I greci e il mare
Pubblicato da Gianfranco Mammi martedì 26 maggio 2009
Fin dai tempi di Ulisse, in mare i greci soffrirono sempre di geloni, ed è strano che nell’Odissea non se ne dica nulla.
Alvaro Cunqueiro, Ritrovo di farmacie prodigiose e scuola di guaritori, Roma, Biblioteca del Vascello, 1995, pag. 44


“¿Dequé se hace la nave más ligera para ir a los feacios?”
“De palabras, Ulises”.
(sempre Cunqueiro)
E bravo Popinga, che conosci anche Cunqueiro!
Lo leggo direttamente in castigliano e in gallego. Sto iniziandone una traduzione in lingua euskara per un editore di Bilbao (se non mi censura Garzòn). Domenica ero prete e ho detto messa, venerdì ho preso un’impronta per una dentiera. Adoro l’impostura!
Cazzarola, in euskara? Dev’esser mica facile, eh!
Ancor più difficile è il basco…
Che differenza c’è tra euskara e basco?
L’euskara lo parlano le donne e il basco i maschi. Il lessico del primo è un sottoinsieme del secondo (non piace alle femministe ma è così). Così se due baschi maschi non vogliono farsi capire da una cara euskara lo possono fare. Ho anch’io una domanda da porti. Ho letto sul blog di Paolo Nori che saresti morto nel 1963. Sei resuscitato o che?
Che.
Che? Che che?
Che Guevara, no?
Ah, se avverata la profezia: “Da qualche parte un giorno, dove non si saprà, dove non l’aspettate, il che ritornerà”. Ciao Mirella, anche tu qui?
se = s’è
Ormai non posso farne a meno di passare tutti i giorni da queste parti… pensare che avrei tanto altro da fare: per esempio il cambio di stagione