Sul diario dello sviluppo del pensiero umano
(tesi A)
Secondo una teoria contemporanea, l’Universo (13 720 000 000 di anni) è composto al 96 % di energia e materia di natura sconosciuta, “oscura”, e soltanto al 4% da elementi visibili come galassie, gas intergalattico, stelle, pianeti e polvere spaziale.
Fra i 70 000 000 000 000 000 000 000 di stelle (che, come afferma Wikipedia, superano la quantità totale di granelli di sabbia di tutti i deserti e le spiagge terrestri) e la quantità, ancora incalcolata, di pianeti e polvere spaziale c’è il pianeta Terra (4 540 000 000 di anni).
Una delle componenti della biosfera terrestre (3 500 000 000 di anni) è l’umanità (meno di 200 000 anni).
(tesi B)
L’umanità si vede dal di dentro, e non si vede dal di fuori. L’umanità non ha né specchio, né amico.
L’umanità prova a riflettersi nei propri pensieri.
Nei pensieri degli individui, dato che l’umanità è composta dal flusso degli individui.
Il pensiero si trasmette da una persona all’altra e, col tempo, si materializza o sparisce (oppure, secondo Vernadsky, non sparisce, ma rimane per sempre nella noosfera)
Il destino del prodotto materializzato del pensiero dell’ individuo può essere diverso. Per esempio:
Il prodotto materializzato del pensiero del cuoco (anche se è un saggio) sarà mangiato o gettato nel pattume.
Il prodotto materializzato del pensiero del boia (anche se è un saggio) sarà sepolto.
Il prodotto materializzato del pensiero di un filosofo, scrittore, artista, architetto (anche se è un idiota) può ottenere la fama come vetta del pensiero umano.
Se un prodotto del pensiero diventerà noto oppure no, dipende dalla finezza del presentimento intuitivo dell’archeologo (se il prodotto è stato perso nel passato e serve un archeologo per trovarlo), dalla direzione del vettore della condizione emotiva del critico, e dall’ideologia prevalente nella società.
La lista dei prodotti del pensiero, messi in ordine cronologico, può essere letta come un testo.
Questo testo può essere considerato (ed è veramente considerato in questo modo) come il diario dello sviluppo del pensiero umano.
(antitesi)
A. L’umanità è costretta a pensare a se stessa in condizioni scomodissime per uno che pensa a se stesso: lo fa sotto il peso della presenza dell’ Universo, incomparabilmente più grande dell’ umanità.
B. La scelta dei prodotti del pensiero dell’umanità che meritano di essere noti non ha criteri, è imprevedibile e dipende dalla fortuna dell’archeologo e dall’equilibrio chimico nel sangue del critico.
E questo fatto depriva il mondo della sua confortevolezza. Come è possibile credere nella verità documentaria e nel valore indiscutibile del diario dello sviluppo del pensiero umano, sapendo che si trova su un piedistallo così instabile?
(sintesi)
Non siamo in grado di rinforzare il piedistallo. Non abbiamo la possibilità di ridurre l’Universo, aiutare l’archeologo a essere più fortunato e influenzare in modo benefico la condizione emotiva del critico.
Però, siamo in grado di rinforzare il diario stesso, in modo che, anche cadendo dal piedistallo non vada in pezzi, ma rimbalzi in avanti come una palla di gomma.
Per ottenere tale risultato è necessario raggiungere di nuovo quelle vette del pensiero umano, già raggiunte una volta e segnate nel diario. Moltiplicando i risultati del loro raggiungimento, passo a passo le speroniamo fino alla vita quotidiana, il che vorrà dire che:
1. L’umanità nella sua crescita ha raggiunto le proprie vette
2. Il diario delle vette del pensiero umano è ormai immune alla caduta da qualsiasi piedistallo
Si allega un elenco delle vette principali del pensiero umano da copiare
1. impronta di mano preistorica (di non si sa quando)
2. bisonti della grotta di Font de Gaume (Da 36.000 a 10.000 anni)
3. busto di Nefertiti (circa 1330 a.C.)
4. Trinità di Rublev (1410)
5. Cristo morto di Mantegna (1475-1478)
6. Gioconda di Leonardo (1503-1506)
7. Urlo di Munch (1893)
8. Quadro nero su sfondo bianco di Malevic (1915)
9. Fountaine di Duchamp (1917)
10. Questa non è una pipa di Magritte (1929)
11. Campbellsoup di Warhol (1968)
P.S.
Se durante il lavoro si avesse l’impressione che nell’elenco manchino una o più dell vette del pensiero umano veramente significative per l’umanità o sia stato incluso qualcosa di assolutamente irrilevante, si prega di non attribuire a questo fatto particolare importanza. Come è stato fatto notare più sopra, anche nell’elenco completo gli artefatti entrano secondo una logica imprevedibilmente casuale.
(inviato dal badante grafico Timofej Kostin)













La fama è la vetta del pensiero umano? L’archeologo trova ciò che resta, non le vette. Soltanto ciò che resta. Esiste un pensiero-fossile, mai trasmesso nè concretizzato in un artefatto? E il diario, come potrebbe eventualmente annotarlo? Ma vah che ti ho preso sul serio. Era da prenderti sul serio, vero? In una logica casuale e imprevedibile, ovviamente. Serio nel casuale. Già.
