Verbale della riunione dell’accalappiacani del 7 giugno 2008
L’incontro inizia alle ore 16,00.
Paolo Nori annuncia che d’ora in poi i verbali verranno pubblicati sul sito www.laccalappiacani.it; chi parla, quindi, lo fa a suo rischio e pericolo.
Secondo Paolo Nori il testo “Ufficio divino della notte” tratto dalla regola dei Benedettini inviata da Gessica Franco Carlevero rientra bene nell’ottica del tema servo/padrone su cui si baserà il numero tre della rivista.
Secondo Giovanni Maccari anche Sarah Spinazzola ha mandato un pezzo indovinato, riportando la voce “schiavitù” tratta da un dizionario filosofico.
Per Paolo Nori anche l’atto unico di Gianfranco Mammi è in linea con il tema proposto, come pure il racconto mandato da Angelo Nanni, la lettera di Manuel Pasquini e il pezzo di Giovanni Maccari sulla vita di Babel’.
Daniele Benati giudica molto bello quest’ultimo testo.
Gianfranco Mammi chiede se il brano su Babel’ sia basato su dati veri o inventati.
Giovanni Maccari risponde che si tratta essenzialmente di dati veri; in ogni caso non ha ancora completato il racconto e ha mandato solo le prime pagine.
Per Daniele Benati le pagine inviate sono comunque autosufficienti.
Paolo Nori legge “Prova numero 36 per un addio senza rancore (undicesima parte)” di Manuel Pasquini; anche questo pezzo può rientrare nel numero tre.
Daniele Benati consiglia di leggere la sceneggiatura del film “Il servo”, scritta da Harold Pinter per la regia di Joseph Losey, come pure quella de “Il guardiano”. Sarebbe bello anche fare il riassunto del romanzo “Watt” di Beckett – cosa molto difficile perché da riassumere non c’è niente. Si potrebbe riassumere anche “Finale di partita” perché rientra in pieno nel tema servo/padrone. Daniele Benati legge il brano di “Watt” in cui si parla della famiglia di Tom Lynch, poi prende l’impegno di provare a riassumere il romanzo in mezza pagina.
Gessica Franco Carlevero sottolinea che anche il “Jakob von Gunten” di Walser parla della schiavitù, anche se in modo un po’ deviato.
Secondo la lettura di Giovanni Maccari, Jakob avrebbe la possibilità di fuggire dalla “casa”, ma non ne approfitta.
Paolo Vistoli fa notare che sembra che Walser stesso abbia scientemente deciso di entrare in clinica psichiatrica.
Anche in “Jacques il fatalista e nel “Nipote di Rameau”, di Diderot, si tratta del rapporto servo/padrone e, in generale, sembra che noi tutti siamo portati a prendere la vita gerarchicamente, anche tra bambini piccoli.
Alle 16,30 entrano Paolo Colagrande e Piergiorgio Bellocchio, che salutano e prendono un caffè.
Paolo Domenici chiarisce che nel suo pezzo “Il sistema umano distante dell’identificazione tramite schiavo e padrone”, tradotto con un programma automatico, si parla di un rapporto tra computer, uno denominato in gergo tecnico master e l’altro sclave.
Per Paolo Nori l’esercizio di sostituzione risulta un po’ difficile da leggere; anche il brano intitolato “Occhiali da sole”, che non è un esercizio di sostituzione ma gli assomiglia molto, presenta difficoltà di lettura; il brano più leggibile è quello che parla del romanzo, ma non è trascinante nemmeno quello. Vanno invece bene le “Interviste seneghesi”, che avevamo già visto in video in una precedente riunione e che ora Paolo Domenici ha inviato in un file di testo.
Giovanni Maccari dice che l’ “acciocché” presente nella parte iniziale del racconto degli occhiali gli fa venire in mente il linguaggio del Galateo del cardinal Castiglione e “Della dissimulazione onesta” di Torquato Accetto.
Per Andrea Lucatelli “Della dissimulazione onesta” è un testo molto bello, e anche graficamente ha delle soluzioni decisamente valide. Solo Manganelli è riuscito a farne un riassunto in una sua recensione; cercherà di ritrovarla per sottoporla alla mailing list.
