Verbale

Pubblicato da Paolo Nori domenica 28 marzo 2010

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 13 MARZO 2010

La riunione inizia alle ore 16,00 nella nuova sede della Biblioteca delle Arti, dove ci riuniremo anche la prossima volta. I bagni sono in fondo a sinistra. Giovanni Previdi ha portato alcune copie de “La fondazione” di Raffaello Baldini e dell’autobiografia di Franco Loi. Alla fine della riunione poseremo una targa in memoria dell’assenza di Learco Pignagnoli in questo luogo. Saranno presenti anche i massimi rappresentanti della ditta Scoppiabigi e Figli, presso cui lavora Pignagnoli come custode del loro lupo. Subito dopo ci sarà l’incontro con Giuseppe Bellosi, traduttore de “La fondazione” dal dialetto di Santarcangelo di Romagna in italiano. La riunione di maggio (probabilmente il 22) si terrà nuovamente allo Spazio Gerra. Il numero cinque uscirà ai primi di luglio; Tim Kostin sta lavorando alla nuova copertina. In occasione del due giugno, festa della repubblica, siamo invitati dal Teatro delle Albe nel quartiere multietnico di Ravenna; il primo giugno si farà una presentazione serale dell’Accalappiacani; il giorno dopo, di mattina, si farà la nuova riunione. Il pernottamento è gratuito ed è possibile prenotare anche camere singole, ma chi ha intenzione di venire deve dare conferma in tempi brevi (a paolo.nori chiocciola gmail.com). Sono arrivate in redazione altre lettere ai direttori di quotidiani, e anche alcuni racconti per il numero sei della rivista. Il numero cinque avrà circa 160 pagine. Paolo Nori legge alcune lettere: una sulla proposta di dotare di uniformi i tassisti di Milano, una sulla proposta di vaccinare i pendolari, una sugli applausi di pessimo gusto ai funerali di Stato, una sulla proposta di fare le visite fiscali via webcam. Un’altra in cui non ci si stupisce di tutte queste frane e terremoti, dal momento che la terra è destinata a diventare piatta nel corso dei millenni. In un’altra lettera si confrontano le capacità di disturbo dei cani e dei bambini, e si propone una tassa; in un’altra si fa notare che i bambini sono già tassati.
Alessandro Bonino chiede se tutte queste lettere sui cani e sui bambini andranno pubblicate di seguito. Per Paolo Nori sì, ma si può anche pensare di intervallarle con altri pezzi. Secondo Paolo Domenici funzionano meglio tutte insieme.
Paolo Nori legge una serie di lettere sulla proibizione di macellare carne di cavallo nel piacentino, dove ci sono piatti tradizionali a base di carne equina. Gli viene il dubbio che alcune lettere siano inventate. A questo proposito, ritiene ancora valida la possibilità di dichiarare, nel numero cinque, che x lettere sono inventate, e che chi le indovina tutte vincerà la collezione completa dell’Accalappiacani. Poi legge alcuni messaggi brevi, che non sono vere e proprie lettere al direttore; si tratta di interventi su temi proposti da un giornale gratuito di Bologna. Ce ne sono di molto interessanti.
Alessandro Bonino chiede se utilizzeremo la lunga lettera di quella persona che si ritiene perseguitato da una setta religiosa. Per Paolo Nori non è il caso, dal momento che non è una lettera ai giornali; Alessandro è d’accordo.
Paolo Domenici legge una lettera sul corretto uso della freccia nelle rotonde stradali, dal Giornale di Brescia, novembre 2009.
Paolo Nori legge quella che descriva una passeggiata lungo il Mella, con il ritrovamento di una mazza da tamburo (Lepiota procera) abbandonata su un tavolo da picnic.
Daniele Benati si ricorda di un paio di belle lettere da Trieste; Paolo Nori legge quella di una signora triestina offesa da un’automobilista villano, poi quella che discetta sul significato della parola “libero” sulle carte di identità: libero da cosa? Dalla moglie defunta? Allora era meglio la parola “vedovo”.

Ore 17,00 – 17,23: pausa per sigaretta e caffè.

