Verbale del 9 maggio 2009

Pubblicato da Paolo Nori giovedì 14 maggio 2009

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 9 MAGGIO 2009

Causa generale ritardo la riunione inizia alle ore 16,10.
Paolo Nori informa che il numero tre della rivista è ormai arrivato nelle librerie di tutta Italia. La riunione del 18 aprile è saltata perché il distributore non riusciva a far pervenire le copie in tempo. Il numero tre è già stato presentato due volte – alla Mediateca di Reggio Emilia e al Centro Sociale “Bruno” di Trento, in occasione del Critical Book and Wine. In entrambe le occasioni sono stati letti brani tratti da tutti i numeri sinora usciti. Nori dice che si è accorto che dopo ogni presentazione gli viene voglia di continuare con la rivista, mentre dopo ogni riunione gli vien voglia di smettere.
Forse le riunioni andavano bene all’inizio, per capire quello che dovevamo fare, ma adesso gli sembra che si ripetano un po’ staticamente e si chiede se abbia senso continuare in questo modo.
Per la riunione di oggi i testi nuovi non sono stati mandati, anche per evitare di trasformarci in una specie di commissione che seleziona i brani a seconda che corrispondano o meno a una supposta “poetica” dell’Accalappiacani. Gli pare che bisognerebbe cercare di fare delle cose diverse. In questi giorni sono pervenute due proposte: una di Sarah Spinazzola (che oggi non c’è perché influenzata), che riguarda i radiogiornali liberi; la seconda di Gessica Franco Carlevero, che ha messo un po’ d’ordine nella raccolta geografica dei soprannomi. Nella mail di convocazione per la riunione di oggi si chiedeva di portare altre idee, letture e contributi vari.
Secondo Giovanni Maccari, dalla mail di convocazione si deduceva che il numero quattro sarebbe stato dedicato a Braccio di Ferro.
Paolo Nori risponde che è così; intanto ha portato delle fotocopie di una storia di Braccio di Ferro della serie “storica”, perché tutti prendano visione del materiale.
Giovanni Maccari non ha obiezioni al fatto che il numero quattro sia dedicato a Braccio di Ferro, ma per il numero cinque propone alcune idee: 1) il tema degli animali (sull’esempio della storia del cinghiale di Ugo Cornia), tema che permetterebbe di allegare alla rivista il cd con la registrazione dello spettacolo sugli “Animali parlanti”; 2) brani di stile giornalistico sulle elezioni europee – interviste, reportage, proiezioni statistiche; sarebbe un tema divertente perché la rivista uscirebbe molti mesi dopo la data delle elezioni; 3) tema delle “proposte contro la crisi”- intesa sia come l’attuale crisi economica, ma anche più in generale (crisi filosofica, morale, personale, ecc.); Giovanni pensa in particolare ai riferimenti al concetto di PIL, alla fatturazione delle prestazioni sessuali tra coniugi e alla “Modesta proposta” di Swift a cui si è fatto riferimento in molte riunioni passate.
Francesco Vìcari è d’accordo sul tema delle elezioni europee; si chiede come saranno viste tra due anni.
Andrea Lucatelli propone di intervistare Francesco sul tema delle elezioni europee.
Secondo Paolo Nori il problema è vedere se i candidati saranno disposti a rilasciare interviste a un periodico come L’Accalappiacani.

Gessica Franco Carlevero illustra il progetto di utilizzare la struttura del manuale di geografia per sistemare alcuni materiali già ricevuti (es. la raccolta dei soprannomi) e altre forme di scrittura meno praticate (es. le descrizioni di città mai visitate). Si potrebbe anche inserire una cartina geografica all’interno del volume.
Per Paolo Nori si potrebbe prendere una regione specifica e poi indicare i soprannomi come una cosa che la caratterizza. A proposito di modelli utilizzabili, Paolo cita quello del libro di viaggi a cui si ispira “Ferdinand, viaggio da San Pietroburgo al nulla” di Sen’kin, in cui l’autore descrive i singoli paesi che attraversa non illustrando ciò che vede ma raccontando ciò che vi è successo.

