Ugo Foscolo, Lo scheletro e La mafia
Pensando al fatto che nel numero 3 de L’accalappiacani che uscirà fra poco ci saranno illustrazioni di bambini, pensando alla domanda “I bambini secondo lei hanno fantasia?” che una volta avevo sentito fare in radio, pensando alla questione della letteratura involontaria e pensando a quella cosa del vedere le cose da dietro e dell’estraniamento, trascrivo queste tre cose che non so se c’entrano.
Sono temi scritti da bambini, tratti dal libro “Maledetti promessi sposi, era meglio se vi sposavate”, BUR.
UGO FOSCOLO
“Il Foscolo è un famoso scrittore italiano. Nasce nel 1778 tra Zante e Zacinto, nel mare Mediterraneo.
Studiò tantissimo nella sua vita ma per vivere doveva fare delle poesie. La più famosa è sicuramente “Alla sera” dove racconta con le rime quello che fa prima di andare a dormire. Ne ha vendute tantissime.
Oltre a scrivere fa anche il patriota e combatte per l’indipendenza della sua isola. Quando ci riesce scrive un’altra famosa poesia: “Zante”. Negli anni però le poesie vendono meno e si indebita con diverse banche così deve scappare a Londra per non essere pignorato.
Muore in un vicolo buio senza nessuno che si preoccupi di lui.”
M.O., 1 liceo classico, Milano.
LO SCHELETRO
“Le ossa sono l’impalcatura che impedisce al corpo di cadere per terra. Partono dalla testa e si propagano fino ai piedi. Sono numerose e durissime, di colore bianco e non sono commestibili a parte l’osso buco.
Dentro alle ossa scorre il midollo osseo. Quando evapora ci si prende l’osteoporosi. Tutte le ossa possono essere riparate, tranne il cervello perchè non si può ingessare.
Quando le ossa sono tutte unite fra loro si può serenamente parlare di scheletro. L’osso più importante è quello del collo perché se si rompe siamo fregati.”
L.R., 2 liceo scientifico, Roma
LA MAFIA
“La mafia è un’organizzazione di siciliani che non hanno voglia di lavorare ma amano fare la bella vita. Vivono a Cosa Nostra e non sono reperibili. Chi fa la mafia è un mafioso. Per fare la mafia occorre sapere fare i pizzini ed ammazzare i polizziotti, anche quando non c’entrano niente. La mafia comprende la droga, le prostitute e i politici.
Il mafioso più famoso era Totò Riina ma adesso vive in carcere. Il capo della mafia comanda i piccioni che obbediscono sempre. Quando arriva la polizia i mafiosi corrono su per i boschi e si nascondono tra le capre così evitano il carcere.
Ultimamente si sono messi a fare la mafia anche i napoletani e la usano per non buttare via la spazzatura. Infatti in giro per Napoli non si può camminare perché ci sono i rifiuti dappertutto tranne davanti alla casa del sindaco.”
M.O., 3 media, Andria


Ma hai messo solo i più belli o son tutti così?
Sono tutti molto belli.
Mia nonna quando aveva la mia età c’era la guerra. C’era la tessera che per fare la spesa bisognava dare alla cassa i bollini, invece che prenderli come adesso che dopo vinci delle cose utilissime e anche belle come le tazze dei Gormiti.
Mia nonna per cause belliche non aveva neanche un gioco. In più mia nonna non ha mai avuto neanche un cucciolo perché di cani neanche a parlarne che non c’era da mangiare neanche per i cristiani e i gatti c’era in quei tempi bui degli individui
che i gatti li prendevano, li uccidevano, li spellavano e poi li vendevano con brutti imbrogli spacciandoli per conigli.
Bello
ma al liceo sono da considerarsi bambini?
M.O di Milano mi puzza, pignorare è un verbo da grandi, io l’ho scoperto a diciotto anni cosa significava, prima non l’avevo mai sentito. Ma forse sono io.
chi non sa cosa significa pignorare è un pignorante?
Io leggevo topolino (ho imparato a leggere lì sopra) e pignorare era una parola che si diceva, in quei tempi lì, riguardo a paperino, che era sempre lì che rischiava il pignoramento.
