedenza – non solo propri ma anche di altri autori – che si ritengano interessanti per il numero tre. Poi Nori chiede che effetto fa il numero due, appena uscito.
Francesco Vìcari dice che il numero due è bellissimo, la copertina è meravigliosa, i contenuti sono belli.
Stefano Campagnolo è d’accordo; anche la tecnica di dividere in molti tronconi i racconti lunghi funziona bene, perché non spezza il filo della narrazione ma anzi crea un bell’effetto.
Per Paolo Nori il lavoro grafico di Tim Kostin è molto valido. In corso d’opera, mancando sei pagine per ottenere un’impaginazione tecnicamente corretta, Carlo Bordone ha disegnato altre sei vignette su Alberto Moravia.
Carlo Bordone dice che Tim gli ha telefonato all’ultimo momento per risolvere il problema delle sei pagine, allora si è consultato al volo con Gianfranco Mammi e poi ha mandato a Tim una ventina di nuovi disegni, tra i quali sono stati scelti i sei necessari.
Per Sarah Spinazzola non è chiaro il significato dei numerosi francobolli che compaiono in tutto l’arco del numero due.
Gianfranco Mammi ricorda che tempo fa era stato proposto di fare dei racconti con delle persone note morti da tempo, indicando l’età anagrafica che avrebbero se fossero ancora vivi; così, il francobollo a pagina 145 rappresenta Platone con la relativa età (2435 anni), a pagina 43 c’è il francobollo di Napoleone (239 anni) e così via. Poi Tim ha messo anche dei personaggi ancora viventi, come per esempio Gianni Rivera (pag. 14, 65 anni).
A proposito della collana di cui si parlava prima, Francesco Vìcari chiede: “Come si fa a fare un libro intero?”
Paolo Nori risponde che è come fare un racconto, ma più lungo.
Gianfranco Mammi sottolinea che si può anche fare una raccolta di racconti.
Andrea Lucatelli dice: “Tu scrivi, poi noi mettiamo come autore Matteo Remitti”.
Paolo Vistoli chiede come mai l’unica firma che compare nel numero uno sia quella di Francesco Vìcari.
Andrea Lucatelli e Paolo Nori rispondono che Francesco ha sempre dichiarato che gli piacerebbe fare lo scrittore, ma non ha voglia di scrivere; allora è sembrato giusto mettere la sua firma.
Alfredo Gianolio nota che il numero due pare scritto da una sola persona; questo favorisce la lettura, ma d’altra parte fa pensare più a un romanzo che a una rivista. Sembra quasi che tutti i partecipanti abbiano collaborato alla stesura di ogni pezzo.
Paolo Nori dice che è proprio l’effetto che si voleva ottenere.
Per Luigi Pilla anche i numerosi articoli per un radiogiornale “fatto in casa”, comparsi sul sito dell’Accalappiacani, sembrano tutti scritti dalla stessa persona.
Secondo Paolo Nori alcuni degli articoli potrebbero essere inseriti nella rivista; nota che funzionano solo quelli che mantengono un tono distaccato, come se si trattasse di vere notizie, mentre se vi si introducono elementi umoristici il pezzo funziona meno.
Stefano Campagnolo osserva che la qualità degli ultimi articoli pervenuti è peggiorata.
Per Paolo Nori anche tra gli ultimi pezzi arrivati al sito si trovano delle belle cose; cita ad esempio quello di Mirella, in cui compare il ritornello “L’estate sta finendo…”
Giovanni Previdi ritiene che alcune notizie siano troppo lunghe; forse bisognerebbe raccomandare di non superare un dato numero di battute o di righe.
Luigi Pilla è rimasto colpito dal fatto che nessuna delle numerose “notizie” parli dei temi comunemente trattati dai quotidiani o dai radiogiornali, per esempio del caso Alitalia.
Secondo Gianfranco Mammi ciò dipende dal fatto che la proposta comparsa sul sito era molto chiara fin dall’inizio e riportava anche una specie di fac-simile di notizia.
Francesco Laviano ha notato che il post del sito dell’Accalappiacani è stato ripreso da molti altri siti; questo spiega l’alto numero di interventi nella rubrica del radiogiornale.
Per Stefano Campagnolo è molto importante anche l’aspetto partecipativo che caratterizza questa iniziativa.
Paolo Nori spiega che aveva pensato, assieme a Sarah Spinazzola, a un radiogiornale letto da Tim, che essendo russo ha un accento molto particolare; però poi Tim ha detto che aveva appena finito di impaginare il numero due e dell’Accalappiacani per un po’ non ne voleva più sapere.
Per Giovanni Previdi funzionerebbe molto bene un telegiornale con Mammi che legge le notizie, ma doppiato dalla voce di Tim.
