L’accalappiacani 4 (numero speciale)
1. Qui, noi
Qui nella redazione dell’Accalappiacani (anche se non c’è nessun qui e, in sostanza, nessuna redazione) abbiamo l’impressione (anche se non c’è nessun noi) che uno dei grandi narratori del novecento sia stato Elsie Crisler Segar (nato a Chester l’8 dicembre del 1894 e morto a New York il 13 ottobre del 1938).
2. Però
Se uno va a guardare, nelle storie della letteratura di Segar non si trova niente; Segar, dai critici della letteratura, non viene considerato perché scrittore di fumetti, noto principalmente come creatore di Braccio di Ferro, che sembra tutt’altro che un personaggio con dei numeri, da un punto di vista letterario; a pensare a Braccio di Ferro, più che Kafka o Svevo o Joyce o Proust o Anton Čechov, vengono in mente delle lattine di spinaci.
3. Solo
Solo che, come scrive Luca Raffaelli, «Se Sherlock Holmes nei romanzi di Conan Doyle non ha mai pronunciato la celeberrima frase “Elementare, Watson”, Popeye, ovvero Braccio di ferro, nei suoi fumetti quasi mai ha a che fare con gli spinaci».
L’Accalappiacani 4 (numero speciale) contiene la ristampa integrale, in una nuova traduzione d’autore (di Daniele Benati e Paolo Pergola) di Bernice la gallina fischiona, di Elzie Crisler Segar, la storia in cui Braccio di Ferro compare per la prima volta, con un pezzo su Segar e su Braccio di Ferro, un pezzo sul comico e Braccio di Ferro e un racconto ispirato da Braccio di Ferro, scritti da Daniele Benati, Ugo Cornia e Paolo Nori.
Esce questa settimana, e si può comprare in tutte le librerie.



Zio Bonino come sai l’ho appena ordinato. Mi suggeriscono però che ordinarlo, nel mio caso, è troppo poco. Mi suggeriscono di accapigliarmi per il menabò. Ora, siamo io e te e dobbiamo accapigliarci per il menabò. come la mettiamo? ;-)
Ah, io il menabò non ce l’ho mica, però, siccome c’ero alla presentazione di sabato a Reggio, ho il numero in anteprima, l’ho già anche letto, e secondo me è bellissimo.
E’ più che bellisimo, iniorante!
;-)
Per la madosca, che mi venga, guardi che ci tiro un pugno!
Fis’ci! E io a te ci tiro un cortello!
io la gente che in qualità della sua vipperia si vanta delle cose che gli altri hanno solo potuto ordinare… la gente sono cattivi!
comunque se facevamo ad accapigliarci vincevo io. ma non l’ha raccolta nessuna la battuta fenomenale che avevo fatto. la gente non ci arrivano alle battute fenomenali che faccio.
(comunque, sulla fiducia, fis’ci!)
Mia mamma mi ha detto che è meglio che non mi accapiglio con nessuno, che poi perdo.
Che inioranza.
Voliamo fare una discusione?
Ma allora! contegno compagni. La grammatica ha le sue regole e le regole hanno la loro grammatica. Se di discussione si deve trattare allora, andiamo compagni (esortativo), che discussione sia. Datevi una regola, e un contegno, e qualcuno mi spieghi perchè tutto questo accapigliarsi. E poi se volete mi vesto da taxi driver e inizio a urlare ehy dico ce l’hai con me?
Noi voliamo. Anche la gallina fischiona vole.
provo tanta pena per queli che voliono avere l’accalappiacani numero quatro e invece devano aspetare. tanta pena provo per queli che devano andare a bracio come facio io che non celò l’accalappiacani numero quatro l’ho ordinato e devo aspetare. a bracio non è belo andare scrivendo così ma magari sbalio. no. no. credetemi.
ma andate tuti a comprarvi due etti di longitudine!
Viste quattro (o cinque) copie dell’Accalappiacani numero 4 in vendita alla modo infoshop di via Mascarella (Bologna).
«Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e lo vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, in quella libreria, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… lo vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, in libreria… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il bancone… e lo vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso gli scaffali, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): L’Accalappiacani. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatto lui, L’Accalappiacani.»
Ma chi è che vedeva? Nome cognome data di nascita eventuali malattie.
l’accalappiacani , vedeva, direi
Bisogna che qualcuno lo dica a Cavazzoni.
@alessandro bonino:ma hai ri-copiato da baricco?
se sì, ahhhhhh
se no, non fa gniente, anzi
si dice “citato” (e anche un po’ manipolato, diciamocelo).
@paolo nori:
ti rispondo subito citando da wikipedia.
Alessandro Bonino (Torino, 25 gennaio 1958) è uno scrittore, critico musicale e regista italiano, fra i più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea.
Dopo la laurea in filosofia con Gianni Vattimo, Alessandro Bonino pubblica alcuni saggi di critica musicale (la passione per la musica classica gli è stata trasmessa dai genitori, e la sua cultura in questo campo è frutto del suo studio personale): Il genio in fuga (1988), su Rossini, e L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (1992), sul rapporto tra musica e modernità.
