Verbale

Pubblicato da Paolo Nori giovedì 26 novembre 2009

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 21 NOVEMBRE 2009

La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
Paolo Nori spiega dove sono le toilettes e dove si trova un balcone in cui è possibile fumare. Poi parla del numero cinque della rivista, che dovrebbe uscire a maggio 2010; si tratterà di un “almanacco dell’anno scorso” e sarà costituito da lettere inviate ai giornali nel periodo 1° gennaio-31 dicembre 2009. Bisognerebbe cominciare subito a consultare le collezioni delle emeroteche e a trascrivere le lettere interessanti; i file andranno poi spediti alla casella di posta elettronica almanacco@laccalappiacani.it.

Mauro Orletti legge una lettera inviata al Giornale di Brescia, in cui un lettore si lamenta per gli orari d’apertura dei cimiteri.
Alessandro Bonino legge una lettera relativa al trattamento di un albero in provincia di Cuneo.
Gianfranco Mammi legge due lettere sul lavoro nero apparse su due giornali diversi della provincia di Modena.
Secondo Paolo Nori sarebbe bene che chi gestirà la casella postale dell’almanacco mandasse ogni 15 giorni agli altri componenti del gruppo i file arrivati; ciò consentirebbe alle persone coinvolte di andare alla ricerca di lettere collegate per tema a quelle già arrivate. Nota poi che le lettere lette finora trattano tutte temi di carattere locale; bisognerebbe trovare anche delle lettere che affrontano argomenti più generali. Sarebbe infatti interessante vedere, a distanza di un anno, la foga che la gente mette nello scrivere su temi come l’Alitalia, e anche considerare lettere che parlano dello stesso argomento a giornali diversi; sui temi generali, secondo Nori, molto probabilmente i lettori si limiterebbero a fare proprie le argomentazioni sentite nei dibattiti televisivi; messe insieme, lettere di questo tenore risulterebbero comiche o tristi, a seconda dei casi.
Ugo Cornia chiede se si possono mandare anche lettere finte.
Per Alessandro Bonino forse ci si distrae troppo.
Paolo Domenici osserva che poi non si saprebbe più quali sono quelle vere e quelle false.

Alessandro Bonino confessa che finora ha consultato solo raccolte di settimanali; va bene lo stesso?
Si decide che possono essere mandate anche lettere trovate sui settimanali.

Gessica Franco Carlevero legge tre brevi lettere intitolate “Una prova di malafede”, “Un medioevo prossimo venturo” e “Mina contro Topolino”.
Si decide di trascrivere anche le firme vere, quando ci sono; si tratta infatti di documenti resi pubblici, e quindi non ci sono controindicazioni.

Stefano Andreoli legge una lettera che Alessandro Bonino ha trovato sul settimanale “La guida”.
Paolo Nori legge una lettera finta mandata a Corrado Augias; ci starebbe, nella raccolta?
Secondo Ugo Cornia il problema è che la lettera è troppo lunga; non sarebbe verosimile che fosse comparsa su un giornale, per di più di carattere nazionale. Lui pensava a lettere finte che lascino il lettore nel dubbio più completo. Nell’almanacco si potrebbe poi mettere l’avvertenza che ci sono anche delle lettere finte, e si potrebbe pensare di invitare i lettori a indovinare quali sono e a scrivere le loro conclusioni all’Accalappiacani.
Paolo Nori fa l’esempio dei testamenti raccolti da Salvatore De Matteis nel volume “Essendo capace di intendere e di volere”; a volte gli è venuto il dubbio che qualche testamento fosse “finto”, perché era troppo bello.