Stefano Campagnolo trova buona anche l’iniziativa di studiare scientificamente le quarte di copertina.
Paolo Nori è d’accordo e segnala le quarte di copertina cantate da Alessandro Trasciatti.
Per Giovanni Previdi converrebbe sfruttare a fondo l’iniziativa delle notizie dei radio/telegiornali per far conoscere la rivista; magari istituendo un premio che preveda la pubblicazione sull’Accalappiacani delle migliori idee pervenute.
Secondo Stefano Campagnolo non c’è bisogno di istituire questo tipo di premio, perché è scontato che un pezzo veramente bello verrebbe comunque inserito nella rivista.
Paolo Nori sottolinea che nel caso si realizzasse un telegiornale, si potrebbe usare il video per accompagnare le presentazioni dell’Accalappiacani. In ogni caso non dobbiamo perdere di vista il fatto che il nostro obiettivo principale è quello di redigere al meglio una rivista.
Stefano Campagnolo ribadisce l’assoluta necessità di fare molta pubblicità alla rivista, perché si è accorto che anche molti appassionati di autori noti come Nori, Cornia, Benati, Cavazzoni ecc. non ne sanno niente.
Secondo Giovanni Previdi ci servirebbe una stroncatura feroce su qualche periodico di grido.
Matteo Remitti chiede se ci sono state vendite on-line, e a quanto ammontano.
Paolo Nori risponde che ce ne sono state, ma non sa dire quante siano.
Secondo Matteo Remitti sarebbe opportuno segnalare sulla versione cartacea il fatto che la rivista si può ordinare anche on-line.
Giovanni Previdi dice che nel settore editoriale, in genere, le vendite effettuate on-line sono piuttosto basse.
Andrea Lucatelli propone di parlare dei testi da leggere alla presentazione di stasera. Lancia l’idea di mettere su il cd del “Pignagnoli ballabile” e restare tutti muti lì sul palco; oppure di fingere di litigare per avere il microfono.
Secondo Gea Vecli il cd si può metter su verso le 20,45 e poi fare delle letture normali.
Paolo Nori osserva che alle 20,45 non c’è nessuno.
Per Paolo Morelli se si legge, bisogna fare una scaletta.
Giovanni Previdi sostiene che 10 o 15 persone che leggono sono troppe, poi la gente non capisce. In 45 minuti sarebbe meglio che leggessero tre persone, magari intervallate da pezzi del cd.
Roberto Bussola è d’accordo.
Paolo Nori chiede chi sono le tre persone che leggeranno.
Secondo Giovanni Previdi bisogna andare sul sicuro, quindi devono essere tre persone molto brave a leggere. Poi magari possono intervenire brevemente anche altri, se lo desiderano.
Paolo Nori ricorda che alla presentazione di Piacenza erano in quattro, e la serata è andata molto bene. A Reggio eravamo in tanti ed è andata così così. Bisognerà decidere che cosa fare per la presentazione del 16 settembre a Bologna.
Stefano Campagnolo osserva che la libreria di Bologna è piuttosto piccola; sarà bene prevedere l’intervento di poche persone.
17,08-17,29: pausa per sigaretta e caffè.
Paolo Nori chiede un giudizio sui testi pervenuti per questa riunione.
Per Paolo Morelli il secondo file inviato è bello.
Gianfranco Mammi dice che anche nel primo file c’erano delle cose notevoli.
A Paolo Morelli è piaciuta la poesia di Luigi Pilla intitolata “Eppoi?”. Segnala inoltre il pezzo di Giovanni Nadiani proposto da Paolo Nori e il brano scritto da Michele Rùele.
Paolo Nori dice che di “Eppoi” di Luigi Pilla dev’essergli sfuggito qualcosa. A suo parere è molto bello il racconto segnalato da Daniele Benati, scritto da Marco Codebò; è interessante l’idea di una narrazione ipotetica che poi si realizza.
Paolo Morelli sottolinea che il pezzo di Nadiani è una bella traduzione dal dialetto faentino.
Secondo Paolo Nori è molto efficace l’idea che il soggetto narrante deve dei soldi all’amico creduto morto, però il finale non lo convince del tutto. Comunque il pezzo gli fa pensare alle poesie e agli atti unici di Raffaello Baldini. Paolo Nori legge il brano di Nadiani, intitolato “Fotografia”.
Luigi Pilla legge “Eppoi?”.
Per Paolo Morelli, Luigi Pilla omette molte sonorità che compaiono nel testo scritto; gli consiglia di leggerlo più spesso ad alta voce.
Francesco Laviano ritiene valido il brano di Gianfranco Mammi sui fermenti lattici.
Per Andrea Lucatelli è un pezzo fulminante, che lo ha fatto pensare per una mattinata intera. Anche il racconto di Paolo Morelli gli ha trasmesso cose che non poteva capire – un senso del dolore che non si può dire.
