Verbale del 16 gennaio 2010

Pubblicato da Paolo Nori mercoledì 20 gennaio 2010

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 16 GENNAIO 2010

La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 6 febbraio alle ore 15,30, nello stesso luogo. In tale occasione, dopo la riunione, si svolgerà il primo degli incontri della rassegna “Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico)”. Daniele Benati parlerà del suo primo romanzo, “Silenzio in Emilia”, pubblicato da Feltrinelli nel 1997 e riproposto l’anno scorso da Quodlibet. Come la rassegna del 2009, anche quest’anno si tratta di incontri di “approfondimento” con l’autore, per cui bisognerebbe aver letto il libro prima della riunione. A questo proposito, oggi ci sono alcune copie di “Silenzio in Emilia” che è possibile acquistare che le ha portate apposta Giovanni da Bologna.
Altri autori che si pensava di invitare sono Luigi Bellosi, poeta romagnolo che ha tradotto benissimo in italiano l’ultimo lavoro di Raffaello Baldini (“La fondazione”), Serena Vitale (che ha scritto “Il bottone di Puskin”, una narrazione stupefacente degli ultimi sette giorni di vita di Puskin) e Maurizio Milani, il comico di Piacenza che, tra i comici che scrivono libri, è forse quello che ha ottenuto i risultati più interessanti. E poi pensavamo di invitare anche Errico Bonanno, autore di “Sarà vero”, storia degli imbrogli che hanno avuto degli effetti concreti nella vita di tutti i giorni.

Paolo Vìstoli dichiara di conoscere Luigi Bellosi, che in paese è conosciuto con il soprannome di “Piocò”.

Paolo Nori legge due mail che sono arrivate al sito dell’Accalappiacani, una da parte di una russa di nome Natalia che sarebbe stata contattata per un incontro, l’altra inviata da tale Aleksej Pavelkov, ucraino, che cerca un partner commerciale in Italia. Entrambe le mail sono bellissime, ma non rientrano nel tema del numero 5 della rivista.
Segue la lettura di una lettera al quotidiano “L’Adige” del 9 giugno 2009, che tratta diffusamente di una cena dalle porzioni minime; è talmente bella che sembra finta.
Mauro Orletti assicura che la lettera è vera ed è stata veramente pubblicata dal quotidiano.
Paolo Nori legge una lettera da “La stampa” del 27 maggio 2009 su Barack Obama e sottolinea che ce ne sono molte altre su Cofferati, Berlusconi, ecc.; si potrebbe creare una specie di rivisitazione degli ultimi avvenimenti con varie lettere di tenore anche in contrasto tra di loro.
Altre lettere sono inspiegabili e uno si chiede che cos’è che ha spinto gli autori a scriverle. In ogni caso Paolo Nori è molto contento del materiale fin qui raccolto; propone solo di togliere i titoli che alcuni giornali usano mettere; anticipano il contenuto della lettera, e non ce n’è bisogno. Sarebbe bene forse anche togliere i riferimenti del giornale e della data; l’ordine cronologico sarebbe garantito dalla successione dei pezzi, mentre le testate giornalistiche si potrebbero mettere alla fine del volume. Inoltre, se le lettere hanno rilevanza esclusivamente locale, la città (o almeno l’area) si desume anche senza il nome del giornale. A questo proposito Paolo Nori legge due lettere segnalate da Vanessa Sorrentino, tratte da “La voce” di Forlì – una sul settore risorse umane e l’altra sulla spiaggia ricoperta di merde di cane; quest’ultima sembra scritta da Ugo Cornia.
Bisognerà riuscire a montare tutto questo materiale, assieme ad altro che arriverà, entro fine marzo. In realtà potremmo uscire con il numero 5 a giugno, ma sarebbe meglio rispettare il termine di maggio 2010, perché in quel mese si tiene la Fiera del libro di Torino. Non è necessario riuscire a coprire tutfa l’Italia. Vale la pena di guardare anche i supplementi mensili di alcuni giornali nazionali; bisognerà dividersi il lavoro.