Paolo Dominici fa presente che in due mesi di consultazione dell’ “Unione sarda” e de “La Nuova Sardegna” non ha trovato lettere interessanti; nella rubrica degli sms ha invece trovato qualcosa di bello.
Per Paolo Nori vanno bene anche gli sms mandati ai giornali; in questo modo si introduce una varietà di forma. Ancora meglio se gli sms stampati hanno anche una risposta nei giorni successivi. Ha notato che gli sms compaiono anche sui giornali gratuiti, ma c’è il problema che questi non sono conservati nelle emeroteche.
Stefano Andreoli suggerisce di considerare anche gli sms mandati ai siti internet dei quotidiani cartacei. Secondo lui gli sms hanno un carattere più istintivo rispetto alle lettere .
Per Alessandro Bonino, scrivere una lettera a un giornale è un atto molto premeditato, anche se adesso si può usare anche la posta elettronica.
Anche per Paolo Nori scrivere a un quotidiano è un atto abbastanza “grave”, perché si sa che c’è un filtro molto forte da superare.

16,45-17,00: pausa per sigaretta e caffè.

Irene Russo segnala che su “Cronaca Vera” c’è una rubrica riservata alle lettere dei carcerati, che per poter scrivere devono mandare anche il certificato di detenzione; cita il caso di un detenuto che scrive alla rubrica pregando le lettrici di non mandargli più lettere, perché ha già trovato una donna.
Alessandro Bonino chiede se si capisce che sono lettere di detenuti.
Gli viene risposto che a volte si capisce, a volte no.
Per Paolo Nori non ci sono problemi; possiamo raccogliere anche questo tipo di lettere. Per iniziare ci conviene raccogliere più materiale possibile, poi ci penseranno i curatori.
Irene Russo fa il caso di una rubrica della rivista “Internazionale”: recentemente un lettore ha chiesto come si fa a sedurre le donne croate, che sono bellissime ma si dimostrano piuttosto fredde. Il curatore della rubrica gli ha anche risposto.

Sarah Spinazzola chiede se si possono prendere in considerazione anche i giornali online.
Per paolo Nori sì, purché ci sia la data.
Alessandro Bonino si raccomanda di mettere sempre tutti i dati (titolo del giornale, data, eventuale firma di chi ha mandato la lettera, ecc.).

Per quanto riguarda le illustrazioni del numero 5, Paolo Nori ricorda che chiunque può mandare delle copie (possibilmente a biro) della Gioconda, del Cristo del Mantenga, della Pipa di Magritte e dell’Urlo di Munch. Ciascuno può mandare anche più di un soggetto. Non ci sono problemi per le dimensioni, perché il responsabile della grafica provvederà a ingrandire o rimpicciolire i disegni.
Il numero 6 della rivista uscirà nel gennaio 2011 e sarà curato da Gessica Franco Carlevero; avrà il carattere di una sorta di atlante geografico delle regioni italiane, che saranno trattate soprattutto da alcuni punti di vista:
soprannomi (i soprannomi tipici delle diverse regioni);
scritte sui muri;
celebrità dei luoghi (elenchi delle persone famose valdostane, piemontesi, lombarde…);
brevetti o primati delle città;
prezzi degli affitti e caratteristiche delle case;
il carattere delle persone in relazione ai cibi che mangiano;
città o posti che sono diventati dei modi di dire. Per esempio i “luoghi dove ti mandano”, Ramengo, Cottolengo, Canicattì ecc…;
i diversi modi per esprimere concetti come ubriacarsi, corteggiare, ecc…;
norme e regolamenti comunali;
storia dell’arte; monumenti insoliti o altri molto simili tra loro, come le statue di Garibaldi;
testi mandati da “inviati speciali” sul posto;
i santi delle varie città e i miracoli per cui sono famosi (per esempio San Geminiano, specializzato in miracoli meteorologici).