Gianfranco Mammi legge il pezzo sui fermenti lattici, intitolato “Miliardi”.
Per Andrea Lucatelli si tratta di uno stile molto diverso da quello solito di Mammi.
Paolo Nori osserva che Mammi scrive cose molto varie e a volte fa pensare a un extraterrestre.
Per Paolo Vìstoli c’è un minimo comun denominatore in quasi tutti i brani che ha avuto modo di leggere da quando frequenta le riunioni; parla di uno “stile paranoicale”; cioè uno vede cose che un’altra persona (sottinteso: una persona “normale”) non vede. Vìstoli afferma di essere psichiatra.
Paolo Vistoli continua dicendo che anche Raffaello Baldini possiede questa chiave di lettura della realtà; secondo Vistoli, chi è solo scrive spesso questo genere di cose, non si tratta mai di una scrittura corale; è una scrittura che capta dietro alle cose un’altra realtà, non è neorealismo.
Per Paolo Nori bisogna comunque fare attenzione; Nori ricorda che Alfredo Gianolio, che Zavattini l’ha studiato, per tanto, sostiene che Zavattini sia il vero inventore del neorealismo; nonostante questo, in Zavattini c’è pieno di matti. Per esempio l’idea di tornare a casa e fingere di non riconoscere la propria moglie e la famiglia è una cosa da matti, a pensarci. E la malattia mentale, a pensarci, è l’argomento di tutti i romanzi del novecento, emiliani e non emiliani, pensiamo a Pirandello, Svevo, Malerba, Volponi e quanti ce ne sono non solo in Italia e non solo nel novecento, pensiamo a Gogol’, Memorie di un pazzo, o a Dostoevskij, L’diota. Non è forse una caratteristica dell’Accalappiacani.
Andrea Lucatelli sostiene che importante non è solo la tematica, ma anche il modo in cui le idee vengono messe sulla carta; fa l’esempio di “Fight club” di Chuck Palahniuk.
Per Giovanni Maccari il “giro di frase” regionale di molti nostri autori può avere contatti insospettati con autori stranieri. Osserva che il Palahniuk di “Fight club” vuole anche rappresentare la società, Zavattini no. Per Maccari la cosiddetta scrittura emiliana è in certo qual modo influenzata dalla nebbia, che rende incerta la realtà. Cita per contrasto gli scrittori toscani del Novecento, che hanno dato vita a un bozzettismo fondato sulla certezza della realtà.
Secondo Paolo Morelli quella emiliana o comunque “padana” del Novecento è una scrittura che cerca di orientarsi nella nebbia; uno inventa quello che non riesce a vedere.
Giovanni Maccari considera le opere di Pignagnoli come la summa di questo tipo di scrittura. Si tratta, come già sottolineato da Paolo Vìstoli, della scrittura di un uomo solo. Chi si ammazza è l’uomo solo, dice Pignagnoli, non l’uomo “con una bella donna”.
Paolo Vistoli cita i soliloqui di Raffaello Baldini.
Paolo Morelli chiede a Vìstoli se può fornire una diagnosi psichiatrica sull’Accalappiacani e la visione del mondo su cui si fonda.
Paolo Vistoli dice che ci può provare. Nel frattempo mostra una pagina di giornale che contiene un’inserzione a pagamento che secondo lui è molto interessante in relazione al tema “servo-padrone”.
Paolo Morelli legge l’inserzione in cui uno che si definisce “padrone” cerca uno schiavo, descrivendo requisiti e contropartite come se si trattasse di un lavoro vero.
Secondo Paolo Vìstoli la cosa che colpisce di più è la precisione terminologica usata dall’inserzionista. Ci sono parole che nell’uso comune non si adoperano più in senso proprio, come appunto “padrone” e “schiavo”.
Alle ore 18 entra Marco Raffaini. Non trovando una sedia libera, resta in piedi sull’entrata.
Per Giovanni Maccari il giro di frase è molto importante, come in Zavattini; si tratta di “una visione spostata di una tacca” rispetto alla visione normale. La ritiene una cosa tipica della Bassa Padana, e non la considera affatto una limitazione. In Toscana il rapporto con la realtà è diverso; anche Tozzi, che pure ha le sue “visioni”, non si distacca mai dalla realtà. Al Sud prevale invece l’approccio barocco alla scrittura.
Paolo Nori osserva che comunque non si può parlare di caratteristiche regionali; Hasek, Salinger, Fante hanno approcci simili a quelli cosiddetti “padani”.
Per Paolo Vìstoli questo atteggiamento comune consiste nel dirsi con dignità, senza distanze; invece Poe, per esempio, usa spesso le modalità del delirio, ma mantiene sempre le distanze.