Paolo Nori chiede a Daniele Benati se qualcuno gli ha mandato dei testi già proposti in precedenza, in vista della redazione del numero tre della rivista.
Daniele Benati risponde che ha fatto un po’ di casino con le e-mail ricevute; Paolo Morelli gli ha mandato molta roba, ma non ha ancora avuto il tempo di leggerla.
Paolo Nori invita i presenti a mandare testi già presentati, che si ritengano utili per la composizione del numero tre, direttamente alla casella di posta elettronica daniele.benati@libero.it .
Paolo Vistoli legge il suo brano “Più di dieci prove dell’assenza dell’anima”, in cui ha coniugato il tema del rapporto servo/padrone con quello, pure proposto per il numero tre, dell’anima.
Daniele Benati ritiene molto validi i brani mandati per le ultime riunioni da Sarah Spinazzola, specialmente le quattro parti di “Se qualcuno entrasse in casa mia” e “Padre”.
Anche ad Andrea Lucatelli è molto piaciuto il brano sul padre, sia per lo stile sia perché tratta il tema servo/padrone quasi senza farlo avvertire. Propone di alternare le frasi del racconto di Sarah con le regole dei benedettini mandate da Gessica Franco Carlevero, in maniera da dare l’idea di una placida accettazione della condizione di servitù.
Paolo Nori chiede a Sarah da dove abbia tratto lo spunto per creare il brano sul padre.
Sarah Spinazzola risponde che si è ispirata alle “Opere complete di Learco Pignagnoli”, e anzi credeva che si notasse chiaramente l’influenza del libro di Daniele Benati.
Per Daniele Benati nel primo blocco di frasi si sente che c’è del “non detto”, anche pesante, che fa colpo proprio perché rimane molto nascosto sullo sfondo; in questo senso, il racconto è diverso dal “Pignagnoli” perché lascia un’impressione di vuoto. Invece nel file più lungo, completo, c’è già qualcosa di più esplicito, che attenua in parte questa sensazione.
Sarah Spinazzola confessa che lei non si era accorta che il brano trattasse della relazione servo/padrone, come invece sostiene Andrea Lucatelli.
Andrea Lucatelli dice che gli piace il sottile passaggio in cui il servo accetta il padrone, per esempio quando Lazarillo de Tormes si affida a un cavaliere completamente idiota.
Daniele Benati ritiene scritti bene e con bella sicurezza il brano di Irene Russo sul capodanno e quello di Silvia Marmiroli sul fatto di diventar vecchi. Anche i due atti unici mandati da Gianfranco Mammi sono belli, perché fanno crepare dal ridere ma alla fine lasciano il lettore con un pugno di mosche.
17,00-17,20: pausa per sigaretta e caffè.
Nicoletta Calvagna segnala una mostra collettiva ad Arezzo, a cui partecipa con alcune illustrazioni. (la mostra si intitola children’s object, c’è dal 31 maggio al 06 luglio 2008 informazioni su www.megamega.it)
Gli organizzatori le hanno chiesto di mandare alcune copie dell’Accalappiacani.
Paolo Nori la invita a invitarli a rivolgersi direttamente all’editore. Annuncia una serie di letture da tenersi a Reggio Emilia, da parte di vari collaboratori alla rivista; è bene segnalare questi appuntamenti sul sito, o c’è il rischio di farsi troppa “autopubblicità”?
Per Giovanni Maccari non c’è alcun motivo per autocensurarsi; anche Roberto Bussola e Nicoletta Calvagna non ci vedono niente di male.
Paolo Nori è dello stesso avviso, ma ricorda che la questione era già stata sollevata in precedenza da persone che non sono presenti alla riunione odierna (da Giovanni Previdi).
Secondo Paolo Vistoli sarebbe bello inserire nel sito l’annuncio di appuntamenti inventati; anche Andrea Lucatelli è d’accordo. Per esempio annunciare un concerto di Tom Waits a Firenze per il 6 luglio.
Roberto Bussola chiede che cosa succede se lui, fidandosi dell’annuncio, va apposta a Firenze da Verona.
Paolo Nori suggerisce, per evitare l’inconveniente che annunci falsi vengano presi sul serio, di segnalare sul sito quello che non c’è in un determinato posto (es., il giorno x nel luogo y alle ore 21,30 non ci sarà un concerto di Tom Waits).