Tra i testi pervenuti, a Giovanni Maccari è piaciuto molto un estratto dal regolamento comunale di Reggio Emilia mandato da Silvia Marmiroli (lo legge);

Paolo Domenici suggerisce di prendere in considerazione anche le celebrità che si dice siano nate in dato posto; ad esempio Peròn sarebbe stato un emigrato sardo di nome Piras, Shakespeare in realtà era uno di Messina chiamato Crollalanza, ecc…

Gessica Franco Carlevero legge alcune ordinanze comunali, tra cui una di Pordenone che vieta gli assembramenti di due persone. Poi dal sito dell’Accalappiacani cita il post sui soprannomi e quello sui monumenti a Garibaldi.
Per Giovanni Previdi sono molto belli anche i modi di dire in francese inviati da Lorena Paladini.
Paolo Nori legge alcuni modi di dire francesi, tutti collegati a frutta e verdura; c’è qualcosa di simile in italiano?
Secondo Giovanni Previdi esiste qualcosina in dialetto (fa qualche esempio in dialetto mantovano).
Suggerisce di aggiungere questo tema all’elenco sopra riportato.
Per Gessica Franco Carlevero ci vorrebbero anche dei racconti, magari biografici, per il numero 6, che altrimenti risulterebbe troppo spezzettato.
Giovanni Maccari propone il tema degli animali in città.
Irene Russo chiede se si posson mescolare i vari temi o se debbano restare separati.
Gessica risponde che ci saranno delle “voci” che ritornano per ogni regione, ma se una voce diventa spunto per un racconto o una commistione di temi va benissimo.

Secondo Paolo Domenici gli “inviati speciali” possono mandare pezzi di carattere più narrativo rispetto al resto del materiale.
Paolo Nori è d’accordo; secondo lui un inviato in Molise, a Roma, ecc. può essere molto efficace, specialmente se non c’era mai stato o se scrive come se non ci fosse mai stato.

Giovanni Maccari legge “I posti dove è morto qualcuno”.
Per Paolo Nori il brano è bello perché inizia come una semplice lista, poi all’improvviso c’è il piccolo racconto della vicenda di Ojetti, che è particolarmente significativa per lo strano tipo di follia che descrive.
Ugo Cornia ritiene che il brano su Ojetti sarebbe una bellissima introduzione per il numero 6. Anche Paolo Nori si dice d’accordo, poi legge il racconto mandato da Adriàn Bravi intitolato “Dell’arte di accoppiarsi”. Per Paolo questo brano potrebbe far parte del numero sei, magari specificandone l’ambientazione (Recanati, forse, dove vive Bravi); ovviamente bisognerà sentire se l’autore è d’accordo.
A Giovanni Maccari è piaciuto un racconto di Filippini su Dostojevskij e lo legge; il pezzo non c’entrerebbe affatto con il numero 6, ma a Firenze c’è una targa che ricorda il fatto che Dostojevskij ha terminato proprio in quel dato palazzo la stesura de “L’idiota”.
Per Daniele Benati il racconto è molto bello.
Paolo Nori trova che alcuni passi ricordino un po’ Pignagnoli.
Secondo Paolo Colagrande di quando in quando c’è una vena di ironia che abbassa il livello della scrittura; in ogni caso la prima parte del racconto è molto valida.
Giovanni Maccari dice che nel brano c’è in effetti qualche punto debole, ma l’idea di allevare gli scrittori attraverso gli stenti è proprio bella.
Per Paolo Nori c’è il coraggio di far parlare Dostojevskij in prima persona.
Paolo Domenici legge una delle “vite sbobinate” mandate all’Accalappiacani, quella di Torello Spinetti.
Giovanni Maccari nota che il brano non sembra la sbobinatura di un racconto orale, ma fa pensare piuttosto a una narrazione nata direttamente in forma scritta.

Per Paolo Nori sono belle alcune cosa inviate da Silvia Marmiroli al sito dell’Accalappiacani; possono rientrare nel numero 6?
Gessica Franco Carlevero dice di sì.
Paolo legge “Polonia”, mandato da Luca Bertoli; il brano ha un tono che gli è piaciuto molto, e se si sostituisce la Polonia con una regione italiana, ad esempio il Molise, si potrebbe metterlo nel numero 6.
Per Ugo Cornia la Polonia va benissimo.
Paolo Nori propone allora di dire che abbiamo mandato un inviato speciale in Molise, ma l’inviato ci ha mandato un pezzo dalla Polonia. L’idea piace ai partecipanti.