A Paolo Nori sono piaciute le recensioni di film mandate da Vanessa Sorrentino, anche perché finiscono tutte allo stesso modo – cosa che spesso accade nelle recensioni “vere”. Ottimo è anche il pezzo mandato da Mauro Orletti; forse però sarebbe meglio mettere una piccola nota alla fine del testo, per far capire ai lettori che l’autore è conscio che si tratta dell’inizio di un film noto. Anche l’articolo di giornale mandato da Silvia Marmiroli è un bel brano, ma si tratta di una notizia che Nori aveva già sentito. Molto bello invece, secondo lui, il racconto, di Silvia Marmiroli ambientato sulla motonave Stradivari che naviga sul Po, con l’io narrante in abito da sera.
A Paolo Vìstoli è piaciuto “Breve storia della scrittura” di Luca Danieli; inoltre lo ritiene scritto nello stile dell’Accalappiacani.
Paolo Nori afferma che per lui l’espressione “lo stile dell’Accalappiacani” non è per niente chiara e non saprebbe dire in cosa consista; per esempio, cosa c’è di comune tra il pezzo di Stefano Faure e quello di Gianfranco Mammi?
Paolo Vìstoli risponde che intendeva parlare di un’affinità che esiste tra alcuni del gruppo. In ogni caso, è innegabile che leggendo il numero due si ha la netta impressione che sia stato scritto da una sola persona.
Per Paolo Nori questo effetto dipende, come già detto, dalla tecnica di montaggio dei vari brani.
Secondo Giovanni Maccari lo “stile dell’Accalappiacani” è quello che usa Hasek nel racconto “Il più grande scrittore ceco, Jaroslav Hasek”.
Paolo Vìstoli afferma che è proprio quello a cui si riferiva.
Paolo Nori dice che continua a non sapere cosa sia lo “stile dell’accalappiacani”.
Per Paolo Vìstoli può essere un’allucinazione; spiega che, per la scienza, se un delirante coinvolge nel suo delirio almeno altre sei persone, non si tratta più di un delirio ma diventa una credenza.
A proposito di credenze, Paolo Nori fa l’esempio della “scuola emiliana” citata nella quarta di copertina di “Fìdeg” di Paolo Colagrande; questa scuola emiliana di fatto non esiste, ma da quando è comparsa sulla copertina i numerosi recensori del romanzo ne hanno parlato con abbondanza di particolari.
Andrea Lucatelli legge il pezzo sull’antropofagia che ha inviato per questa riunione.
Paolo Nori sottolinea l’uso di alcuni termini, come “parlamenti” (che per Lucatelli equivale a “discorsi”); nota che non si tratta di ostentazione, perché Andrea si nutre di queste cose. Chiede a Lucatelli di mandare un altro brano dello stesso tenore, sui versi degli animali, che aveva scritto alcuni mesi prima. Paolo chiede se il racconto finisca qui.
Andrea Lucatelli dice che il racconto continua.
Secondo Paolo Morelli un “parlamento” dovrebbe andare più a fondo, osare di più per far venir fuori una ragione, un caso esemplare. Fa l’esempio, a proposito di cannibalismo, dell’opera di Lu Xun intitolata “Diario di un pazzo”.
Andrea Lucatelli afferma: “Non ho capito”.
Paolo Morelli dice che un “parlamento” è una cosa diversa da un “racconto”, e che il discorso sull’antropofagia è molto complesso, e dice che l’antropofagia è ancora molto diffusa, in Cina, e consiglia a Lucatelli di fare un giro nelle campagne cinesi.
Ad Andrea Lucatelli non interessa dimostrare la verità di una cosa, ad esempio dell’antropofagia; a lui la realtà gli sbraga i maroni.
Paolo Nori dice che non c’è alcun bisogno di andare a fondo con l’argomento dell’antropofagia. E che parlamento non è un genere, è una parola che Lucatelli usa invece di Discorso.
A Paolo Nori è piaciuto il pezzo su Blockbuster, anche se il tipo di scrittura non è nelle sue corde.
Secondo Andrea Lucatelli a volte arrivano dei racconti che sembrano un po’ delle furbate.
A Francesco Laviano piace il pezzo sul padre inviato da Sarah Spinazzola.
Per Paolo Nori il brano di Meneghello inviato da Gianfranco Mammi è bello ma è troppo noto, mentre i due racconti brevi di Egon Bondy non lo convincono; Bondy è, forse, più da raccontare che da ripubblicare; a tal proposito ha trovato molto interessante l’introduzione sulla vita di Bondy pubblicata dalla rivista di slavistica on-line www.esamizdat.it. Passando a parlare dei brani inviati da Giancarlo Tramutoli, Paolo ritiene che siano fuori dal nostro punto di vista, mentre invece ha molto apprezzato “La vasca da bagno”, un romanzo pubblicato da Tramutoli per Fernandel. Paolo Nori legge un breve racconto di Tramutoli sul calcio e nota che c’è una certa enfasi morale.
