Formule per adesso
Nel corso della seconda parte dell’ultima riunione del 2008 dell’Accalappiacani, Andrea Lucatelli ha proposto un tema per il quarto numero della rivista, che potrebbe riassumersi così: “formule e ricette per adesso”, che potrebbe essere inteso come le espressioni che in qualche modo risolvono qualcosa, come succede ai bambini per esempio, che quando hanno paura del buio si ripetono ossessivamente qualcosa, o nelle ricette, quando si prepara il sugo che si aggiunge un po’ di zucchero, o anche nelle formule matematiche o in quelle musicali, di cui non so riportare degli esempi.
Allora ci si è chiesto se tutto questo discorso sia valido anche per le forme linguistiche; per esempio il fatto che la parola “crisi” in cinese significa anche “opportunità”, o che gli eschimesi utilizzano almeno sette termini diversi per dire la parola “neve” o la frase “Se il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”, che sono tutte delle formule che dopo la prima volta che le si è sentite è come se fossero scadute, cioè che col passare del tempo non fanno più la stessa impressione.
Però durante la riunione è venuto fuori che ci sono anche delle frasi che non sembrano usurabili, che sono come inossidabili come una poesia di Nino Pedretti proposta da Paolo Nori, che dice:
“Non ditemi che il mondo è brutto, malato, ridotto in merda, il mondo ha bisogno di esser bello, anche se ti urla il cuore, anche se ti strappano le dita.”
Allora si è giunti a una domanda, che è questa: Cosa succederebbe se tutti usassero di continuo frasi che non sembrano usurabili? Irene Russo ha proposto di stilare un elenco di frasi usurabili e non usurabili.
Per il momento ho fatto questa lista, ma inviterei chi vuole a farne una nei commenti.
- “D’un colpo il libero arbitrio era ritornato in sella.” (dal libro Cronosisma di Kurt Vonnegut)
- “Sigilla aria e sigilla sacchetti.” (una telepromozione)
- “Chi l’avrebbe mai detto che un anno fa…?” (anche se per intero sarebbe: “Chi l’avrebbe mai detto un anno fa che sarei andata alle riunioni dell’Accalappiacani?”)
- Poi una sorta di equazione, una formula che ho io per me da un po’, dal 2005 2006, è dirmi: “Io vado bene così come sono.”


“E’ studpido ritenersi offesi al primo insulto” (Robert Walser)
“Adesso perfino l’aria mi ride dietro”
(Antonio Delfini)
“Costoro dovrebbero venir lapidati, oppure dovrebbe venir lapidata la loro intelligenza”
(Al-Ghazali)
“Sono innocente non solo di questo delitto, ma anche di altri”
(Bartolomeo Vanzetti)
Usurate e transeunti:
- L’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione (da Gramsci a Berlusconi passando per Craxi, sempre più reazionaria);
- La madre dei cretini è sempre incinta (spesso compare “in cinta”, che qualifica chi la pronuncia)
- Territorializzazione e deterritorializzazione (scioglilingua deleuziano che non ho mai capito).
Per le non usurabili ci penso e ritorno.
In effetti per questa cosa delle frasi non usurabili ci vuole un po’ di tempo. Però una usurabile anche se non è una frase potrebbe essere:
“Comunque sia”
L’uso e l’abuso del verbo “amare”, in due poeti molto famosi
“amor ch’a nullo amato amar perdona”;
secondo me a facilitare l’abuso di questo verso di Dante è il fatto che l’abbiamo studiato alle superiori, l’ha imparato perfino Lorenzo Cherubini, il che ne fa un luogo di massa, anche se la costruzione grammaticale ardita persiste a tenere il significato di queste parole nascosto, affascinante.
“Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.”;
Questo verso di pasolini, invece, ha una struttura sintattica piana e usa le declinazioni più note amare/amato/ amore, eppure a me questo verso piace di più, forse perché è meno noto o forse perché il significato è nascosto in parole semplici, piane, niente affatto ardite. è il significato complessivo ad essere complicato, sfaccettato.
Non usare mai più la formula “rivoluzione copernicana” sarebbe una bella rivoluzione copernicana.