Stefano Andreoli si ricorda di avere, a casa, un grosso libro di proverbi italiani suddivisi per città; secondo Gessica potrebbe tornare utile.

Per Giovanni Maccari sarà comunque difficile coprire, con il numero 6, tutte le regioni d’Italia. Paolo Nori ritiene che il problema possa essere superato attraverso gli “inviati speciali”, che potranno scrivere su una regione rimasta scoperta anche senza esserci mai stati.

Marco Manicardi segnala che sta fotografando targhe e lapidi di varie città italiane; ne ha già riversate alcune su http://www.flickr.com/photos/lapidario. Alcune lapidi contengono delle microstorie, come quella a Novi di Modena dell’anarchico spagnolo Francisco Ferrer.

Gessica Franco Carlevero pensa che questo materiale potrebbe essere utile, per il numero 6, e pensa che potrebbe integrare la parte grafica del numero.

La riunione termina alle 18,10.



35 commenti to “Verbale”

  1. Noto che questo verbale è magari meno divertente degli altri pubblicati in passato, forse è per via dell’ambiente diverso, ma d’altro canto mi sembra che questa, tra quelle a cui ho partecipato, sia la riunione in cui si è deciso di più.

  2. Alcune lapidi contengono delle microstorie, come quella dell’anarchico spagnolo Francisco Ferrer assassinato a Novi di Modena.

    Questa cosa mi interessa molto, è possibile avere informazioni?
    Grazie

  3. riuscirò mai a vedere un mio racconto sull’accalappiacani? mah, speriamo

  4. l’incipit dovrebbe essere:
    Paolo Nori spiega dove sono le toilettes e dove si trova un balcone in cui è possibile fumare. Dopo dieci minuti Ugo Cornia picchietta sulla spalla di Paolo Nori e gli chiede “dov’è che hai detto che si può andare a fumare?”

  5. @B: però Ferrer non è mica stato assassinato a Novi :) Quanto prima vi faccio avere la storia della lapide del mio natìo borgo selvaggio…

  6. Io ho l’elenco di tutti gli improperi che ho tirato da quando ho l’età della ragione. Se può interessare
    (no blasfemi).

  7. E poi: per me questo post è troppo lungo: apro una mozione!

  8. Marco Manicardi, ma quale sarebbe il tuo natio borgo selvaggio???? Che mi viene un’emozione, che dai! Che poi vorrei sapere anche se sei verso il Ponte Tintore, o la Bolitora, o Strazzetto, o dal bar dell’Ardonia. Insomma sei un cittadino vero e da oltre la Statale?

  9. Proprio Novi di Modena, originario di via Allende, nella casa verde lì vicino alle suore, poi emigrato in una laterale di via Casoni. Adesso - ahinoi! - carpigiano per amore…

  10. Allora piangiamo!!!!! Compaesano! Ma che emozione ferale! Eravamo vicini di casa: via M. L. King, confinanet con le suore. Tu sei quello che gli manca la S e io ti chiamavo Sir Bis perchè eri pettinato come un paggetto? Casa bianca col le vetrate davanti. Mai fui così me stessa, giornata memorabile!!!

  11. Non mi manca la esse, però son comunque commosso.
    Ora direi di evitare di vessare ulteriormente i commenti al verbale e di sentirci per posta -> many [chiocciola] hatetv [punto] it.
    E comunque queste coincidenze microgeografiche sono straordinarie e anche a tema, mi vien da dire.

  12. No non puoi essere lui, no. SI’ SIRE abita ancora lì credo, non emigrò… Ci sono stata un mese fa sai, in via Casoni, ci abita un mio carissimo amico, che faceva delle feste bellissime, tanti anni fa. Ci venivi anche tu? Che ti chiedo solo questa ultima cosa che dopo sembriamo CARRAMBA: Di chi set fiòl?