Francesco Vìcari dichiara che a lui il calcio non piace.
Carlo Bordone dice: “Neanche a me”.
Per Paolo Nori sono molto valide le “Ferule” di Franco Renzulli, segnalate da Gessica Franco Carlevero, soprattutto perché sono notizie precedenti al 1985; legge un paio delle cinque brevissime agenzie di stampa e si sofferma su quella che riguarda una candidata alla carica di governatore del Minnesota, nel cui programma figura l’obbligo di avere rapporti sessuali almeno tre volte la settimana.
Matteo Remitti collega questa notizia all’idea che aveva avuto tempo fa Ugo Cornia per aumentare il PIL nazionale; consisteva nell’obbligare ciascun coniuge a far pagare all’altro ogni rapporto sessuale.
Paolo Nori legge “Demetrio” di Alberto Volpi; è scritto in prosa, ma suona come una poesia.
Ad Andrea Lucatelli l’introduzione piace, il resto no perché le rime e le assonanze sono troppo ravvicinate, come nel testo di un rapper.
Giovanni Previdi trova che il brano sia macchinoso.
Matteo Remitti chiede se l’idea lanciata qualche mese fa, di scrivere delle proposte per un nuovo partito politico da leggere in riunione sia ancora valida o se sia stata accantonata; gli piaceva la proposta di limitarsi ad applaudire o a fischiare durante la lettura di ogni singolo programma.
Mauro Orletti dice che lui una proposta per un partito politico l’ha scritta, ma oggi non l’ha portata.
Il prossimo incontro si terrà sabato 18 ottobre alle ore 15,30.
La riunione finisce alle ore 19,10.


Ho provato ad ordinare il n.2 su IBS. Mi dicono che è esaurito. E’ riordinabile e lo spediscono in tre settimane. Quindi ci dev’essere parecchia gente che l’acquista on line.
Ciao
Io ancora ho qualche difficoltà a capire i vostri “meccanismi” di comunicazione e i tempi di pubblicazione, per esempio: nel verbale (questo era il verbale o no? Se si, faccio fatica a capire per quale n°, visto che il 2 è già uscito e per il 3 ancora non ho visto arrivi via mail…) vengono letti tutti i brani inviati o solo in parte? perchè io non sono stata nemmeno citata questa volta…vi ha proprio fatto orrore il mio pezzo o non è arrivato, o sto solo vaneggiando? Poi…i numeri sono a tema? leggo che il n° 3 sarà sul rapporto servo-padrone..vero o falso? nel 2 io mi sono persa il tema? poi…se voglio inviare nuovamente un testo secondo me buono per il n°3 devo inviarlo a Daniela benati? quello nuovo a… @arcire? O questa comunicazione era solo per voi componenti? Tante domande lo so, devo inviarle via mail…? Tu mi fai girar…
anch’io il mio modesto contributo statistico: ho ordinato sul sito di Derive e Approdi e me l’hanno mandato, non ci credevo, sarà per quello che è arrivato
Comunque, riordinatolo, adesso lo da disponibile in due giorni.. qui:
http://www.ibs.it/code/9788889969564//accalappiacani-settemestrale-letteratura.html
I verbali non hanno numeri, ma date, che corrispondono alle date delle riunioni mensili (tranne che d’estate, luglio e agosto non facciamo riunioni e quindi niente verbali).
In queste riunioni non c’è il tempo materiale di parlare di tutti i pezzi che riceviamo. I numeri sono a tema, ma non è un tema vincolante, in ogni numero ci sono racconti anche fuori dal tema del numero.
I racconti nuovi, come scritto chiaramente nel verbale (e sulla rivista) vanno mandati tutti a: laccalappiacani@arcire.it.
Daniele Benati si chiama Daniele.
Io il calappiacani l’ho ordinato sul sito. Mi è arrivato a casa come un fulmine.
aggiungo: segnalato accalappiacani 2 sul mio sito. purtroppo appaiono dei codici strani che non riesco a togliere ma l’essenziale si legge.
Volevo sottolineare il fatto che i testi inviati a laccalappiacani@arcire.it , anche se non vengono commentati durante le riunioni e non vengono pubblicati, restano comunque a disposizione di chi, di volta in volta, cura il numero in uscita. Quindi non preoccupatevi, un testo inviato nel 2006 e mai commentato in riunione, potrebbe essere scelto per la pubblicazione dai curatori del numero 46 dell’Accalappiacani.