Anch’io mi ricordo paperino pignorato. E un’altra volta che andava a raccogliere cicoria per cucinarla la sera. Però allora non mi metteva tristezza.
pattenti a pnon pignorare eta beta
Mia nonna quando andava al catechismo suonava spesso l’allarme. Questo allarme era una sirena che avvertiva tutta la cittadinanza di mettersi al riparo perchè arrivavano gli aerei bombardieri carichi di bombe da sganciare sulle loro teste. Allora mia nonna doveva piantar lì su due piedi i misteri della fede e correre a gambe levate nel rifugio. I rifugi erano delle cantine un po’ più grandi con dei pali nel mezzo e molti sacchi di sabbia.
Bello anche questo. Sarah stupiscono tanto quelli di 3 elementare quanto quelli di 5 ginnasio. Di più quelli di 3 elementare però. A me.
Nel dopoguerra molti uomini erano incredibilmente poveri. Anche se non era onesto uccidere un gatto randagio e spacciarlo per coniglio, non vorrei utilizzare il duro termine “brutti imbrogli”, preferirei “la gente viveva di espedienti”.
Le ladronerie legittime di oggi, le aborrisco più, i giganteschi dividendi delle s.p.a., le retribuzioni immorali di dirigenti e calciatori, i turpi onorari nello showbiz.
Penso che i bambini abbiano fantasia.
Nella scuola media invece, spesso la fantasia è già sparita,
la fantasia, il candore, la pudicizia.
Nonostante ciò i temi scritti sono molto divertenti,
dimostrando un umorismo involontario.
qualche anno fa avevo tenuto un corso di scrittura casalingo per bambini, questi sono due pezzi di una bambina particolarmente fantasiosa.
I NUVOLANGHI
Questa popolazione vive sulle nuvole sia con la testa che con il corpo. Nel senso che è sempre distratta e che vive proprio sulle nuvole, in un insieme di nuvole bianche e soffici come la panna montata! Questa popolazione si nutre di bocconuvolandiosi che significa bocconi di nuvola alla panna montata. Dai nemici si difendono quando vengono attaccati, dandogli un pezzetto della loro nuvola abituale. Perciò stranamente si accorgono che la loro nuvola abituale diminuisce di tanto in tanto all’attacco dei nemici.
Il loro è un modo di sposarsi stranissimo, buffo e divertentissimo nel quale la sposa si veste con piccole nuvolette intorno al viso e così via per tutto il corpo. Lo sposo invece anche lui ricoperto da strati di nuvole porta la sposa con sé e balla insieme a lui il Nuvorenga. Mi spiego meglio. Nel luogo del ricevimento tante nuvolette scendono giù dal cielo, ma solo una è quella giusta da infilare nel dito della sposa.
I Nuvolanghi puniscono i malfattori dandogli un Nuvolino cioè uno stemma importantissimo di Nuvolandia. Quando qualche malfattore riceve un Nuvolino è invitato a ballare con tutti loro il Nuvorenga, ma non perché si é sposato.
Praticano lo sport Nuvosporta che significa che gli piace molto andare nella loro nuvola abituale e farla girare per tutto il mondo. La cosa che amano di più fare è sprofondare nella panna montata in un sogno profondo. Come avrete capito gli piace molto dormire! Sono impegnati a dormire la metà della loro giornata, molto lunga formata da 500 ore nuvolose!
Si vestono con abiti nuvolosi quando c’è il sole e con abiti solari quando è nuvoloso.
Camilla 10 anni
Wesbadù cecoslovacco
Wesbadù è un animale stranissimo di razza “Scigiel” che significa Scimmia – Giraffa – Elefante!
E’ molto abile ad arrampicarsi sugli alberi e con il suo collo lungo divora sia le foglie sia la carne in un secondo, vi spiego è un animale “erbicarne”. Ha un passo pesantissimo ed è riuscito anche a pestare, senza accorgersene un Mammut di razza! Però è questo il guaio, pur essendo grande e pesante è Cecoslovacco, e ciò significa che schiaccia di tutto senza accorgersene perché è cieco! Non si sa perché, ma non vuole neanche per sogno mettersi i cecocchiali perché dice che dopo non ha più l’aria di prorettangolo se li mette, nella nostra lingua prorettangolo significa professore di georettangolia.
Camilla 10 anni
Mia nonna ha una forza bestiale che fa tutti i lavori pesanti come dare lo straccio per terra, fare la spesa con due o tre sporte, portare su le bottiglie e le mele dalla cantina e voltare i materassi. Quando volta i materassi canta ma l’amore no o son tornate a fiorire le rose, che sarebbero canzoni antichissime che la cantava anche sua mamma mentre voltava i materassi di lana. Mia nonna dice che i materassi devono essere di lana, altro che doghe o futon.