Giovanni Previdi legge alcune lettere tratte da “Repubblica”, una sull’accattonaggio alla chiesa della Grada e l’altra sull’Hera e il divano.

Mauro Orletti legge da “Il giornale di Vicenza” una lettera sulle multe esagerate fatte a Bassano contro chi piscia per la strada; ne legge poi un’altra, dal “Corriere della sera”, pagina nazionale, in merito alle previsioni totalmente sballate di un mensile di astrologia per l’anno 2008.

Giovanni Maccari chiede se si strutturerà il numero 5 sulla base di “rubriche”.
Per Paolo Nori, per il momento, è necessario raccogliere il materiale; poi, tendenzialmente, si inizierà a mettere le lettere in ordine cronologico e a quel punto si vedrà. Un altro elemento importante sono le illustrazioni; ad oggi ne sono arrivate una decina, che sono ancora poche; bisogna ottenerne di più. Alcune le ha nel portatile e sarà possibile guardarle durante la pausa. Queste saranno messe sul sito dell’Accalappiacani come esempio. Tim Kostin aveva chiesto di aggiungere, a quelli già elencati nel verbale precedente, anche i seguenti temi: il quadrato nero di Malevic, l’orinatoio di Duchamp, la Marilyn Monroe di Andy Warhol, il barattolo della Campbell sempre di Warhol, il busto di Nefertiti, gli animali dipinti nelle grotte preistoriche. Il termine per inviare i lavori è il 28 febbraio.
Irene Russo chiede se possono mandare disegni anche persone che sanno disegnare. La risposta è sì.

Paolo Colagrande legge alcune lettere mandate al quotidiano “La libertà” di Piacenza, una sul Sig. Ciolli e le ronde, l’altra su Obama.

Per Paolo Nori non dobbiamo cercare solo lettere per così dire “comiche”, ma anche lettere “belle”, che siano scritte bene e facciano pensare o siano interessanti per motivi diversi dal fatto che fan ridere (per esempio, c’è una lettera sugli elenchi del telefono che ormai non si trovano più; non fa ridere, ma è molto interessante). Legge poi una lettera tratta da “Repubblica” a proposito di Ignazio La Russa, incontrato a Barcellona da un gruppo di giovani italiani. Legge infine una lettera spedita al sito dell’Accalappiacani da un signore che segnala una polemica tra sostenitori e oppositori della macellazione del cavallo a Piacenza; su “La libertà” sono state pubblicate parecchie lettere in proposito, ma non ha voglia di ricopiarle e spedirle alla rivista; Paolo Nori propone di rispondergli di fare una finta lettera che riassuma i termini della questione.

Luigi Pilla chiede se nel numero 5 ci sarà spazio anche per le scritte sui muri. Secondo Paolo Nori è difficile, perché le lettere sono talmente autoesplicative che inserire un’altra linea narrativa può essere un problema.
Giovanni Maccari è d’accordo. Anche le lapidi, e meglio inserirle nel numero 6.
Marco Manicardi comunica che ieri ha mandato a Paolo Nori una serie di foto di lapidi commemorative (ad esempio quella che ricorda la vacanza di dieci giorni di Leopardi a Ravenna).

16,50-17,10: pausa per sigaretta e caffè. Alcuni non fumatori guardano le illustrazioni di cui sopra nel portatile di Paolo Nori. Durante la pausa arriva Ugo Cornia.

Paolo Nori ricorda che se qualcuno vuol comprare una copia del libro di Daniele Benati, Giovanni le ha portate da Bologna apposta per venderle.
Gianfranco Mammi legge tre lettere pubblicate dalla “Gazzetta di Modena”, una su un’aggressione alle piscine comunali, una sui saluti romani e una sui conigli che fanno baldoria al sabato notte.
Francesco Niccolai legge parecchi sms mandati ai giornali su temi proposti dalla redazione (ad es. sui funerali di M. Jackson, sulla Gelmini e il tempo pieno, ecc.).
Secondo Paolo Nori gli sms possono servire per “spezzare” la continuità delle lettere.