I verbali sono un po’ come gli specchi non dicono proprio tutto subito, allora bisognerebbe andare alla riunione ma anche alla riunione non si dice tutto tutto, allora bisognerebbe secondo me, leggere prima tutte le cose scritte, più volte, come faccio anch’io, ma anche a leggerle non so se si capisce tutto e pure quello che sto dicendo ora mi viene un dubbio, e Daniele Benati si chiamerà anche Daniele di nome ma di cognome fa Benati.
Che bella scoperta.
a Gianfranco. E’ un modo carino per tenerci accalappiati fino al 2050?
No, era un modo carino per dire che spero che ci arriviamo, al numero 46 dell’Accalappiacani. Io comunque nel 2050 sono già morto di sicuro.
IL numero 46 è previsto per l’aprile 2034
il numero 46 secondo i miei calcoli dovrebbe uscire nel 2030
mi sa che sono sicuro
nel 2030 sono previsti il numero 39 ( a marzo) e il 40 (a ottobre)
sarebbe bello (forse) lavorare al numero 46, anche da adesso. O no?
ma io avevo fatto una stima pessimistica…qualche numero potrebbe saltare, i cani potrebbero rivoltarsi..Comunque sono contenta,..se veramente ci tenete da conto…io sono stata anche sterilizzata! Vi prego mettetemi il microchip e adottatemi..non bollatemi come cane “da quartiere”! …e’ brutto…
Secondo me invece
46 -2 = 44
mancano 44 numeri
44 * 7 = 308 mesi
308 /12 = 25,6 anni
settembre 2008 (uscita n°2) + 25,6 anni = marzo 2034 uscita del n°46
Credo che al posto del numero 4 si potrebbe fare il “Numero 46. Marzo 2034″ un po’ futuristico nella grafica, con tema “La famiglia”
stefano hai sbagliato, intanto il numero 2 ufficialmente è uscito a agosto, non a settembre, cosi’ come l’uno era uscito a gennaio. Poi il 46 esce ad aprile 2034, non a marzo. 25,6 anni non sono 25 anni e sei mesi, perchè 0,6 anni non sono sei mesi. Sei mesi sarebbero 0,5 anni. ti mando il calendario fino al numero 100
Inoltre, facendo uscire il numero 1 a gennaio, siamo entrati in una periodicità particolare in relazione con la quella annuale, matematicamente, per cui tutti i prossimi numeri dispari (fino all’11), usciranno nel mese corrispondente al numero…
ovvero, il numero uno, di gennaio
il numero tre , a marzo
il numero cinque, a maggio,
il sette, a luglio
e via cosi’.
E’ poi anche possibile (ma un po’ piu’ complicato) prevedere sia la serie dei numeri pari, che quella dei dispari >11, ovvero..
dopo il numero 11,
i numeri dispari usciranno nel mese “M-12″. (o multipli di dodici fino a arrivare a 12, bisogna considereare i multipli di dodici come base da sottrarre alla somma (”numero” + o - 6).
ad esempio, Il numero 38 uscirà d agosto (38+6=44= agosto)
Come mai “44 = agosto?” perchè nel 38 il 12 ci sta tre volte (12×3=36), e quindi avanzano 8 mesi (44-36=8) , 8= agosto.
Il 6 puo’ essere sottratto o addizionato, non cambia niente. Potevamo anche fare (38-6=32). Nel 32 il 12 ci sta 2 volte (12×2=24). poi 32-24= 8 = agosto.
scusate, ho saltato un pezzo, la spiegazione era incompleta, leggete questa ..
E’ poi anche possibile (ma un po’ piu’ complicato) prevedere sia la serie dei numeri pari, che quella dei dispari >11, ovvero..
dopo il numero 11
i numeri dispari usciranno nel mese “M-12″. (o multipli di dodici fino a arrivare a 12, bisogna considereare i multipli di dodici come base da sottrarre alla somma (”numero” + o - 6).
ad esempio, Il numero 38 uscirà d agosto (38+6=44= agosto)
Come mai “44 = agosto?” perchè nel 38 il 12 ci sta tre volte (12×3=36), e quindi avanzano 8 mesi (44-36=8) , 8= agosto.
Il 6 puo’ essere sottratto o addizionato, non cambia niente. Potevamo anche fare (38-6=32). Nel 32 il 12 ci sta 2 volte (12×2=24). poi 32-24= 8 = agosto.
abbracci
paolo
Per qualche motivo strano il mio messaggio viene tagliato qua e là una volta spedito. Ci dev’esser un problema di caratteri. Provo un’ultima volta…
Numeri dispari:
dopo il numero 11
i numeri dispari usciranno nel mese “M-12″. (o multipli di dodici fino a arrivare a 12, bisogna considerare i multipli di dodici come base da sottrarre alla somma (”numero” + o - 6).
ad esempio, Il numero 38 uscirà d’ agosto (38+6=44= agosto)
Come mai “44 = agosto?” perché nel 38 il 12 ci sta tre volte (12×3=36), e quindi avanzano 8 mesi (44-36=8) , 8= agosto.