Paolo Nori legge alcuni pezzi arrivati per il numero sei, quello centrato sulla geografia; tra questi il brano sulla Sardegna, scritto da uno che non c’è mai stato. Paolo Domenici è d’accordo. Per Paolo Nori questo racconto è simile a quello, già letto in altre riunioni, sulla Basilicata; il problema è che non possiamo fare un numero tutto così. Questo numero non riesce ancora a vederlo, come struttura.
Alessandro Bonino ricorda che sul sito dell’Accalappiacani era arrivato un bel commento sul significato di “geografia”.
Giovanni Maccari è d’accordo sul valore di questo commento; ognuno ha una propria concezione della geografia, che è una cosa molto personale.
Per Giovanni Previdi il numero sei ha senso se si riescono a coprire tutte le regioni italiane. Secondo Daniele Benati è un risultato molto difficile. Per Paolo Albani non c’è contraddizione tra le due posizioni: fa lo stesso se non ci sono tutte le regioni.
Paolo Vìstoli propone di concepire la rivista in sé come regione geografica, in occasione del numero sei. Secondo Paolo Nori la proposta è un po’ bizzarra e centripeta.
Per Paolo Albani il numero sei può avere un titolo ben strutturato (es. “Manuale delle regioni d’Italia”) : in mezzo ci può stare di tutto.
Paolo Nori fa notare che i pezzi arrivati sono molto diversi per tono.
Secondo Paolo Albani questo non è un problema: si tratta di un manuale “atipico”.
Gessica Franco Carlevero immaginava il numero sei come un manuale con una parte introduttiva (o finale) contenente riflessioni sul significato di geografia; il resto sarebbe stato suddiviso per regioni con l’uso di “rubriche” (es., soprannomi in uso nella zona; miracoli tipici, ecc.) e poi anche alcuni racconti. I titoli possono essere liberi, ma collegati a temi o rubriche (es., “fiumi”).
Paolo Domenici chiede se le rubriche debbano essere ripetute uguali per tutte le regioni.
Secondo Gessica non è necessario.
Per Giovanni Previdi la struttura (non i contenuti) del numero sei dev’essere verosimile; gli sembra un lavoro enorme, da fare.
Paolo Vìstoli rileva che anche i giornali hanno una struttura forte (prima pagina, esteri, interni, sport, ecc.), ma poi il contenuto è spesso sabotato e nessuno si lamenta.
Per Paolo Nori sarebbe bene, per cominciare, cercare di coprire bene le regioni del nord Italia e vedere come riesce la cosa.
Paolo Albani ricorda che Giampaolo Dossena ha fatto delle belle guide sul nord, e anche su Cremona. Paolo Nori pensa che si possa chiedere l’autorizzazione a inserire nel numero sei brani già pubblicati. Gessica Franco Carlevero dice che sta trovando moltissime cose già pubblicate che starebbero bene nel numero sei.
Giovanni Maccari nota che tanti viaggiatori stranieri hanno scritto cose strampalate sull’Italia (es., Stendhal); si potrebbe pensare di ritradurli.
Paolo Nori è d’accordo e ricorda il brano di Camus su Siena, indicata come luogo in cui lo scrittore vorrebbe morire, ripreso anche da Piergiorgio Bellocchio in “Al di sotto della mischia”.
Secondo Gessica Franco Carlevero, l’impostazione del numero sei non dev’essere basata solo sul comico, perché non funziona.
Giovanni Maccari propone che nella rivista sia inserita una carta geografica, con dei puntini che indichino i luoghi di cui si parla nel numero. Per Paolo Nori è una bella idea.
Daniele Benati prende la parola per dire che ha una guida letteraria d’Italia. Però non l’ha mai letta.
Paolo Nori propone di aprire una casella di posta elettronica per raccogliere i contributi relativi al numero sei: si decide di chiamarla atlante@laccalappiacani,it. Potranno essere mandate sia cose già edite, sia brani scritti da noi (anche già presentati in passato); si decide che il numero sarà curato da Gessica Franco Carlevero e Paolo Albani.
Per Paolo Domenici sarebbe utile avere al più presto una lista dei temi che potranno far parte del numero; Paolo Nori è d’accordo, ma ritiene che tale elenco non debba essere troppo vincolante. Per esempio, potrebbero essere pubblicati i regolamenti comunali di Reggio Emilia inviati tempo fa da Silvia Marmiroli.
Giovanni Maccari propone che si cominci intanto con una regione per vedere come si configura il risultato.
Paolo Vìstoli nota che qualcosa di simile esiste già, il numero monografico di “Panta” (n. 25 del 2006) intitolato “Emilia fisica”. Secondo Paolo Nori, che di quel numero è stato il curatore, la pubblicazione era organizzata in modo diverso rispetto al progetto attuale.

Paolo Nori propone un tema per un numero futuro dell’Accalappiacani, la scrittura imitativa: cosa si può o non si può copiare (nel senso di prendere spunto da qualcuno – non di farne la parodia). Fa l’esempio di Trevisan, che scrive come Bernhard, ma ambientando tutto a Vicenza.
Secondo Daniele Benati a volte si nota l’influenza di un autore sull’altro, ma il libro del secondo resta comunque autonomo. In Spagna attualmente c’è un po’ la moda di imitare Bernhard.
Paolo Nori osserva che Marcos y Marcos ha pubblicato parecchie cose sul tema del “copiare” in letteratura. Anche Leonardo Sciascia nel suo “Candido” ha fatto un’operazione del genere. Come dice Diderot, ogni opera originale ne produce 5-600 gli autori delle quali servono dell’opera originale come i geometri si servono delle formule geometriche, dice Sciascia, e io ho fatto la stessa cosa.
Secondo Daniele Benati questa proposta è molto impegnativa ma molto interessante.
Giovanni Maccari segnala un libro di Michele Mari identico a un’opera di Céline.
Daniele Benati osserva che più che altro è identico alla traduzione che ne ha fatto Celati.
Giovanni Maccari nota che comunque il libro di Mari non funziona, perché è una pura e semplice imitazione. Daniele Benati è d’accordo; il libro non decolla mai.
Paolo Nori ricorda che la prossima riunione si terrà sempre qui alla Biblioteca delle Arti, il 17 aprile, alle ore 15,30.

La seduta è tolta alle ore 18,00



6 commenti to “Verbale”

  1. i radiogiornali potrebbero andare nel numero geografico?

  2. Nessuno ricorda i Luoghi letterari di Giampaolo Dossena? Io l’ho conosciuto (il libro) proprio grazie a Paolo Albani! O è quella guida che Daniele Benati dice di non aver mai letto?

  3. Secondo me i radiogiornali potrebbero andare bene nel libro di geografia, c’è stato anche un tentativo di raccolta in quella direzione.
    Luoghi letterari di Giampaolo Dossena invece non l’ho mai letto, però ho letto invece Viaggio in un paesaggio terrestre di Giorgio Messori, e ci sono delle parti belle.

  4. e il libro di Mari? Perché tal reticenza sul titolo? (e no, non ho abbastanza soldi per comprare delle vocali)

  5. tentativo di raccolta in quella direzione sarebbe un bel titolo

  6. Il libro di Mari è certamente “Rondini sul filo”. Splendido come solo i libri di Mari sanno essere.

Lascia un commento