Altra geografia

Pubblicato da Gianfranco Mammi venerdì 30 aprile 2010

Arrivai a Ferrara che era già notte da qualche ora. L’ingresso a Ferrara fu per me abbastanza suggestivo, e anche il viaggio lo era stato. Si entra in quella città (la quale – ove la storia d’Italia fosse andata diversamente con minor numero di avventurieri stranieri e più amore, competenza e lealtà per le cose proprie – potrebbe essere oggi la capitale d’Italia) in un modo, oserei dire, favoloso. Non so se oggi, nel 1956, si entra a Ferrara ancora in quel modo; se le cose insomma non sono cambiate dal punto di vista edilizio. Nel 1935, si entrava ancora a Ferrara come in una fiaba (e così vi entrai, per quanto vi entrassi in automobile).

Antonio Delfini, Il ricordo del ricordo, in “Autore ignoto presenta” (Einaudi, 2008), pag. 269



Un commento to “Altra geografia”

  1. quegli altri con le facce di fuliggine verdastra venivano da sopra. ma sopra per noi equivale al mondo nuovo. la geografia divenne una scelta obbligata manu militare o per il gioco nei sonno. noi arrivammo da sotto, più sotto, però. facce di risvolti e dinieghi mai esercitati. sbucammo con la gioia nel cuore e i piedi di fango, argilla e piombo. ci vennero incontro gli abitatori dei marciapiedi. avevano le luci neghli occhi, noi ne prendemmo la giusta quantità per non inciampare. io ero un bambino ormai adulto sulla trentina. avevo gli occhi chiari e i capelli alla mascagna. mio padre e mia madre parlottavano di stalattiti e stalgmiti, ma furono interrotti delle stelle. Facevano un gran baccano nel chiederci da dove venivamo e i nostri nomi. Dissero che odoravamo di stratificazioni ed erbe selvatiche dopo la pioggia. ci fecero accomodare nei risvolti di tasche e coperte. mio padre si tolse il cappello e mia madre salutò la compagnia. i nostri amici sconosciuti parlavano di come si accogono i viandanti. In cambio non preteso nulla, ma solo il racconto dei profumi della nostra terra. fu felice il nostro incontro con Ferrara che se ne andava di qua e di là a ballare e a bere acqua di sorgente. e vennero pure i giocatori della Spal e il presidente mazza volle donarmi il pallone di pezza. era il più bello al mondo. adesso non lo so, ma quando mi capita, di rado, a Ferrara antica arrivo da sopra, munito del mio vecchio cuore. ho imparato il volo e piombo giù a petto di rondine sui tetti della città a trovare gli amici del nulla a pretendere. ci sono anche mio padre e mia madre che spendono sempre i loro sorrisi nel sole di Ferrara. e appena mi addormento ci riuniamo tutti insieme, come se nulla fosse accaduto la notte del giorno del nostro arrivo. perhé quella volta a Ferrara si arrivava da tutte le parti, come se Ferrara fosse un isola im mezzo alla terra e il mare a rumoreggiare lo sciabordio dei ricordi a ridere le mani in tondo a tenersi come bambini senza nessuna vergogna o forse solo l’innocenza del niente. adesso non so di Ferrara il sorriso nascosto dalle ombre dei ponti e delle entrate delle gallerie.

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