Il 6 può essere sottratto o addizionato, non cambia niente. Potevamo anche fare (38-6=32). Nel 32 il 12 ci sta 2 volte (12×2=24). poi 32-24= 8 = agosto.
Io non ci ho capito un cazzo. Ma non è colpa di Paolo, sono io che nelle materie scientifiche sono sempre stato un somaro.
oh, è che nel mio messaggio per motivi strani si fondono le spiegazioni dei numier dispari e quelli pari-
provo uno alla volta, poi se fonde il sito non ammazzatemi..
Numeri dispari:
i numeri dispari usciranno nel mese “M-12″. (o multipli di dodici fino a arrivare a <12 come mese)
ovvero il numero 13 è (13-12) di gennaio,
il 33 è di (33-24)= 9 = settembre
Numeri pari:
Per i numeri pari, quelli usciranno nel mese uguale a (”numero” + o - 6).
(Questo 6 deriva dalla periodicità della pubblicazione -1, cioè “7-1=6″)
Ad esempio:
il numero 12 è di giugno (12-6= 6 = giugno).
Per i numeri superiori a 12, bisogna considereare i multipli di dodici come base da sottrarre alla somma (”numero” + o - 6).
ad esempio, Il numero 38 uscirà d agosto (38+6=44= agosto)
Come mai “44 = agosto?” perchè nel 38 il 12 ci sta tre volte (12×3=36), e quindi avanzano 8 mesi (44-36=8) , 8= agosto.
Il 6 puo’ essere sottratto o addizionato, non cambia niente. Potevamo anche fare (38-6=32). Nel 32 il 12 ci sta 2 volte (12×2=24). poi 32-24= 8 = agosto.
Senti Paolo, magari potresti fare un racconto intitolato “Quando uscirà il numero 46 dell’Accalappiacani?”
Secondo me viene bene, a giudicare dagli ultimi due post…
non so, mi escono i numeri dalle orecchie, e poi, soprattutto, mi scuso per aver inondato il sito con tutti ’sti messaggi (perchè il sito me li tagliava non ho ancora capito)…e poi, come diceva il vecchio saggio…non fare mai quello che hai già fatto perchè non hai ancora fatto quello che devi fare…
In effetti dieci non è dodici. Comunque c’ero andato vicino. Però l’idea del numero 46 con tema “la famiglia” mi piaceva.
Starei pensando al N.456 dell’accalappiacani.
Pare sia già stato pubblicato. Senza nomi e senza data ed in un unico esemplare . La copia pare sia stata lanciata, allegoricamente e pur con qualche enfasi retorica, al largo del Mar dei Sargassi.
Ho sentito dir così. Ma non son sicuro.
Ho pensato che si protrebbe programmare una macchina che dall’anno 2050 ogni sette mesi faccia uscire un nuovo numero della rivista, potrebbe essere fatta in modo da bastargli una parola o due al massimo come famiglia o servo/padrone, e poi nel magazzino suo di memoria gli mettiamo dentro tutte delle cose come testi mandati, pezzi di libri, articoli di giornale, pagine di internet, un po’ di elenchi della spesa, qualche foto di famiglia, delle pagine di diario, un paio di manifesti, qualche file audio, un po’ di disegni russi e non così con questo bel pastone poi vediamo, si potrebbe fare prima una prova magari. E si protrebbero anche registrare già da adesso un certo numero di presentazioni in vista del 2050, o senza pensare a una macchina e tutto il resto, forse Paolo potresti fare una sorta d’istruzioni per chi vorrà comporre la rivista in futuro.
nel prossimo numero io allegherei un cd di installazione di un utilissimo sofware per calcolare con precisione le date di uscita dei prossimi numeri dell’accalappiacani.
volevo scrivere software. Comunque tu scrivi ad esempio 65 e lui ti dice il mese e l’anno e magari anche l’età dei redattori, a richiesta, o anche di altri scrittori o artisti o calciatori noti al giorno d’oggi.
Oppure al prossimo numero si potrebbe allegare il numero 87 di marzo 2058. Io mi offro volentieri per figurare come decesso. Per quanto riguarda le spese editoriali non dovrebbe essere un problema perchè verrà fuori una cosa un po’ scarsa di pagine visto che fra 50 anni saranno rimasti solo i più fortunati. Sarà un numero di 3 o 4 pagine al massimo.
Deceduto non decesso, scusate.
Approvo l’idea del numero 87. Potrebbere essere un numero scritto da scrittori piuttosto anziani (o anche decessi) per lettori piuttosto anziani (o anche decessi).
p.s.
decesso mi piace più che deceduto
invio in anteprima il calendario completo
dei primi cento numeri dell’accalappiacani.
