Il formidabile esercito svizzero

Pubblicato da Sarah Spinazzola domenica 27 giugno 2010

Gli svizzeri non fanno la guerra da circa cinquecento anni, e sono ben decisi a saperla fare appunto per non farla.
In Italia si sente dire dell’esercito svizzero: «Non sapevo nemmeno che esistesse». Quando un italiano viene a sapere che l’esercito svizzero è molto più numeroso di quello italiano, dice: «Ci vuol poco».
L’esercito svizzero è servito di modello a nazioni meno languide. L’esercito di Israele è una copia di quello della Svizzera.
La Svizzera è grande il doppio del New Jersey. Il New Jersey ha una popolazione di gran lunga numerosa. Eppure ci sono seicentocinquantamila uomini nell’esercito svizzero. In qualsiasi momento, la maggior parte di essi circola in abiti da città o da lavoro. Sono un esercito in borghese, una milizia addestrata ed esperta, sempre pronta a mobilitarsi. Restano in servizio per trent’anni. Tutti e seicentocinquantamila sono preparati a presentarsi nei centri di mobilitazione o nelle basi operative in molto meno di quarantott’ore.
Se hai capito il New York Yatch Club, il Cosmos Club, il Metropolitan Club, il Century Club, il Piedmont Driving Club, puoi capire anche l’esercito svizzero.
Pensieri di questo genere mi passano per la testa mentre la Section de Renseignements – dell’Ottavo Battaglione del Quinto Reggimento della Decima Divisione di Montagna – si prepara a perlustrare un settore dell’alta valle del Rodano. Il battaglione ha avuto ordine di spostarsi, ed è compito di questi soldati informarsi con la maggior rapidità e completezza possibili su tutto ciò che il loro maggiore ha bisogno di conoscere del nuovo settore; per esempio, quanti uomini può contenere una teleferica che porta alla Riederalp? Dov’è un luogo adatto per un posto di comando alle pendici dell’alpe sopra Lax? Quanti soldati potrebbero dormire nel granaio di Schwarzenbach? E Schwarzenbach sarebbe d’accordo? Sono già state sistemate le cariche – come si è fatto in migliaia di punti strategici in Svizzera – per far saltare il ponte di Nussbaum?
Con taccuini e matite, le pattuglie della Section de Renseignements vanno da un posto all’altro a perlustrare, far domande, raccogliere elementi, prendere appunti, qualificare e descrivere persone e luoghi, fare ricognizioni di vari terreni, sorvegliare quello che si sta facendo e ricostruire quello che è successo di recente. Poi fanno un’altra scarpinata per rientrare e, sempre coi minuti contati, riassumono, mettono in ordine e presentano ciò che hanno visto e udito. Tutte queste cose sono incluse nella sostanza della parola «renseignements».
Ho una sconfinata simpatia per la Section de Renseignements. Il capo della seconda pattuglia oggi è Luc Massy, entrato nell’esercito dieci anni fa praticamente nella stessa posizione di adesso. È alto un metro e ottanta, capelli biondi e naso aquilino: curato, irriverente, tren’anni. Gli altri sono Jean-Bruno Wettstein, Denis Schyrr, Pierre Pera, Jean Reidenbach. Indossano tutti scarponi, ghette, giacca da montagna, berretto finlandese con copriorecchie di lana, e ognuno porta un fusil d’assaut che può sparare ventiquattro colpi in otto secondi e, con un supplemento di onomatopea, è noto anche come Sturmgewehr. Massy porta scarponi chiodati. La maggior parte degli altri soldati sono più giovani, ed entrando nell’esercito furono dotati di scarponi con le suole di caucciù, su cui sono scolpite croci svizzere che sporgono al posto dei chiodi. Massy dice che sente il vento del Nord, e quindi il tempo sarà stabile per tre, sei o nove giorni. A me l’aria sembra ferma: una chiara e gelida mattina di fine ottobre in una profonda vallata, sotto le Alpi da poco spolverate di neve. Usando calcolatrici tascabili e carte topografiche, la pattuglia ha tracciato un diagramma della propria missione – salite e discese, su e giù – deducendone che per compierla occorreranno undici ore. Di conseguenza, ognuno mette nel suo zaino un sacchetto di plastica per il pranzo e un sacchetto di plastica per la cena: frutta fresca, frutta secca, pane, formaggio, pâté, salsiccia, e tavolette con l’etichetta «Militärschokolade, Chocolat Militaire».