Mauro Orletti legge una lettera di Laura Picco pubblicata nel 2008 dalla “Gazzetta del Sulcis Iglesiente”; è talmente bella che è un peccato non pubblicarla solo perché non è del 2009.
Anche Paolo Colagrande è d’accordo. Si decide all’unanimità di pubblicarla nel numero 5.
Mauro legge una bella lettera sui cerchi nel grano di Monte Jesi e gli UFO.

Paolo Nori suggerisce di raccogliere tutto il materiale entro fine febbraio, in modo da avere l’intero mese di marzo per procedere al montaggio. Poi passa a parlare del numero 6 della rivista; alcuni testi sono già arrivati, ma – a parte le due mail lette all’inizio della riunione, gli sembra che non ci sia niente di utile. Legge un pezzo inviato da Patrizia Barchi, una sbobinatura della vita di Dotto Santini. Gli sembra una sbobinatura bella, anche se sembra molto elaborata, ma chissà se si riesce a inserirla in qualche modo nel numero 6.
Ugo Cornia chiede “Ma qual è tono del numero 6?”.
Paolo Nori risponde “Non so”.
Giovanni Maccari dice che aveva capito che si dovesse partire da dati geografici, dividendoli per regioni.
Paolo Nori dice che lui non l’aveva capita così.
Per Ugo Cornia la geografia varia molto, anche nel tempo. A lui personalmente non è chiaro che cosa sia la geografia.

Per Paolo Nori l’idea era prendere un libro di geografia delle medie, e poi sostituire gli argomenti con filoni tipo i soprannomi locali, le scritte sui muri, ecc.; ma come si fa poi a inserire anche dei brani narrativi?
Secondo Ugo Cornia anche i racconti possono avere una connotazione locale o almeno regionale; fa l’esempio del “matto” di Spoleto, che lui ha incontrato tutte le poche volte che è andato a Spoleto; si trattava di un signore che cantava musica lirica nella piazza del Duomo, e poi subito dopo si metteva a bestemmiare; dopo un po’ usciva il prete del duomo, che lo rabboniva con parole buone. Si tratta del classico tema del “matto di paese”.
Per Ugo Cornia la decisione più importante da prendere è il taglio che si vuole dare al numero 6; bisogna avere un’idea anche vaga della forma che vogliamo dargli. Per esempio, si può decidere di basarci sulla descrizione di luoghi (piazze, paesi, città, bellezze naturali); oppure di utilizzare gli strumenti geografici ribaltandone il senso (cartine, medie, grafici). Si potrebbe far leva su sondaggi inventati – ad esempio prendendo sei amici o conoscenti di tre diverse fasce di età, tre femmine e tre maschi, e poi costruirci sopra un sondaggio europeo su un tema qualsiasi.

Mauro Orletti comunica che ha parlato di questi problemi con Gessica Franco Carlevero, che curerà il numero 6; secondo Gessica è difficile replicare tutte le tematiche su tutte le regioni italiane.

Paolo Colagrande chiede se esistono ancora le cartine mute, quelle che una volta si compravano dal tabaccaio.
Irene Russo risponde che esistono ancora, ma non si comprano più dal tabaccaio.
Secondo Paolo Colagrande, durante gli esercizi in classe saltavano fuori cose impensate, con le cartine mute.
Ugo Cornia ha recentemente interrogato una sua allieva sulla scoperta dell’America, e si è reso conto che lei non aveva idea di dove fosse l’America in concreto. Poi bisogna anche fare una distinzione tra geografia visiva e geografia discorsiva.
Per Irene Russo un buon esempio è Europeana; anche nel numero 6 si potrebbero mettere i titoletti a fianco del testo, come in un libro di studio.
Secondo Paolo Nori per fare un’operazione come quella di Ourednik ci vuole uno bravissimo che riunisca tutto il materiale con una voce sola. Significa scrivere un capolavoro, e gli pare un po’ difficile.