Alle ore 16,30 entra Paolo Domenici.

Francesco Vìcari propone un libro sulla malattia mentale, assicurando di avere molte cose da raccontare.
Secondo Paolo Nori c’è un problema: tutti noi (a parte Paolo Vìstoli) non ne sappiamo niente, e dovremmo studiare due o tre anni per dare vita a un volume decente.
Francesco Vìcari ribatte che lui ha l’esperienza.

Gianfranco Mammi chiede se stiamo parlando di volumi monografici da affiancare alla rivista oppure di veri e propri numeri dell’Accalappiacani.
Paolo Nori risponde che stiamo parlando di numeri della rivista; l’idea della collana affiancata alla rivista per il momento non è realizzabile.
Francesco Vìcari legge due brani sulla malattia mentale.

A Paolo Vìstoli piace l’idea del manuale di geografia, e anche il tema delle elezioni europee, perché sono “dati finiti” – al contrario del tema degli animali che gli pare troppo vasto. Un’altra idea che vuole riproporre è quella delle recensioni “umorali” su autori molti noti, infilandoci dentro anche errori madornali. Vengono delle idee buone anche da recensioni sbagliatissime.
Andrea Lucatelli gli fa notare che Gessica non parlava di cose finite, parlava dell’Italia.

Alle ore 16,40 entra Nicoletta Calvagna.

Per Andrea Lucatelli la geografia è infinita; fa l’esempio di “Mille fiumi” di Boetti; un fiume ha mille nomi, ha sempre lunghezze diverse, ecc. Inoltre dipende anche dal linguaggio che si usa; per esempio, Bice Mortara analizza il linguaggio utilizzato dai magistrati per stendere le sentenze.
Gessica Franco Carlevero sottolinea che anche i preti hanno un loro tipico modo di esprimersi.
Per Paolo Vìstoli anche la fraseologia dei rogiti notarili è molto interessante.
Andrea Lucatelli fa l’esempio di Jarry che parla dell’autobus come se fosse un enorme pachiderma, utilizzando i termini classici della biologia animale.
Francesco Vìcari cita un testo di Benni in cui l’autobus è visto come un drago a sei zampe che divora le persone in attesa alla fermata.
Per Andrea Lucatelli, Benni ha copiato Jarry.

Stefano Campagnolo sottolinea che i soprannomi raccolti sul sito dell’Accalappiacani sono ancora pochi, mentre i radiogiornali liberi sono già di più. Bisognerebbe impostare il sito come un vero e proprio contenitore di raccolta-testi. Stefano ha un contatto con Radio Città del Capo, e ci sarebbe la possibilità di creare un format di un’ora alla settimana in cui utilizzare alcuni materiali del sito.
Paolo Nori osserva che un’ora di trasmissione è molto impegnativa.
Stefano risponde che si può pensare a un format con una durata più breve, oppure a una periodicità più lunga (es. un’ora al mese).
Per Paolo Nori il problema consiste nel vedere se siamo in grado di fare una trasmissione radiofonica. Comunque la proposta è interessante.
Gessica Franco Carlevero chiede se lo speaker sarà un membro della radio, e se la voce sarà unica o se potranno parlare varie persone.
Paolo Nori preferirebbe che non fosse uno speaker della radio. Per quanto riguarda i radiogiornali liberi, lui aveva pensato a delle riprese con Gianfranco Mammi con la cravatta che leggeva le notizie con dietro un cartellone, oppure a Tim Kostin che parla con uno spiccato accento straniero. Uno speaker vero secondo lui non funzionerebbe. In ogni caso bisognerà fare delle prove e decidere in base ai risultati.

Alle ore 16,50 Paolo Nori esce in strada per chiedere ad alcune persone di parlare più piano, perché disturbano la riunione.

Stefano Campagnolo ha sempre pensato che per i radiogiornali liberi si dovessero usare le nostre voci.
Per Gessica Franco Carlevero sarà necessario affidarsi ai consigli di un regista.
Paolo Nori è d’accordo, e suppone che l’ARCI di Reggio Emilia abbia contatti con persone competenti.
Gessica chiede se le puntate saranno registrate o trasmesse in diretta.
Per Paolo Nori le puntate si possono registrate anche in precedenza, ma con un buon sistema di registrazione sonora.
Stefano Campagnolo sottolinea che una formula standardizzata del programma può molto facilitare le puntate successive alle prime. In ogni caso ritiene che questa proposta sia un buon modo per “uscire dal contesto della rivista”, come era stato detto in altre riunioni.

16,55 – 17,20 : pausa per sigaretta e caffè; Carlo Bordone apre una bottiglia di vodka con l’etichetta piena di barzellette russe, un barattolo di fette di cocomero sotto salamoia, un barattolo di cetrioli, un pacchetto di semi di girasole e una confezione di pane nero lituano.

Secondo Andrea Lucatelli il numero su Braccio di Ferro potrebbe contenere anche un poemetto di sessantotto versi di Sham Farrah (?), tradotto dall’arabo da Francesco Gabrieli, intitolato “Il bandito del deserto”; è la storia di uno che viene cacciato dalla sua tribù, che per vendetta giura di uccidere gli altri cento componenti della tribù; dopo averne uccisi novantanove, muore; il centesimo componente della tribù inciampa sul suo cranio e muore pure lui. In relazione al motto di Braccio di Ferro, “Io sono quello che sono ed è tutto quello che sono”, Andrea pensa che ci sia una certa correlazione con la figura di Padre Ubu; propone il saggio in forma teatrale di Alfredo Giuliani intitolato “Nostro Padre Ubu”, pubblicato molti anni fa dalla Cooperativa Scrittori che adesso non esiste più; fa circolare una copia del volume. Ritiene che sia una specie di “controcanto” a Braccio di Ferro; inoltre è apprezzabile perché è un saggio-non-saggio.
Giovanni Maccari fa notare che ci sarebbero dei problemi di diritto d’autore.
Andrea Lucatelli pensa che potrebbero essere superati attraverso la mediazione di Nanni Balestrini, uno dei fondatori della Cooperativa, che è intimo amico dell’editore dell’Accalappiacani.

Per Paolo Nori un numero monografico con un paio di storie di Braccio di Ferro potrebbe essere introdotto da un saggio iniziale di Ugo Cornia, grande appassionato e conoscitore del personaggio; Daniele Benati curerebbe una traduzione completamente nuova e del tutto fedele all’originale.
Giovanni Maccari pensa che un’inserzione colta (come il saggio di Giuliani su Padre Ubu) accanto alle storie di Braccio di Ferro non faccia una bella impressione; pare quasi una ricerca di legittimazione al genere fumetto.
Giovanni Domenici fa notare che tutte le ultime edizioni di Braccio di Ferro hanno una prefazione per così dire colta.
Per Giovanni Maccari si tratta di un’altra cosa; una prefazione di Ugo Cornia, fatta nel suo stile, sarebbe del tutto adeguata perché tratterebbe Braccio di Ferro per quello che è e non come un’icona.
Andrea Lucatelli risponde che Padre Ubu è tutto tranne che colto e il saggio di Giuliani non è affatto un saggio.

Carlo Bordone chiede se il numero su Braccio di Ferro è concepito come un volume monografico.
Paolo Nori risponde di sì. Anche il formato sarà diverso, un po’ più grande.
Paolo Vìstoli chiede se si manterrà il titolo di “Accalappiacani” o se sarà dato risalto al nome di Braccio di Ferro.
Paolo Nori risponde che sarà un normale numero dell’Accalappiacani.
Per Paolo Vìstoli questa è una bella cosa perché si crea un certo “gioco” tra la cornice dell’Accalappiacani e le storie di Braccio di Ferro.
Secondo Carlo Bordone è giusto che si tratti di un numero monografico.
Gianfranco Mammi chiede se ci siano problemi di tempo, dal momento che di solito non ci sono riunioni nel periodo luglio-agosto e inoltre bisogna provvedere a rifare il lettering con la nuova traduzione.
Per Paolo Nori non ci sono problemi; al massimo, in caso di difficoltà, il numero quattro uscirà il mese dopo quello previsto.
Roberto Bussola chiede se le storie di Braccio di Ferro da inserire nel numero quattro siano già state scelte.
Paolo Nori risponde che la scelta non è ancora stata fatta; in ogni caso si dovrà evitare di pubblicare storie recentemente riproposte da altre case editrici.
Paolo Domenici informa che il mese prossimo andrà negli Stati Uniti e potrà procurarsi delle riproduzioni delle storie originali, in modo da basare la nuova traduzione su fonti sicure.