(Il formidabile esercito svizzero, John McPhee Adelphi, Milano 1987 pp 9-11)



7 commenti to “Il formidabile esercito svizzero”

  1. La Svizzera, innanzitutto, se vogliamo dirla tutta, è stata sbattuta fuori dai mondiali di calcio. ch’è? la Svizzera tiene Inler. Tu, ce l’hai Inler? Un Inler, o chi per esso, fa sempre comodo. Certo, Inler ti copre una fetta di campo enorme, spezza il gioco avversario e rilancia. Sei fai la raccolta ti sembra poco? Dico le figurine, porco giuda. Giuda? Giuda chi? Non sai giuda al presente? Giuda è il denaro, porca miseria. Gesù, però, rispetto a giuda non è mai stato lungimirante. Giuda in difficoltà economica, travolto dalla crisi capitalistica prima del ’29 ti sembra una bazzecola? Giuda che si svende per pochi spiccioli. Giuda cacciato dal mondo cristiano e cattolico, sempre per quattro soldi, mentre oggi impazza l’8xmille e anche quando non metti la firma, la chiesa mette in saccoccia che è una vera bellezza. eh? ch’è? già! Il diavolo e i quattrini. L’acqua santa e il diavolo. Il nemico interno e quello esterno e compagnia bella.
    Miseria? Eh, mò inizi un’altra tarantella, smettila.
    La Svizzera ha questo esercito di Ercolini Sempre in Piedi, sempre pronti a sacrificarsi in un eventuale guerra al di qua del proprio naso. Però, ecco dove casca l’asino, i mondiali di calcio parlano chiaro e a muso duro. Non si scherza con i mondiali di calcio. I mondiali di calcio sono come un muro contro cui vai a sbattere. Blatter non è uno svizzero inquadrato nell’esercito svizzero. E ha evitato il muro, Blatter. L’esercito svizzero stava lì che guardava la partita con una bella birra fredda sul tavolino.
    (Che Nino Manfredi in quel film girato come se lui fosse in Svizzera lui quando l’Italia segna contro la Svizzera lui esulta perché il sangue gli bolle nelle vene che il sangue non tradisce, almeno il sangue di Nino Manfredi in questo film sugli emigranti italiani in Svizzera. Anzi, nella svizzerotta. Come ci sono i varesotti e i comaschi così ci sono questi svizzerotti. Forse finire un termine con due tt è solo una questione di panzarotti, almeno in apparenza, poi semmai sotto il velo e la scorza c’è il marcio in Danimarca)
    Il mondiale di calcio è un punto fermo, un paletto invalicabile, per il riscontro oggettivo della verità storica. Questa Svizzera che sta al Nord della Lega Nord. Ti guarda dal dall’alto verso il basso e dice: Frontaliere d’un polentun fattallà. Padania fattallà. Nazionale della Padania fattallà che se c’incontriamo per una partita di calcio ti diamo dieci gol di vantaggio. Così, Padania dei miei stivali, dice la Svizzera, che la Svizzera questa nazione al di là della catena rocciose delle Ande ha la croce sul petto dice: tieniti sti 30 gol di scarto e porta a casa, Padania che stai sotto il nostro tallone di ferro di proposta economia di capitali sporchi e lordi di droga, armi e prostituzione, tutto quanto e compagnia bella.
    Avrà pure i cantoni e tutto quanto la Svizzera, così come la lussureggiante e fertilissima Padania, esportatrice legalizzata a cielo aperto di scorie e munnezza radioattiva, in accordo con Mafia-Camorra e ‘Ndrangheta, con le strade pulite di questa Padania Svizzerea che queste strade strapulite, in cui è davvero impressione passeggiare in queste strade di Clinica d’Eccellenza che a confronto è un gioiello di esempio virtuoso, rispetto ai sud di ogni sud.
    Questa Svizzera che fisicamente non ha il muro di berlino così come la Padania questo muro ce l’ha in Israele che Israele si ruba oltre il lavoro; questi coloni d’Israele si rubano la terra e le case e poi si rubano l’acqua e l’aria, persino il cielo da cui piovono bombe 1 a 100; questi padani d’Israele che a difendere Israele mò si mettono i fascisti. Allora uno scemo come me si chiede: ma chi vi ha perseguitato e incarcerati e trattati come cani lebbrosi? Voi che storia leggete e quale storia state scrivendo? La memoria, ma di quale memoria blaterate? Tutto questo per un pezzo di terra e per denaro, punto. La Svizzera è stata sbattuta fuori dai mondiali di calcio. Questo è un fatto che non ammette repliche, eppure il muro di berlino non c’è più e l’esercito svizzero della Padania come squadra di calcio sfigurerebbe persino nel campionato d’eccellenza che nei campi si gioca senza muri e nemmeno l’esercito svizzero. La Padania cantone di Svizzerea tutto un Eden di scambi di malaffare con il Boss che quando non vuole sapere sentire e vedere fa come le tre scimmiette. Però, i suoi imprenditori padani la merda radioattiva, guarda caso, la smerciano al sud con l’aiuto di quella merda di camorra. La Svizzera a-Padania ha un esercito di seicentocinquantamila, porca miseria. E, porco giuda. La Padania padania, ha questo esercito di dieci milioni di ercolini sempre in piedi senza inno di mameli pronti a farsi uccidere in combattimento come l’esercito della Svizzera. Ai mondiali la Padania ha umiliato con un secco 10 a 0 i pseudo combattenti svizzeri. gloria mundi, o cesare.
    Seicentocinquantamila uomini nell’esercito svizzero. Ci credo. nella Svizzera apadanica ci stanno tre banche a testa procapite. C’è un via vai consistente. E questi svizzeri, come i coloni d’Israele, a controllare i gioielli di famiglia.