  13. (Mi sono permesso di modificare il post nella parte che riguarda Francisco Ferrer non assassinato a Novi di Modena, ma a Barcellona) (l’ho fatto più che altro per gli studenti che usano i motori di ricerca)

  14. Zio Bonino, hai fatto bene; altrimenti gli studenti avrebbero detto “per la madosca, cos’è che combina ’sto motore di ricerca, che mi venga!”

  15. Io credo che l’avrebbero poi detto i professori, che gli studenti non son mica gente che sta lì a squartare il capello in quattro.

  16. Eh, ma se salta fuori che uno è morto sia a Barcellona che a Novi di Modena, un qualche dubbio gli viene anche agli studenti, mi sa

  17. Io non so, a me non verrebbero. Metterei Morto a Barcellona e a Novi di Modena il giorno tale all’ora tale per questo e per quel motivo. Secondo me andrebbe bene.

  18. Alessandro, secondo me a Novi di Modena fai senza mettere i motivi perchè lì c’è gente che c’hanno tutti le doppie punte per squartare i capelli, ci sono abituati. Che poi ci pensa il becchino lì a dire Andii via! ai giornalisti incuriositi, che fa paura, quel becchino lì, se non l’hanno cambiato nel mentre (ma faceva paura anche quello di prima, ricordo nitidamente).

  19. Che squartino pure il capello in quattro, per la madosca, dico io, che lo squartino pure, tanto a me non mi fanno niente, non mi assassinano né a Novi di Modena, né a Barcellona, squartando il capello in quattro.

  20. Brrrrrr, non ne sarei così sicura, Alessandro da Cuneo (che in confronto Novi di Modena mi pare un Bengodi, a me)
    http://www.capello.it/it/default.htm

  21. A me quanto mi piace quando non ti filano per niente. Posso dire quello che voglio indisturbato.
    Ma anche inascoltato.

  22. no dai paopasc… ti ascolto io dai!
    io ti ascolto.
    su! dai!
    dimmi l’elenco degli improperi.
    mi interessano.
    giuro.
    ;-)

  23. o grazie ma tanto ormai c’ho il muso prima che mi sblocco: tac! sbloccato!
    E ora siori e siore per questa gentile siorina così graziosa è vero, eccovi a voi una serie di improperi del dott. ing. gran figl.fet. paopasc:
    rimbabucchita miseria! (ooooohhhhh)
    giuda stallonito! (oooooohhhhhh)
    rinfuzzonata sbambarlata! (ariooooohhhh)
    cribbio intullonito! (eeehhh? oooohhhhh!)
    ma porc la sfittonita miseriaccia inzaccherata (oh!)
    poi ogni tanto dico anche: ma Dio bonino, però non so se c’ha attinenza, se c’ha attinenza…non so
    _per ora amici ascoltatori è tutto, passo e chiudo (stay tuned)

  24. io è un periodo che quando dico “Dio Bonino!” mi sento sempre in colpa e non capisco perché e per chi, se per Dio o per Bonino…

  25. Signori, scusate l’intrusione ma non ho letto tutto quel che, probabilmente, andava letto e quindi mi tocca disturbarvi per porre una domanda della quale dovrei forse conoscere la risposta se avessi letto tutto quel. Eccola: sono ancora in tempo per l’invio di un disegno a biro dal Mantegna? Dipinsi un quadro, tanti anni fa, e credo che una versione “birata” potrebbe tornarvi utile (sempre che ritrovi il quadro, ma forse anche una nuova versione andrebbe bene)
    Saluti