Passando al racconto inviato da Angelo Nanni, per Paolo la prima frase (Me ne stavo per ore e ore sotto la vagina putrida e minacciosa di suor Ermenegilda) respinge il lettore, sia per l’immagine che per il nome Ermenegilda, anche se il nome è veramente quello del personaggio di cui si parla; subito dopo il racconto prende un registro del tutto diverso.
Angelo Nanni risponde che in effetti l’osservazione è giusta, ma lui al momento della stesura non se n’era accorto. In ogni caso ha inviato solo due pagine su trentaquattro.
Per Daniele Benati le due pagine inviate stanno in piedi anche senza le altre trentadue, basta fare alcune piccolissime variazioni.
Daniele Benati chiede ad Angelo se non abbia pensato di mettere la parola vulva al posto di vagina, nella prima frase.
Angelo Nanni si scusa per l’ignoranza, ma non sa cosa significhi la parola vulva.
Daniele Benati osserva che la parola vagina è ripetuta spesso nelle due pagine di Angelo.
Paolo Colagrande chiede se il racconto inizi proprio con quella frase; Angelo risponde di sì.
Andrea Lucatelli chiede testualmente: “Ammettendo che quello che racconti nella prima frase sia tutto vero, perché l’hai usata come metafora della tua situazione attuale?” Poi continua dicendo che il problema sono i tempi, l’attacco è molto forzato, come quando un ubriaco ti dice “Ti amo” al telefono. Non c’è bisogno di fare certe forzature, i testi belli stanno in piedi da soli, anche solo per il ritmo.
A Paolo Nori è piaciuto il racconto sul lavoro del necroforo inviato da Giulio Biase; è composto come un tema in classe, con introduzione, svolgimento, conclusione. Non ha invece capito bene il senso delle lettere inviate a Famiglia Cristiana.
Paolo Vistoli, che le ha mandate, spiega che gli piaceva particolarmente la prima lettera, in cui un lettore proponeva una preghiera per fare dei sogni belli – ma con una sorta di timore, come se avesse paura di compiere un atto eretico.
Andrea Lucatelli chiede se la rivista aveva risposto alla lettera.
Paolo Vistoli dice di sì, ma all’epoca (circa dieci anni fa) non l’ha copiata.
Per Andrea è un po’ un peccato, perché di solito quelli di Famiglia Cristiana sono burocratici e teologici al tempo stesso e il risultato che ne consegue è notevole.
Paolo Nori osserva che la seconda lettera, riletta sapendo che è vera e non frutto di fantasia, ha una sua bellezza e un senso compiuto, pur nella sua brevità. Poi chiede a Vistoli come mai abbia segnalato anche l’anno di fondazione di Famiglia Cristiana (1949).
Paolo Vistoli risponde che gli è sempre piaciuto conoscere l’inizio di cose o persone, tipo i VIP.
Andrea Lucatelli propone di fare una raccolta che parli di VIP morti da decenni o secoli, indicando l’età che avrebbero al tempo attuale (es., Napoleone sarebbe un VIP di 239 anni).
A Paolo Nori è molto piaciuto, tra i pezzi inviati da Stefano Campagnolo, “Curriculum Vitae” – e lo legge compresa la nota finale “questa poesia l’ho scritta con dentro una rabbia, ma una rabbia!”.
Per Gessica Franco Carlevero “Il finto tassista” di Giuliano Tosi è carino, ma non del tutto convincente. Per Mauro Orletti il finale è prevedibile.
Paolo Nori di questo racconto apprezza la strategia di inserirsi in un gruppo senza mentire. Anche i brani inviati da Giovanni Previdi sono validi, specialmente “Ecco”, in cui sente una voce vicina a quella di Raffaello Baldini. Anche alcuni dei soprannomi della Bassa sono splendidi, mentre altri possono essere migliorati – per esempio in Ciuciabulòn si potrebbe forse omettere la spiegazione “perché era stupido”. Un racconto di Daniela Rindi, quello sulla merda dei cani, non l’ha capito, nel senso che lo stile non è coerente con la “vista dal basso” tipico dei cani.
Andrea Lucatelli si chiede se per caso lo stile adottato per quel racconto non sia un artificio volontario; di fatto, però, il testo risulta troppo sofisticato.
Per Paolo Nori il secondo pezzo di Daniela Rindi, “Racconto audace”, ha uno stile completamente diverso; a lui fa pensare a “Fin che la barca va” di Orietta Berti; Paolo recita a memoria l’intero testo della canzone.
Paolo Domenici propone di intercalare i versi della canzone alle frasi del racconto.
Secondo Paolo Nori le poesie inviate da Luigi Pilla hanno soluzioni grafiche che funzionano molto bene; segnala in particolare l’enfasi visiva che viene conferita alle parole finali.
Giovanni Maccari nota che anche i racconti mandati in precedenza da Luigi Pilla avevano una certa costruzione grafica.
Per Daniele Benati anche queste poesie hanno in realtà il registro di temi scritti da bambini.
Luigi Pilla spiega che ha inteso prendere in giro l’idea che esista un’attualità, giocando sia col tempo storico che col tempo personale. Legge “Mascherine, coriandoli e stelle filanti nell’allegria del Carnevale”.
Andrea Lucatelli gli chiede come mai la sua lettura non rispecchi l’enfasi data graficamente ad alcune parole.
Luigi Pilla risponde che le poesie inviate ultimamente sono più da vedere che da leggere a voce alta.
Paolo Nori osserva che in generale è abbastanza difficile rendere con la voce le indicazioni grafiche. Poi annuncia che il prossimo incontro si terrà in settembre, in data che verrà comunicata alla mailing list e comunque segnalata sul sito www.laccalappiacani.it.
La riunione si chiude alle ore 18,00.
Alle ore 18,15 inizia l’incontro con Piergiorgio Bellocchio, che parla del suo ultimo libro intitolato “Al di sotto della mischia” (Milano, Scheiwiller, 2007).


Per quanto riguarda le conferenze, le presentazioni, secondo me l’unico criterio valido per capire se metterle o no sul sito dell’Accalappiacani è se possano essere interessanti per i lettori dell’Accalappiacani. Certo, avrei potuto dirlo alla riunione, ma non c’ero. Un’altra cosa che si potrebbe dire è che la pubblicazione dei verbali sul sito potrebbe servire a continuare le discussioni cominciate nelle riunioni, così da permettere anche delle riflessioni che lì per lì non son venute, ma poi, si sa, vengon sempre mentre uno sta tornando a casa e si chiede come mai non gli son venute mentre era là. Niente, state bene.
Anch’io non c’ero…non so se è un bene. Mi trovo daccordo (d’accordo)con il democratico tentativo di coinvolgimento, ma dal momento che tirate in ballo gli autori è giusto che abbiano voce…Accetto la critica della merda dei cani…- lo stile non è coerente con la “vista dal basso” tipico dei cani.- mi fa piacere
non mi sono particolarmente identificata con il loro punto di vista, faccio ammenda, ma me ne compiaccio anche! Non ho capito il parallelo con “la barca va…” del racconto “deriva e derivati”, ma se intercalandolo ha un suo effetto, ben venga! I testi però devono essere letti con attenzione e tutti. Nel mio caso manca la lettura di “per un giorno soltanto”…a ben rivederci da un fedele segugio!
Io vorrei dire che in Romolo il Grande, Spurio Tito Mamma è il mio preferito, mentre Cesare Rupf mi sta molto antipatico.
“PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NE L’ETERNO DOLORE,
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:
FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E ‘L PRIMO AMORE.
DINANZI A ME NON FUR COSE CREATE
SE NON ETERNE, E IO ETERNA DURO.
LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE.”
Mi ha tolto le parole di bocca!
nel leggere il verbale ho capito che nel numero 3 ci saranno scritti con tema servo-padrone…a saperlo prima vi avrei mandato qualcosa di più mirato che non “merda di cane volutamente artificiosa” o “sottotitolo per canzonetta anni 60″. la non comunicazione è voluta, immagino?
Gli invii sono terminati fino alla prossima uscita? graziegrazie ciao!
Non è ver che sia la morte
il peggior di tutti i mali
è un sollievo dei mortali
che son stanchi di soffrir.