La versione a colori con fotografie degli autori semivestiti è disponibile nelle migliori edicole.
Anno Mese Numero
2008 1 1
2008 8 2
2009 3 3
2009 10 4
2010 5 5
2010 12 6
2011 7 7
2012 2 8
2012 9 9
2013 4 10
2013 11 11
2014 6 12
2015 1 13
2015 8 14
2016 3 15
2016 10 16
2017 5 17
2017 12 18
2018 7 19
2019 2 20
2019 9 21
2020 4 22
2020 11 23
2021 6 24
2022 1 25
2022 8 26
2023 3 27
2023 10 28
2024 5 29
2024 12 30
2025 7 31
2026 2 32
2026 9 33
2027 4 34
2027 11 35
2028 6 36
2029 1 37
2029 8 38
2030 3 39
2030 10 40
2031 5 41
2031 12 42
2032 7 43
2033 2 44
2033 9 45
2034 4 46
2034 11 47
2035 6 48
2036 1 49
2036 8 50
2037 3 51
2037 10 52
2038 5 53
2038 12 54
2039 7 55
2040 2 56
2040 9 57
2041 4 58
2041 11 59
2042 6 60
2043 1 61
2043 8 62
2044 3 63
2044 10 64
2045 5 65
2045 12 66
2046 7 67
2047 2 68
2047 9 69
2048 4 70
2048 11 71
2049 6 72
2050 1 73
2050 8 74
2051 3 75
2051 10 76
2052 5 77
2052 12 78
2053 7 79
2054 2 80
2054 9 81
2055 4 82
2055 11 83
2056 6 84
2057 1 85
2057 8 86
2058 3 87
2058 10 88
2059 5 89
2059 12 90
2060 7 91
2061 2 92
2061 9 93
2062 4 94
2062 11 95
2063 6 96
2064 1 97
2064 8 98
2065 3 99
2065 10 100
Ammazziamolo adesso! Non lasciamolo morire di morte naturale, potrebbe fare calcoli fino al 2099…
Io,quando parlate di TIM,pensavo fosse la Telecom
In effetti “decesso” rende più l’idea. E comunque hai ragione, in effetti L’Accalappiacani, anche agli esordi, voleva essere una rivista per vecchi.
Mi giunge notizia che il n.456 dell’accalappiacani (di cui sì è detto prima) si dice sia stato scritto da autori scomparsi per lettori scomparsi.
Avrei sentito dir così.
Il vicepresidente di un’importantissima associazione culturale cittadina ieri mi ha detto che sta leggendo un libro bellissimo che si intitola la solitudine dei numeri dispari.
E gli piaceva?
diceva appunto che era bellissimo.
ah giusto, bellissimo, non avevo letto bene il commento.scusami!
ha detto che era bellissimo.
cambio un attimo argomento, ma io vorrei i feed rss del sito…è possibile? In home nn vedo l’opzione, è la vecchiaia galoppante? Vi ho lasciato al n°456…potete continuare.
daniela, i feed del sito ci sono, non sono presentati in home page perché qualsiasi browser decente ti presenta l’icona RSS nella barra dell’indirizzo. comunque puoi visualizzarli a questo link:
http://www.laccalappiacani.it/feed/
e oltretutto puoi seguire via feed anche i commenti, seguendo questo link:
http://www.laccalappiacani.it/comments/feed/
in più, se vuoi, ci sono feed separati per le categorie, quindi se ti interessano solo i materiali puoi seguire questo link
http://www.laccalappiacani.it/aree/materiali/feed/
e se ti interessano solo le conferenze
http://www.laccalappiacani.it/aree/conferenze/feed/
Scusate, vorrei sapere se posso prenotare i numeri delle annate 2025-2026, quando presumibilmente andrò in pensione e avrò più tempo per me. In alternativa, penserei a un abbonamento per le prime 56 annate, con possibilità di rilevamento da parte degli eredi. Mi interesserebbe allora sapere se in questo caso avete previsto delle forme di pagamento facilitate o degli sconti. Cordialmente
A proposito di cani, randagismo:
-Oh finalmente una casa! Guarda la gamba di un tavolo! Faccio una pisciatina qua e là, tanto per marcare il territorio, così tutto questo diventa mio. C’è un buon odore di padroncina. Secondo il mio fiuto questa volta mi dice bene. Sul tavolo? Niente di commestibile, manco un osso, pazienza. Fuori dei piccoli umani, con cui poter poi andare a giocare. Adesso mettiamoci un po’ su questo letto comodo ad aspettare, sono sicuro che arriverà presto e mi terrà con lei… devo solo fare il bravo-.
Il randagio. illuso, fu catturato dal perfido accalappiacani e non ebbe più scampo!