Giovanni Previdi suggerisce di prendere un sussidiario delle elementari e sostituire le voci con gli argomenti che sono saltati fuori durante le riunioni.
Irene Russo fa notare che questi argomenti si adattano più alle città che alle regioni.
Per Paolo Nori questa osservazione è giusta; anche i miracoli sono distribuiti per città e non per regioni.
Ugo Cornia ritiene però che i miracoli son tutti uguali (es. San Geminiano e San Prospero han fatto le stesse cose, rispettivamente a Modena e a Reggio Emilia).
Qualcuno fa notare che è in arrivo l’anniversario dell’unità d’Italia.
Per Paolo Colagrande si otterrebbe un libro bellissimo semplicemente raccogliendo tutte le targhe dedicate a Garibaldi un po’ dappertutto in Italia.
Alle 16,55 Ugo Cornia va in terrazzo a fumare.
Paolo Nori fa notare che la geografia non c’entrerebbe più. O almeno, sarebbe un misto di storia e geografia. Bisogna parlare con Gessica alla prossima riunione. Se si vuole optare per un’operazione all’Ourednik, con una voce molto fredda, bisognerebbe cambiare tutta l’impostazione ed è essenziale parlare con Gessica, che curerà il numero. Per la prossima volta, si raccomanda di portare testi interessanti – anche se non sono lettere, anche libri che avete letto e che suggerite.

Ugo Cornia rientra alle ore 18,00 e legge due righe da “Rapporto tra i sessi” di Erving Goffmann; gli piace l’idea delle distribuzione delle donne nelle famiglie un po’ sotto forma di bambini, un po’ sotto forma di mogli.
Paolo Nori gli chiede se si ricorda la telefonata di pochi giorni fa: cos’era quella cosa di cui parlavano, collegata all’idea che a un certo punto una moglie (o un marito) si trasforma in un comò?
Ugo Cornia non se lo ricorda; era un discorso collegata a qualcosa, ma si ricorda solo il pensiero finale, cioè che il mondo è un gigantesco film porno dove però non si vede mai la figa. È stata una telefonata di un’ora e mezzo, si ricorda. Ci manca solo l’inizio e la metà del discorso.

Per Giovanni Maccari un’impostazione tradizionale per il numero 6 può andar bene, ma se non c’è la struttura, viene a mancare una parte del gioco; ad esempio, il suo pezzo sui posti di Firenze dove è morto qualcuno, avrebbe senso?
Gea Vecli fa notare che nei numeri con impostazione “tradizionale” il tema proposto non saltava fuori molto.
Secondo Ugo Cornia un conto è prendere un sussidiario e imitarlo, tutt’altra cosa è partire dai pezzi che arrivano. Nel primo caso non si può far altro che scrivere delle caricature del sussidiario.
Giovanni Maccari dice che sarebbe più facile costruire un numero attorno a una struttura precisa; poi nulla vieta che, a posteriori, si veda che cosa è arrivato in redazione e si decida anche in base a quello. Un po’ come nel numero 4, in cui il racconto di Ugo si inserisce senza sforzo, pur essendo un numero monotematico.
Per Paolo Nori l’inserimento del pezzo di Ugo nel numero 4 funziona perché è molto compatto e monografico. Altro dubbio: dopo due numeri così forti, fare un numero con un tema vago è un rischio. Se ne riparla in febbraio, che ci sarà anche Daniele Benati.