(ah ah! la storia qui sopra, la rivoluzione copernicana, è bella)
sentita oggi in biblioteca: “facciamo tutto a spizzichi e bocconi”
Non sono frasi quelle che segnalo, ma parole di uso recente, che secondo me, hanno carattere duplice. Chi le pronuncia, da un lato vuole dare l’impressione di saperla lunga sui problemi odierni e di averne in tasca la risoluzione e quindi di poterli-saperli dominare. Dall’altro non si può escludere che possano anche essere formule scaramantiche per scacciare le paure suscitate da quegli stessi problemi.
Quache esempio:
- condivisione
- accoglienza e integrazione
- femminicidio
- decrescita e economia del dono
Per Mirella: a me fa molto ridere il termine “equivicino”, che adesso è di gran moda
a me al supermercato: prodotto “equosolidale”…
Equivicino è bellissimo: vicino ai cavalli! Lo stalliere o forse, perché somiglianti, l’ asino, il mulo…
Ho pensato a lungo a qualche frase inossidabile, adatta ai tempi presenti e venturi. Sono arrivato alla conclusione ben poco letteraria e assai razionalista che le uniche proposizioni con tale proprietà sono quelle scientifiche, almeno finché anch’esse non vengono falsificate. Quindi prendo alla lettera l’invito a elencare “formule e ricette per adesso”, proponendo due formule:
- e=mc2, la relazione sull’equivalenza tra massa ed energia;
- eiπ + 1 = 0, l’identità di Eulero, considerata l’equazione più affascinante della matematica perché mette in relazione tra loro i cinque numeri più importanti (e il primo addendo è fatto da tre cifre che da sole fanno la storia di questa disciplina).
E, porca miseria, il campo commenti non prende i codici per gli apici. 2 nella prima formula, i e π nella seconda sono esponenti. Scusate l’invasione matematica.
Io dico che l’espressione “in tempi non sospetti” è diventata sospetta, nonché ossidata.
Io la sospetto come sospetta da tempi non sospetti.
Ho il sospetto che il più classico degli incipit sia non usurabile: “c’era una volta”.
Forse è tutto usurabile,dipende solo se si è creato un contesto che favorisce l’usura. Per esempio, tornando alla frase riportata da Paolo Nori, credo che se nel mondo cominceranno a strappare le dita alla gente in massa, e il mondo diventerà brutto e di merda in modo inequivocabile e visibile e clamoroso per tutti, la gente per incoraggiarsi si dirà Il mondo ha bisogno di essere bello, eccetera eccetera. La frase sulla crisi esisteva da tempo, ma si è usurata in un attimo negli ultimi mesi.
se per caso è vero che tutte le parole/frasi sono usurabili, allora invece di salvarle si può pensare di usurarne alcune a piacere. far diventare più famose alcune parole/frasi cosicchè tutti le usano a sproposito e perdono valore. per esempio, se per caso uno è contrario al matrimonio o gli interessa smitizzarlo come istituzione, può sposarsi su facebook e poi tornare single e poi risposarsi e poi tornare single un po’ di volte, così la gente gli chiede: Ma ti sei sposato? e lui magari: sì, ma sono ormai alla frutta; e il giorno dopo uguale, Ma ti sei sposato? No, ma lo farò domani. E magari di lì a poco tutti parlano di sposarsi mentre mangiano o davanti alla tv o alla fermata del bus, e il senso della parola si perde
Essere o non essere mi sembra una frase non usurabile al giorno d’oggi, dato che potrebbe - forse - sintetizzare la triste vicenda della quale non si finisce mai di parlare.
Stamattina l’ho sentita usare così.
Vado a prendere un caffè e i due baristi stanno conversando tra di loro dietro il bancone:
Barista più vecchio:
- … non è che fosse violento o niente, aveva quella fissazione lì. Era un grande artista, un maestro della letteratura, ma aveva quella fissazione lì, cosa ci vuoi fare. (Pausa) Come Freud che si era fissato con essere o non essere!
Barista più giovane (meditabondo e ispirato e con l’S marcatamente bolognese):
- Essere o non essere…