Mia nonna ha gli occhiali e i capelli biondi, però tinti.
Il giovedì sera gioca a bestia con le sue amiche e la domenica pomeriggio si mette tutta elegante e si dà un fracco di rossetto per andare a ballare con dei suoi amici, bravissimi ballerini di liscio e di anni sessanta.
A me sembrano così belli.
Mia nonna Irma è sfortunata. Le è venuta una malattia che si chiama morbo e ha perso la memoria. Dopo l’hanno messa a Villa Fiorita, dove di fiori non ce n’è. Quando la vado a trovare mi chiama delle volte Anita, delle volte Giuseppina, che sarebbero delle sue sorelle morte.
Mia nonna sta sulla sedia a rotelle e litiga con l’infermiere che le vuole fare le punture e lei non vuole, perché non si fida credendolo un barbiere in quanto con la giacchetta bianca.
Mia nonna è alta e magra e si chiama Esterina, ma tutti la chiamano Rina, tranne me e mio fratello che ci diciamo nonna.
Mia nonna da giovane era una celebre attrice che ha recitato anche nel famoso cinema teatro Bellinzona.
Mia nonna è fidanzata. Il fidanzato della nonna è pelato coi baffi e di nome si chiama Giovanni, di cognome Tubertini, di mestiere fa il suonatore di contro fagotto in pensione. Si chiama contro fagotto ma è una specie di tromba e quando sono più grande Giovanni ha detto che mi insegna a suonare anche me.
Sono Leda, la quinta nonna di Mirella. Siccome prima o poi parlerà di me, voglio subito dirvi che non è mica vero che facevo la galante con i repubblichini e che dopo la liberazione mi hanno rapato a zero. Sono voci messe in giro dal Giovanni, che voleva vendicarsi perchè gli ho sempre detto di no quando che andavamo a ballare in cooperativa. Il Giovanni gli era scoppiata una bomba vicino alla testa su in montagna, ed era tornato un po’ tocco. Si è poi sposato con una di Medicina.
Sì, Giovanni si è poi sposato con quella di Medicina. Lei, era una dei Catellani della Croce, una mora che d’inverno c’aveva sempre un gran collo di volpe…com’è pure che si chiamava? Adele?L’Adele non ha mica preso tanto bene, veh, con Giovanni che l’ha messa incinta un mucchio di volte e lui poi non combinava niente con la sua passione per la politica, e poi, come se non fosse a basta, sempre a correr dietro alle sottane! Quante ne ha passate, l’Adele!
Ti dico io che quando l’ho vista dopo un paio d’anni che era vedova, che non sembrava neanche più lei da tanto che era rifiorita, bella grassa, col suo collo di volpe…
Questa l’ho saputa dopo. Il Giovanni faceva da autista al Pajetta quando andava a far comizi nelle campagne. Una volta era tanto impegnato a guardare il sedere di una che ascoltava il discorso che non si accorse della buca del letame e ci infilò la gamba destra. Tornarono a Bologna che tutta la macchina puzzava di merda, soprattutto quando il Giovanni frenava. La notizia fece il giro di tutta la Federazione e il Pajetta non lo volle più. All’Adele gli toccò pure lavargli i calzoni.
E pensa te che i Catellani, quelli che stavano alla Croce di Medicina, i suoi guai li avevano già belle avuti dalla politica. A colpa del padre dell’Adele, che si chiamava Arturo, ma tutti ci dicevano Canàpia perché aveva un gran naso. Era un socialista sfegatato Canàpia, sempe in giro per le cavedagne sulla sua bicicletta a distribuire la stampa socialista, che d’inverno dalla capparella spuntava solo il naso.
Era uno di quei socialisti che se incontrava un amico che aveva la moglie o i figli malati era capace di dargli quasi tutta la sua paga. E a casa sua poi cosa mangiavano? dei bacchetti?
Ah, il Canapia era il babbo dell’Adele? Pensa te, che non lo sapevo mica. Allora l’Adele era sorella del Cinto? Quello che chiamavano Gomulka perchè si è mescolato assieme ai polacchi quando questi sono entrati a Bologna il 21 aprile? Però non so se è lo stesso Cinto. Quello là poi non mi pare che fosse un Catellani. Mi prende una rabbia a non ricordare più le cose! E’ una brutta cosa diventar vecchi, cara mia. Però il Canapia me lo ricordo bene, un bell’omone, nonostante il naso. E buono come il pane.
