Racconti siciliani

Pubblicato da Sarah Spinazzola lunedì 7 settembre 2009

Salvatore


Se qui ci sono cose sprecate? Che cosa sono queste cose sprecate? Vuole dire spigate? Noi ci diciamo una pianta spigata.
Sprecare vuol dire far andare le cose a mala vita? Sì, ci sono. Mi cade un broccolo, cade un arancio, un portogallo come vogliamo dire, queste sono cose sprecate, che non possiamo venderle. Cascando per terra, finiscono, non si possono vendere se sono rovinate.
Anche in campagna, vado a mungere le bovine, e il vitello va per allattarsi nella madre, facendo lo squieto, truzza la madre, si rivolta il secchio per terra e il latte non si può più raccogliere.
Ai tempi ci sono anche le pesche: quando nascono, nascono per bene, quando poi sono grosse, c’è un animale che le morsica, una cimice, e casca tutta per terra, quindi queste sono sprecate.
Un’altra cosa: se un animale si ammala e ha un accidente di mortitudine, bisogna bruciarlo perché non lo si può mangiare.
La pianta del pomodoro se ci viene il male, ci può venire il male nero, il male di cenere, il male d’olio, ci può venire la formica: quel coccio che fa, va per terra fradicio. Le piante possono andare malandate, gli animali, o noialtri pure se ci viene malattie.
In campagna non c’è altra forma di spreco.
L’acqua? Pure l’acqua porta le sue malattie pericolose alle persone e agli animali, perché contiene la sabbia che porta malattie; porta la malattia alla renella, porta la pietra al fegato. Per mezzo delle malattie si spreca, e si spreca pure denari per le malattie.
Per esempio le frutte che sono spertusate dai vermi, si buttano, non si vendono.
No, non ci sono altre maniere di sprecare.
No. Non ci avevo mai pensato. Però una cosa che si rovina dopo un anno di lavoro ci sarà una mortificazione.
Noi dopo che stiamo sempre in campagna e i vestiti si riducono stracciati, poi li gettiamo…
Se discorriamo in casa come guadagnare di più? Si guadagna di più a comprare e vendere che a stare villano nella campagna, comprare e vendere chiunquesia o frutta, erba, lumache, vendere chiunque purché uno sta sotto le tegole.
Per dire, lei compra della frutta, e questa non riesce a venderla, dopo quattro o cinque giorni che non si può vendere, lei ci tocca di buttarla, ecco che si spreca. E così per tutti i generi, non potendo venderli.
Le ho date tutte le spiegazioni d’agricolo e di commercio, che io ho tutte e due le arti: tutte le spiegazioni fatte.

[Racconti siciliani – Danilo Dolci  pag. 233 Einaudi Torino 1963]



6 commenti to “Racconti siciliani”

  1. Io ci dico che anche il lavoro per far venire i frutti se ci viene il mal bianco o il ragnetto rosso fa rabbia che vuol dire che hai sprecato tempo e lavoro oppure se viene la grandine prima della raccolta per esempio la mosca dell’olivo ci ho messo la gabbietta dice che funziona ma lo sai te? si vede solo alla fine e allora è troppo tardi e una volta le patate son venute su tutto in vIGORE che mi ha fatto una rabbia niente sotto non aveva fatto gran che i tuberi e anche una volta il marciume radicale ai peperoni si rovinavano sempre come dice il detto butta in terra espera in Dio è vero tutto il lavoro fato per senza niente allora dice ci hai i contributi ma se sei piccolo nonte li danno che fare? meglio vincere l’enalotto

  2. “Io dico che alla fine si spreca del tempo a leggere queste cose di cose sprecate che viene anche la malinconia però è anche che così uno ci pensa a come la vita vissuta delle cose e anche della persone è tutta uno spreco e non solo quella degli agricoli e dei commercianti perchè anche le gente che scrive delle parole alla fine le spreca e non le scrive bene per niente e allora uno pensa Ma allora cosa devo fare se non posso coltivare, commerciare e neanche scrivere e vincere l’enalotto non è mica facile che si sprecano un sacco di schedine? L’unica è non avere niente da sprecare essere nella miseria nera e anche nel’ignoransa, va mo là!..

    Ma secondo voi siamo gente normale a divertirci con queste cose? O ci manca un giovedì?

  3. B., mi dispiacerebbe non essere considerato normale, che poi il giovedì a Fiorenzuola c’è il mercato grosso e me lo perdo. Per le parole marcite o con lo oidio basta vedere la tivù.

  4. maronna mia che spreco stai facendo:
    pensa; pensa(come al solito: questo tipo di paragone viene fatto sempre con quelli che stanno una chiavica)a quelli che non c’hanno niente che per il fatto che non c’hanno, piuttosto che c’hanno, che a loro un tozzo di pane o una pummarola o una mela o una percoca matura zucosa zucosa buttati nella munnezza le prenderebbero con le mani rapaci degli occhi il respiro, la paura multietnica tutta la fame atavica primordiale cannibala; questo spreco è un peccato di dio, quel dio che mai si è seduto a tavola e poi dice: bevete e mangate il corpo di cristo; quel dio che vorrebbe bestemmiare che lui c’ha una fame terribile che gli divora l’intestino, ma che non può bestemmiare per la fame, ma per i peccati degli uomini; e, questo spreco, a gesù bambino, il gesù bambino raffigurato dalla plasmon chiatto e bello in salute, e questo spreco che addirittura fa bestemmiare la madonna tutti i santi, anche perchè alla madonna questo spreco di questo ben di dio dell’ultimo momento minuto e secondo è un peccato grave, cioè di quelli che la vita se ne va sotto il naso che sotto il naso ci passa la mosca; un peccato mortale, perchè sprecare va contro la vita e contro le persone e anche contro gli animali, però non va contro la natura perchè la natura fa il riciclaggio deggli scarti in maniera naturale:, questo, almeno una volta:
    forse,
    meno di cent’anni fa.
    ma chi se ne fotte se tutto va contro la vita, che la vita fa il suo corso sulla strada tra il cielo e la terra: tanto, comunque, dio o non dio; merda o non merda; ipocrisia o non ipocrisia; falsità e non falsità; egoismo e non egoismo; guerra e non guerra; nascondersi e architettare di non nascondersi; elezioni o non elezioni;
    legge o non legge la legge del più forte;
    comunque, avimma murì.
    maronna mia, che spreco buono e santo, ’sti vite di gente di munnezza.
    ah!, me sento un altro tanto:
    mò, pozzo pure murì.

  5. cosa vuol dire ci manca un giovedì?

  6. Per Sarah:
    vuol dire essere mezzi matti (a volte si dice anche che manca un venerdì).
    Saluti a tutti

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