  26. Sì. ancora in tempo, signore.

  27. Bene, signor Paolo. Cercherò di fare un bel disegnino. Saluti.

  28. Scusate, leggo sempre un po’ in ritardo le vostre cose e quindi magari sono intemepstivo. Però l’idea dell’almanacco con le lettere ai quotidiani mi piace anche perchè sui quotidiani locali ci sono sempre cose interessanti. Per esempio da alcune settimane sul giornale “Libertà”, quotidiano di Piacenza, si dibatte sulla proposta di legge circa il divieto di macellazione degli equini e quindi c’è tutta una alzata di scudi in difesa dele tradizioni gastronomiche locali che comprendono la famosa picula ad caval che sarebbe una cosa neanche tanto buona fatta con la carne macinata di cavallo brasata. Direi che sarebbe interessante condividere il problema però mi sembra che la vostra idea di copiare le lettere integralemnte e spedirle alla rivista è scomoda e mi mette in serio imbarazzo nel senso che sin dalla scuola elementare il ricopiare è una cosa che mi dava un nervoso che preferivo fare le stanghette e i puntini pittosto che ricopiare e poi se mi metto a ricopiare tutte le lettere mi viene la tristezza perchè mentre ricopio mi dico, ma guarda te questo qui.. e mi passa la voglia, poi anche in questo caso che si tratta non di una sola lettera ma anche di una decina di lettere magari il lavoro risulta ripetitivo; poi c’è da considerare che siccome io la “Libertà” mi son sempre fatto un puntiglio di non comprarla, e che quindi la leggo al bar, non è che posso mettermi sul frigor dei gelati a copiare le lettere che succede che 1) si fa la fila di quelli che aspettano di leggere la Libertà, 2) il barista si incazza 3) c’è sempre qualcuno anche in gennaio che vuole un mottarello e deve aprire il frigor dei gelati. Quindi proporrei a questo Onorevole Comitato se fosse possibile, in caso di saghe popolari quali quella citata della picula ad caval di sottoporre alla redazione un compendio ragionato delle ragioni esposte nelle diverse lettere riportando magari solo le frasi salienti in maniera autografa (cioè per esempio che quello che scrive che bisognerebbe portare la picula ad caval in Europa sia citato fra virgolette con nome e cognome anche se poi uno che dice una cosa del genere di solito si cela dietro iniziali o nomi di fantasia). Se nessuno legge questo commento perchè di questo argomento non glienene importa più niente a nessuno fa lo stesso. Magari un contributo all’almanacco lo mando lo stesso.
    State allegri!

  29. CVD non gliene frega niente a nessuno.

  30. No no, a noi ce ne frega assai - aspetta il verbale che c’è qualcosa che ti riguarda, Agostino. Ci vuole il suo tempo…

  31. Scusa Agostino, pensavo di avere commentato. e invece no, però il tuo commento l’ho diffuso un po’ ovunque potessi, ché secondo me aveva il suo bel perché. Sono ansioso anch’io di vedere il verbale, perché purtroppo non c’ero. Aspettiamo fiduciosi.

  32. La colpa del ritardo è mia, metto su, al più tardi, domattina.

  33. Max, ho rivisto con piacere la mia piazza, pur con tutti quegli sconosciuti… Ma manco da così tanti anni dal mio paese che non riconoscerei più quasi nessuno, credo. Non sapevo nemmeno che ci fossero stati degli anarchici, è vero che nessuno ce ne ha mai parlato. Ci mandavano anziani partigiani nelle scuole ogni anno, a parlarci della Resistenza, e sono cresciuta, volente o nolente, a Marce per la Pace e Fiaccolate varie, e Feste dell’Unità, come ogni emiliano, credo.
    Queste cose sono interessanti, secondo me, e non per la politica, che non ha niente di interessante, non più della letteratura, almeno. Sono interessanti perchè mi raccontano delle cose sul mondo di certe persone, che pensano delle cose. Il megafono non mi è mai stato simpatico, però. La scala appoggiata al muro invece è carina e bella, fa tenerezza. Non c’è ironia: ho guardato le tue foto tante volte, con una nostalgia verso qualcosa che io non sono mai stata e che non ho mai vissuto, in un luogo che è stato così mio, tanto tempo fa.
    Grazie.

  34. Grazie a Alessandro, Passante e Paolo, commento il nuovo verbale.

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