Sì, sì, buono come il pane, Canapia, non dico di no. Ma con poca avvedutezza che aveva quattro figli da dargli da mangiare, altro che politica, e la più grande, la Dele, aveva sedici anni quando lui è morto. Che il giorno del suo funerale tre camice nere con la cimice e il fez sono andati a aspettarlo sotto casa per farlo fuori. Per fortuna era già morto per conto suo, cadendo dalla finestra.
E che mi dici dei fratelli della Dele? Il secondo non si chiamava Giacinto o ricordo proprio male? Dimmi, su, che così mi passa un po’ il tempo. A star sempre soli in casa si muore un po’ alla volta. Meno male che ho tanti nipoti che mi vogliono bene e vengono a trovarmi. Se no facevo anch’io la fine del Canapia.
Non ti ricordi mica bene, Popinga. Eh, la vecchiaia l’è onna brotta bagàia, diciamo qui da noi, dove bagàia vuol dire cosaccia di nessun valore o anche donna di costumi poco castigati, non so se mi spiego!
No, Giacinto era suo cugino della Dele, era uno dei figli del sellaio della Croce del Biacco, brav’uomo anche lui, guai al mondo! che però c’aveva il vizio che ogni tanto piantava lì baracca e burattini e andava via con dei suoi amici a far baracca. Una volta è stato via squasi tre mesi, è tornato a casa solo una volta e ha messo in cinta la Joffa, sua moglie, che aveva già quarantacinque anni. Vargugnèv, babbo! gli disse Giacinto, Vergognatevi!
Mirella, Mirella, grazie dei ricordi che mi fai venir fuori dalla testa. Ma a furia di parlare avrai sete anche tu. Vuoi un goccetto di bianco della collina? Con questo mi curo da anni anche se il dottore mica è d’accordo. Intanto alla mia età ogni tanto vado ancora a ballar filuzzi con quelli dell’Auser. In dispensa c’ho anche un mezzo salame. Ti preparo un sanguis? Non farai mica complimenti, eh?
i bambini scrivono cose fantastiche!
Stai buono va là, che il dottore mi ha proibito di bere che c’ho la pressione che va su e se mangio un’ altra fetta di salame ha detto che muoio, che è sicuro che mi viene un liptus.
E pensare che da piccoli abbiamo patito tanta di quella sghissa con la guerra, per non parlare del dopo guerra, che c’avevamo una miseria che faceva i piccolini.
Lo dico sempre ai miei figli: Voi sì che avete visto un bel mondo!
(com’è che si era cominciato a scrivere come dei bambini e adesso ci troviamo a baccagliare come dei vecchi?)
Mirella cara, chi è che ha cominciato a parlare delle sue nonne? Se non mi davi il la io non mi scalavo mica. O forse i nostri vecchi (per motivi anagrafici parlo dei miei genitori e dei miei suoceri) sono gli unici che avevano qualcosa da dire. Detto fuori dai denti, all’ingenuità dei bambini preferisco quella di ritorno dei vecchi.
Ma la Dele è ancora viva?
Eh, la Dele è andata al gabariotto che saran dieci anni o più. E gli ultimi se li è passati bene, veh! stava giù di là…dov’è che stava pure? Ah sì, alla Cricca! stava in casa con suo figlio più giovane che mai guai con lei e per i suoi ottantanni della Dele le ha comprato anche il tombino che lei sempre insisteva Io sotto terra non ci voglio andare a farmi mangiare dai vermi. E in quegli anni lì, se le veniva in mente il passato diceva sempre Se mi vedesse Giovanni, che ho anche la lavatrice adesso, son proprio come una Signora! e sorrideva tutta contenta.
Beata lei che viveva con il figlio! Però io non ci voglio finire in un condominio per i morti. Ho già detto ai miei nipoti che voglio essere cremato e non voglio preti a fare gli avvoltoi. Mi piacerebbe un funerale con le bandiere rosse e la banda che suona l’Internazionale! Lo so che è un sogno, ma mi piacerebbe! Voglio far sapere a tutti che i comunisti ci sono ancora, veh. Io a Reggio c’ero, e uno di quei ragazzi l’ho raccolto con le mie mani. Dimentico tante cose, ma quella no. E se dio sta con Scelba e Cossiga, io non posso mica star dalla sua parte. Ma lasciamo perdere, che mi va su la pressione e non voglio bastemare.