Alle ore 17,40 circa entra Ugo Cornia.

Secondo Paolo Nori il numero cinque potrebbe consistere in una specie di antologia di testi letterari “semicolti”, integrati da materiale nuovo. Si potrebbe impostare un numero della rivista strutturandolo come un manuale di grammatica (esercizi inclusi), ma una grammatica che insegni a scrivere come si parla. Cita l’esempio del volume “Lessico del razzismo democratico” di Giuseppe Faso, edito da DeriveApprodi. Paolo ritiene che il progetto “geografico” di Gessica sia una bella idea, ma di difficile attuazione se affidato a una pluralità di persone; un solo autore potrebbe forse farcela.
Per Gessica Franco Carlevero un numero monografico scritto da più persone renderebbe meglio l’idea che la geografia non è un dato univoco.
Paolo Nori risponde che la partecipazione di più autori può risolversi sia in un arricchimento che in un impoverimento.
Giampaolo Morelli appoggia l’idea del volume monografico sulla geografia; raccomanda una scrittura descrittiva “bassa”, che non spieghi niente, come la descrizione di luoghi dove non si è mai stati; anche la proposta di inserire una carta geografica nel volume gli sembra buona.
Per Giovanni Maccari il tema geografico è meglio affrontarlo collettivamente, perché la grammatica delle lingue parlate risulta più personale.
A proposito dell’aspetto grammaticale, Roberto Bussola propone che alcuni fissino delle regole, e che tutti gli altri scrivano dei testi che le rispettino.
Giovanni Maccari ribatte che la modalità delle riunioni è più complicata, per questo genere di cose; sarebbe meglio che se ne occupasse una sola persona, con appoggi esterni; trova che ci sia uno scarto con quello che è stato la rivista sinora. Giovanni ritiene importante rilanciare la rivista dal lato narrativo, anche se si rende conto che la pratica delle riunioni è diventata un po’ un intoppo. Il tema geografico gli sta bene perché garantisce una certa libertà di espressione e inventiva, ma secondo lui ci vuole una sola persona che tiri le fila del progetto.
Per Paolo Domenici alcune di queste idee possono essere aggregate (es. temi di bambini più antologia di semicolti più testi “geografici”).

Alle ore 17,50 una signora entra nel locale e chiede cosa si possa fare per un piccione che giace morto nel giardino dei frati cappuccini; prima giaceva sul tetto, poi è caduto giù. Come si fa a trovare i cappuccini? Non si sa mai a chi rivolgersi, con quei maledetti; c’è un limite!

17,55 – 18,15: pausa per sigarette, caffè, vodka, cocomeri, cetrioli e semi di girasole.

Paolo Nori comunica che il 19 maggio si terrà una presentazione dei tre numeri dell’Accalappiacani a Bologna, presso la libreria Modo Infoshop di Via Mascarella. Il 16 maggio ci sarà una presentazione a Torino, al Circolo dei Lettori, nell’ambito della manifestazione “Cosa non fare in letteratura”. Tutti i dettagli delle presentazioni (ed eventuali variazioni) sono reperibili sul sito www.laccalapiacani.it.

Alle ore 18,17 due ragazzi entrano chiedendo dov’è la mostra fotografica di cui si parla in un cartellone appeso sopra l’entrata del cinema. Nessuno sa rispondere.