Alessandro Bonino collabora come critico musicale per Repubblica e sulla pagina culturale per La Stampa.
Alessandro Bonino ha fatto tutte le principali malattie incluse: orecchioni, varicella, pertosse, quinta malattia.
Alessandro Bonino ama farsi fotografare nel retro di copertina dei suoi libri con dei riccioli un po’ gonfi in testa.
Ci sono dei pericolosi sosia in giro. Quello che ho visto io non ha i riccioli gonfi, ma dei lunghetti castani. me lo figuravo diverso, dico la verità… Hello Kitty é un depistaggio.
http://www.acaweb.it/scheda_iniziativa.asp?id_iniziativa=65
La laurea di Bonino è una sorpresa.
Adesso si spiega, l’alcolismo.
Un fine teorico del pensiero debole
aveva un’usanza assai deplorevole.
Diceva a ogni attimo
“Ma io sono Vattimo!”
per spiegare la sua opinione mutevole.
(non voglio creare un altro casino,
ma da chi ha imparato Alessandro Bonino?)
Bau.
Da quando è ingrassato è diventato Vattimo e abbondante.
ABBONDANTE: Opera omnia dell’Alighieri.
Credevo che Abbondante fosse un Dante che si sentiva vaso di coccio fra vasi di ferro.
Quello era Don Abbondante. Prete cicciottello e pavido. Chiudeva la predica dicendo: Mi raccomando,non fate i Bravi.
Scusate, ma che ore sono lì su quel ramo di lago?
Fra mezz’ora buona è mezzogiorno.
Ahnnn… A me le scrittine rosse mi dicono che tra mezz’ora buona è la una. Come si fa a correggervi da qui che non ci riesco?
… le scrittine rosso sono ancora legali, mentre l’ora è solare. I minuti, lunari. I secondini, ergastolani.
B. dovrei aver corretto, m’ero dimenticato di quella storia dell’ora legale.
compro subito!
Ma che brutta idea, a me piacciono solo le cose illegali e invece così devo stare qui ancora un’ora in più, ma tanto alla fine si stavo lo stesso che ci abito che certe volte me lo scordo. Qualcuno se lo ricorda il Popeye e dov’era?
Braccio di ferro tra legale e solare, tra vasi di ferro e vasi di coccio, travasi di bile e travasi di fienile dove cercare il lago di Como anche se questo non è il mio ramo e neanche il mio amor.
Giancarlo, come si fa a travasare un fienile? Fin che le balle erano quadrate forse c’era ancora una speranza, ma ora che le balle son tutte tonde che si fa?Le si fanno rotolare?
B, pensa allora a travasare un arenile, pensa a come deve scorrere il tempo in quella enorme clessidra… è che tra il dire e il faro, c’è sempre di mezzo il mare ed è pure mosso, quindi la foto verrà di certo sfocata.
PS
Comunque, se uno si fuma un campo di grano, comincerà per forza a dire balle di fieno.
Non si trovava il prete in mezzo alla neve e alla fine si disse Basta che è come cercare un ago nel pagliaio! E nella foto tutta a fuoco si vede uno con tutte delle travi in mano e degli altri cecati da delle travi negli occhi e anche dei cammelli. E se uno deve mettere la didascalia sotto che cosa scrive, con tutta questo dagherrotipo confusionario?
PS, ma perchè Giancarlo, che ne sai tu di un campo di grano?
“Questo matrimonio non s’adda fare” disse Braccio di Ferro a Bruto, proteggendo Olivia, mentre Pisellino piangeva.
“La venne finalmente, con un gran cavolo sotto il braccio, e con la faccia tosta, come se nulla fosse stato”.
Ti ho portato la merenda Giancarlo, e mi sono divertita assai assaissimo oggi grazie
B, Non sapevo venissi da Bruxelles.
Cavolo, lo stato tosta, non c’avevo mai pensato.
Son rimasto… torrefatto!
“Gomma Arabica” faccio di secondo nome. Mi espando e non si capisce mai un fico secco di quel che dico.
Vengo dal pianoro di Cuneo che mi han detto che non c’è.
Cuneo? Dio Bonino!
Ciao a tutti, ma non c’è un verbale della riunione, giusto per aggiornare chi non ha potuto venire?
grazie e saluti
Non ho notato se lo scrivano di fiducia scriveva, ma se ha scritto appena è pronto lo mettiamo.
Scriveva, scriveva…
scusate… e vogliamo parlarne, per favore, del fiammifero in erezione?!? :)
Qui c’è una recensione di Piero Spirito dell’Accalappiacani n.4, tratta dal numero del 5/01/2010 de Il Piccolo di Trieste:
Qui ce n’è un’altra tratta da Alias del Manifesto di ieri.
http://phonkmeister.com/post/338969466/