Silenzio

Pubblicato da Paolo Nori sabato 18 dicembre 2010

images

Infatti in questa nuova musica non accade nulla oltre ai suoni, quelli scritti e quelli non scritti. Quelli non scritti compaiono nella partitura come silenzi, aprendo le porte della musica ai suoni dell’ambiente circostante. È un’apertura che riscontriamo anche nel campo dell’architettura e della scultura moderne. I palazzi di vetri di Mies van der Robe riflettono l’ambiente circostante e offrono allo sguardo squarci di nuvole, alberi o prati, a seconda della situazione. E mentre ammiri le strutture in fil di ferro dello scultore Richard Lippold, è inevitabile che nel reticolo tu scorga altre cose, persone comprese, se si trovano lì in quel momento preciso. Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l’ambiente chiamato Camera anecoica, sei parete di materiale insonorizzato allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo al futuro della musica.
Però puoi arrivare a questa mancanza di timore soltanto se al bivio, nel punto in cui comprendi che i suoni ci sono che tu lo voglia o no, svolti nella direzione dei suoni che non intendi ascoltare. È una svolta psicologica, e all’inizio sembra una rinuncia a tutto quanto appartiene all’umanità, per un musicista la rinuncia alla musica. Questa svolta psicologica ti porta al mondo della natura, in cui vedi, gradualmente o di un tratto, che l’umanità e la natura non sono separata, ma combinate in questo mondo, e capisci che non hai perso nulla quando hai rinunciato al tutto. Anzi, ahi guadagnato tutto. Per dirla in un linguaggio musicale, può presentarsi qualsiasi suono in qualsiasi combinazione e in qualsivoglia continuità.

[John Cage, Silenzio, traduzione Giancarlo Carlotti, Milano Rimini, shake 2010, p. 15-16]



Un commento to “Silenzio”

  1. il romanzo è come una sinfonia. ma se lo è un romanzo una sinfonia, la vita cos’è? oltre un orchestra che suona una sinfonia cosa c’è di più musicale della vita? la vita polifonoca, senz’altro.

    quando sto zitto dovrei sentire il silenzio, ma non è così. è il silenzio che esce da me e invade il silenzio rotto che poi avvine il silenzio assoluto?

    beh, adesso vi lascio nel silenzio, devo uscire di casa. sguscio da un silenzio dato a quello di fuori, interrotto, intermittente di frasi.

    non state in pensiero, poteste rompere il silenzio dei pensieri.

Lascia un commento