Matteo Remitti s’interroga sulla meccanica delle riunioni; una volta venivano assegnati dei “compiti” per la riunione successiva, poi questa cosa si è persa. È stata una scelta consapevole oppure è semplicemente successo e basta? Secondo Matteo era un bel punto di partenza; si ricorda di una volta in cui si era parlato di impegnarsi a stilare degli interventi sul modello del comizio politico; la volta dopo, però, solo lui e un altro avevano fatto questo tipo di operazione.
Paolo Nori risponde che abbiamo tanti racconti ancora da usare; sono stati riguardati tutti solo in occasione della redazione del numero tre; non c’è però stato il tempo di archiviarli in modo ordinato. Paolo Domenici si è offerto, nella pausa caffè, di catalogarli e ordinarli per un fruttuoso utilizzo in futuro. Per la riunione di oggi, Paolo Nori non ha inviato i nuovi testi pervenuti ma li manderà in serata,: sono 140 pagine. Nori ripete che, secondo lui, le riunioni hanno funzionato molto bene all’inizio, ma adesso gli sembrano una modalità priva di senso – con o senza “compiti” assegnati. La parte brutta di questa rivista sono appunto le riunioni.
Anche secondo Matteo Remitti la produttività e la godibilità delle riunioni è oggettivamente calata – ma forse proprio perché non c’è più lo spunto dei “compiti”.
Mauro Orletti osserva che a volte ci trovavamo a essere già molto più avanti rispetto ai “compiti” assegnati, a causa di un veloce accumulo di idee. A Mauro piace l’idea di Gessica Franco Carlevero – cominciamo a lavorarci sopra e pazienza se fra due riunione salta fuori un’altra idea che prevale. La nostra attività non dev’essere strettamente finalizzata a produrre un numero “sicuro”.
Paolo Nori è d’accordo sul fatto che prima di fare la rivista dobbiamo trovare delle idee.
Stefano Campagnolo fa notare che ultimamente manca la parte di lettura di testi a viva voce.
Paolo Nori dice che nella mail di convocazione c’era la richiesta di portare testi, spunti e idee per la riunione di oggi. Per quanto riguarda il sito, gli sembra che al momento sia un po’ noioso, con poche novità; ci vorrebbe qualcuno che si prendesse l’impegno di aggiornarlo spesso, utilizzando anche i materiali validi che, per una ragione o per l’altra, non vengono pubblicati sull’Accalappiacani.
Matteo Remitti osserva che in effetti i tre numeri non sembrano il prodotto di un club di suicidi.
Nicoletta Calvagna comunica che lei ha portato un brano da leggere, ma per il momento non lo legge.
Stefano Campagnolo dice “Anch’io”, e legge un testo che comincia con le parole “Un cavallo che tira da solo”. A richiesta, rivela che l’autore è Albert Einstein (“Come io vedo il mondo”), cosa che nessuno aveva capito.
Giovanni Maccari legge una poesia di Landolfi, che potrebbe entrare in un eventuale numero sugli animali. A Nori ricorda Angelo Maria Ripelino.
Mauro Orletti legge alcune poesie-filastrocche di Toti Scialoia che hanno a che fare sia con gli animali che con la geografia (es. “Il sogno segreto / di un corvo di Orvieto / è di mettere a morte / i corvi di Orte”).
A Matteo Remitti ricordano una canzone di Giorgio Canali, chitarrista del CSI.
Paolo Domenici legge il primo e l’ultimo capitolo di un libro per bambini di Shel Silverstein (“Lafcadio”). È la storia di un leone selvatico che poco a poco si umanizza e alla fine non si sente più né umano né animale.
Nicoletta Calvagna legge una pagina da Platonov, “Ricerca di una terra felice”.
Paolo Vìstoli legge un avviso riguardante un gatto di nome Parsifal che è stato smarrito più volte; il testo è accompagnato dalle riflessioni di un certo Ovidio Lobello, che si chiede se il gatto in questione voglia effettivamente essere ritrovato.

La riunione si chiude alle ore 18,50



4 commenti to “Verbale del 9 maggio 2009”

  1. Adorovi.

  2. Sarete anche stanchi, ma i verbali sono ogni volta molto belli.

  3. In futuro ipotetico, potreste pensare di fare un numero monografico conclusivo solo con i verbali (magari è già stato proposto, nel qual caso, non fate caso)

  4. ma per davvero è durata solo due ore e quaranta?

Lascia un commento