  2. A spasso nudo per la battigia
    Passeggiava sulla spiaggia nel litorale di Cesenatico all’ora di punta mattiniera. Spiaggia piena dunque e stupore diffuso, quando il giovane ha deciso che anche gli slip erano di troppo. Camminava tranquillamente senza vestiti e quando qualche bagnante glielo faceva notare protestava e inveiva. Il cesenate è stato fermato e trasportato al vicino ospedale per una visita psichiatrica.

  3. mi sono sbagliata

  4. Pensa te che fra le tante cose che avevo pensato complimentandomi con me stesso al pensiero che non ero svizzero, non avevo mai pensato che uno dei vantaggi più belli del non essere svizzero è che non ti fai 30 anni di servizio militare. Io posso dirlo, io che di servizio militare ne ho fatto già 3 mesi più degli altri che ne ho fatto 15 mesi, e devo dire che sarei più contento a essere nato trentanni dopo in Italia, che fra le mille ragioni che è meglio essere nati trentanni dopo (fra le quali non aver visto in diretta in televisione la folla urlante che smantella il muro di Berlino) ci sarebbe anche quella di non aver fatto neanche un giorno di militare. Però, se penso che fossi svizzero mi servirebbe anche una moglie svizzera perchè con la moglie italiana che ho al presente, se oltre alle scrpette da correre e il trenino di quannd’ero bambino, dentro l’armadio le mettessi anche una divisa puzzolente e un FAL (fucile automatico leggero) tutto bisunto, mi sa che non sarei più presentemente suo marito e che sarei afflitto e solitario su un marciapiede con le scarpette da correre, il trenino, la divisa puzzolente e il FAL Fucile automatico leggero. Tutto sommato sono ancora più contento di non essere svizzero, con rispetto per gli svizzeri, che non è che essere svizzero è un male, nel senso che son anche contento di non essere ricco e essere ricco sicuramente non è un male però sto bene così come sono, non ricco e italiano; adesso che ci penso mi piacerebbe di più essere non ricco ma non italiano, almeno finchè in italia si fan leggi per mettere in galera i giornalisti. Voglio dire, la galera per i giornalisti è sempre una brutta cosa, anche per Emilio Fede (che sinceramente a volte penso che la galera se la meriterebbe) si potrebbe pensare a qualche cosa di diverso dalla galera, magari un lavoro socialmente utile: tacere. E così in questo commento ho anche inventato un’altro lavoro socialmente utile. Tacere. Mi adeguo. Adios.

  5. a me sarebbe piaciuto vedere il crollo del muro di Berlino. vedere il crollo delle torri in tv non avrei voluto invece.

  6. Adesso poi faccio come Enzo Biagi che si ricorda i fatti storici attraverso dettagli personali. Io quando la folla urlante ha iniziato a smatellare il muro di Berlino in diretta TV ero a casa mia nel tinello che guardavo la diretta TV con mio padre. Lui, che era tutt’altro che comunista, siccome non si fidava dei tedeschi, visto che si era fatto 2 anni di Lager in Germania durante la guerra, era preoccupato. Col senno di poi devo dire che forse si è preoccupato per nulla. Io che invece sono un nostalgico, col senno di poi credo che i muri non ci devono essere ne a Berlino ne a Gerusalemme, che però il muro di Berlino dovevano tenerlo in piedi, come hanno tenuto in piedi i Lager, per ricordarsi sempre che la storia mentre la vivi magari è sorprendente ma che tutto è consequenziale. Ricordarsi sempre che il nuovo e splendente Palazzo del Parlamento della Germania riunita, nasce dalle trincee delle Ardenne del 1918, passa per le adunate oceaniche all’ombra della svastica, dai campi di sterminio, e dal Muro di Berlino. A volte si tengono ricordi inutili come pupazzetti e magliettine, credo che il Muro di Berlino (almeno un pezzo) stave bene tenerlo li, a futura memoria.
    Per le due torri poi, ero a Bologna sotto i portici quando il tabacchino ha detto che un aereo si era schiantato sulle torri. Non ci volevo credere che da quel giorno tutto sarebbe stato diverso. Ma poi ho visto la guerra preventiva e altri terrorismi. E ancora nessuno ci ha spiegato da dove arrivano queste cose, quale radice storica hanno. Ci hanno detto se sono eventi nuovi con i quali dovremo fare i conti nel futuro. Personalmente non ci credo. Non avrei voluto vedere 2 aerei che si schiantano su due grattacieli ma non vorrei neppure che si desse per scontato che la nostra cultura occidentale consumistica sia considerata, in maniera scontata, la giusta cultura del governo del globo.
    Prolisso come al solito.

  7. Bambadori
    Oggi approfittando del sole sono andata con il mio amico Abdì in spiaggia e lui ci ha tenuto a dirmi che per pranzo aveva mangiato una bella insalata di bambadori.

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