Secondo me non dice che la fama è la vetta del pensiero umano. Secondo me dice che il prodotto del pensiero dell’artista, diversamente dal prodotto del pensiero del cuoco, o del boia, in quanto considerato vetta del pensiero umano, ottiene una fama che fa sì che non venga ingurgitato né sepolto, ma conservato. Anche se l’artista è un idiota. Il che vuol dire che la fama la può ottenere anche un idiota.
Il prodotto materializzato del pensiero di un filosofo, scrittore, artista, architetto (anche se è un idiota) può ottenere la fama come vetta del pensiero umano.
Non avevo capito che fosse così, la frase : Il prodotto dell’artista, che è la vetta del pensiero umano, può ottenere la fama (a prescindere). La fama “dona” il ricordo attraverso la conservazione e lo consegna ai posteri, che lo giudicheranno. Se moltiplichiamo le vette che raggiungeremo, tutto diventa vetta e il piedistallo non esiste più perchè non serve più. Ma così l’umanità non ha più picchi, nè alti e bassi. Così l’Umanità di “divinizza”. Non arriva al quotidiano perchè nemmeno il quotidiano esiste più. Il piedistallo non poggia più su un quotidiano perchè non esistono più nessuno dei due. E’ un discorso idiota che sto facendo, magari molto artistico, e mi sto prendendo la mia quota di fama idiota. Ho capito giusto?
Chiedo perdono per mio italiano pococapibile.
La seconda interpretazione della frase che contiene la parola “fama” è giusta.
Non pensavo alla fama, scrivendo il testo. Piuttosto mi disturbava l’infamia.
Non può cadere più dal piedistallo perché diventa più basso di ogni piedistallo.
Scusa Tim Kostin, che ho scherzato perchè pensavo che fosse stato Alessandro, a scrivere il post, che lui un po’ lo conosco telematicamente e allora mi ero permessa di scherzare. Ho cercato di leggere te adesso invece, per conoscerti, per provarci, almeno. Forse allora intendevi Abissi come Vette. Elevarsi alla fama e/o sprofondare nell’infamia. Essere più basso di qualsiasi piedistallo è persino al di sotto del quotidiano però, o è il quotidiano stesso? Concettualismo ridotto come dici tu? Ti riferisci alla riproducibilità dell’arte, all’ultima pagina del diario? Scusa, ma vorrei capire meglio cosa intendi. Il post è molto bello, ma molto ermetico, per me. E mi piace l’evocazione dei concetti che fai attraverso le parole, ma mi sento tanto un acaro, se non capisco. Se non capisco le cose, mi sembra di osservare una bacheca con tanti reperti archeologici importantissimi, ma che io non so decidere se sono belli oppure no. Certe volte è necessario che qualcuno me lo dica, lo ammetto.
Ciao B. Mi trovo in difficoltà. Adesso spiego perché. La storia è cominciata 19 anni fa. Facevo gli esami di ammissione a un’Accademia d’Arte a San Pietroburgo. Ho costruito un testo e, abituato a scuola a spiegare le proprie idee, volevo raccontare quello che ho scritto al vecchio professore che sceglieva gli studenti per il suo corso. Lui ha fatto una smorfia, si è nascosto dietro le proprie mani e mi ha detto con la voce cigolante: “Ferma subito. Se vuoi essere mio studente, proibisco per sempre di spiegare quello che hai già scritto. Se hai scritto male, niente da fare. E comunque, da ogni testo si può capire molto di più di quello che l’autore intendeva mettere dentro - e del contenuto del testo e a proposito dell’autore stesso. Ci vuole un minimo di attenzione e di flessibilità logica. Da oggi sarà un taboo per te - spiegare qualsiasi cosa che hai già fatto”. Da quel momento vivo con questo taboo, e quindi, anche volendo, non posso, non devo, non riesco
Ciao Tim Kostin (che lo dovrei sapere che il nome è Tim e il cognome deve essere Kostin, ma mi trovo nel taboo del timore della troppa confidenza, se ti chiamo Tim). Ma dai, ma che bella questa storia, Tim Kostin, non avrei saputo cavarmi d’impiccio meglio! Sono d’accordo col tuo insegnante e perciò anche con te. Resterò un acaro petulante. Bravo!!!
Tim :)
hai avuto un gran professore, io credo.
è un bel taboo quello di insegnare le persone a non dover ritornare sugli argomenti mille volte per spiegarli e rispiegarli e riformularli ma invece, semplicemente, lasciar parlare i gesti o le parole o i disegni.
è una bella storia. bella sul serio.
grazie.
volevo solo complimentarmi per la struttura del testo che segue perfettamente le regole della scolastica (vabbè manca la quaestio iniziale, ma abbuono). Tommaso d’Aquino sarebbe orgolioso di te.
Uhm… mi sa molto da concettualismo ridetto.
Detto e ridetto?
Principio di Popoff (Università di Pietroburgo): mai ridire quel che si è detto, né con le stesse, né con altre parole.
Comma pop-off: se una cosa non val la pena di essere ridetta, non val neppure la pena di essere detta.
/”Dopo che il Maestro ebbe scolato il secondo bicchiere, i suoi occhi diventarono vispi e coscienti”./
Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov