Domande agli uomini di Cesare Zavattini
C’è un quadro, una statua che ti abbiano veramente colpito?
No, sono io che ho colpito una statua. Da ragazzino c’erano i cavalli di Palazzo di Giustizia. Ancora non li avevano messi sopra, e noi ci giocavamo. Detti una testata a uno! Mi feci una ficozza tanto! Voglio dire che son cose che bisogna esserci attratto.
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Col violino poi mi misi a suonare per i cinema. Ma quando vidi “La canzone dell’amore”, il primo film sonoro, dissi: “Addio violino!”. Infatti si trattava di diventare un genio o di non lavorare più. Io un genio non me la sentivo di diventarci. E cambiai lavoro: meccanico.
Fai attenzione alle cose che dice la gente in tram?
No, sto attento al portafoglio: per non perdermi i documenti soprattutto. Perché i soldi li tengo in una tasca più sicura e non c’è pericolo.
Un’abitudine degli italiani che vorresti cambiare?
Che gli piacessero le canzoni italiane invece che quelle americane.
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E’ mai stata al cinema?
C’è il cinema qui alla parrocchia e ci sono andata una volta. Era un cinema d’amore: un po’ si volevano, un po’ no; alla fine mi sono addormentata, non mi interessava. Mi hanno domandato se mi era piaciuto: così così, mi ha ricordato un po’ la mia gioventù.
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Che cosa le dice la parola “Dio”?
Stiamo freschi: non so cosa risponderle. [...] Che poi le cose belle le abbia fatte Dio oppure no, questo non mi interessa.
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Qual è stata la gioia più grande della sua vita?
Quando mi sono sposata. Altro niente. La vita è sempre la stessa: su e giù per la strada a vedere chi ha la testa più grossa.
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Un film che ricorda?
Verso la Siberia con Antonio Moreno. Ero ragazzino. C’erano dei deportati che la polizia dello Zar portava in Siberia. C’era una spia in tipografia che denunciava gli oppositori dello Zar. Poi però faceva una brutta fine per mano di Boris.
Anche Charlot mi piaceva molto.
(estratti dal libro Domande agli uomini di Cesare Zavattini, a cura di Renzo Martinelli, Le Lettere, 2007, inviato da Duccio Battistrada)


Povero Zavattini: qui non se lo fila nessuno. Eppure ha detto “Cazzo!” alla radio negli anni ‘60. Cazzo!
Mi dicono che questo pezzo qui sia piaciuto molto; probabilmente non c’è niente da aggiungere :)
(cazzo)
Zavattini disse “cazzo” nel 1976. Comunque resta un grande. C’è un bel volume che raccoglie molte sue opere (la produzione zavattiniana è sconfinata) pubblicato recentemente da Bompiani.
E ricordo di aver letto che quando prese l’aereo per la prima volta Zavattini svenne per la paura al momento del decollo!
“…su e giù per la strada a vedere chi ha la testa più grossa” per oggi mi basta e avanza.
Grazie signori.