Elisabetta Cani si chiede “Che cos’è la geografia?” Noi ci ricordiamo i sussidiari, ma la geografia è un’altra cosa. Federico Ferretti, nel suo “Geografia senza mappe”, ha reso bene l’idea di una geografia anarchica, indipendente dal potere. La geografia, se la prendi come una cornice letteraria, è un conto; se cominci a grattare la superficie, bisogna rifletterci in maniera meno ludica. Ci sono i GPS, i satelliti, i potentati. Quindi o descriviamo dei luoghi in modo leggero, oppure ci dobbiamo interrogare a fondo. Ad esempio, i generali francesi dicevano che avevan perso la guerra perché avevano carte geografiche antiquate, mentre quelle tedesche erano aggiornate.

Paolo Nori è sostanzialmente d’accordo. Per esempio, in Italia puoi fare delle cose che in Svizzera te le scordi, vai in prigione, – e viceversa. Nello spazio di un chilometro un’azione illecita diventa lecita.
Ugo Cornia fa l’esempio dell’esilio nell’Ottocento: il Casanova di Schnitzler era in esilio a Mantova; Castiglion de’ Pepoli accoglieva “esiliati” da Firenze e da Bologna.
Paolo Nori aggiunge che nella “Certosa di Parma” da Parma, si scappa a Cremona, che è oltre confine.
Giovanni Maccari ricorda che Dante era in esilio in Lunigiana.
Ugo Cornia sottolinea che proprio oggi si svolgono le celebrazioni di Craxi a Hammamet.
Paolo Nori chiude la riunione dicendo che lasciamo il discorso in sospeso e ricorda che, se qualcuno vuol comprare una copia di Silenzio in Emilia di Daniele Benati, c’è Giovanni che le ha portate apposta da Bologna per chi le vuole.

La seduta è tolta alle ore 18,20.



25 commenti to “Verbale del 16 gennaio 2010”

  1. Qui c’è un ritorno al futuro e al passato, nel verbale che io l’ho letto tutto nel passato prossimo e nel passato remoto per comprendere che le vacche son tutte nere, alla fine. Mal compresi?

  2. Bella riunione, peccato non esserci stato.
    Vorrei badire che una cosa non mi è chiara, però. Ma alla fine, Giovanni ‘sti libri di Benati ce li ha portati alla riunione o no?

  3. Giovanni, me lo porti tu un libro di Benati o devo andare a comprarlo in libreria a Trento?

  4. Insomma, Giovanni l’ha portato. L’han detto tre volte. Ma se uno non l’ha comprato lì perché era molto distratto o non aveva i soldi, io gli dico di andare a prenderlo in libreria, che Silenzio in Emilia è un libro bellissimo che vale la pena di spendere gli euri e di farsi un giro fino alla libreria nonostante il freddo boia di questi giorni.

  5. non so se c’entra col numero 6, ma oggi su repubblica c’è quell’articolo qui: http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2010/01/21/news/se_dalla_scuola_per_legge_scompare_la_geografia-2027266/

  6. ma Giovanni li porta porta a porta questi libri, oppure no?

  7. Giovanni credo che porterà anche i libri di Baldini e di Serena Vitale; Bellosi e la Vitale hanno accettato il nostro invito e probabilmente saranno gli ospiti di Come se i libri eran motori di marzo e di maggio.

  8. Ecco, io disturbo per dire una cosa che non è molto importante, però un po’ ci tengo e allora la dico Insomma, volevo dire al pregiato estensore del verbale del 16 gennaio che ha trasformato il mio cognome da Cani in Cagni e io però, questa Cagni, non so mica chi sia.

  9. Allora te lo correggo appena riesco. Perdonalo.

  10. Chiedo umilmente scusa, nella fretta ho preso lucciole per lanterne. E poi avevo già incontrato dei Cagni, Cani mai. Comunque, se può consolarti, da decenni invece che Mammi mi sento chiamare Manni o Mammì. Una volta mi hanno anche dato del “Dottor Matti”. Dottore, a me!

  11. Fatto. Come si dice, ci scusiamo per il disagio.

  12. sì che li porto i libri, apposta da bologna. se non posso venire alla riunione però, li porta paolo nori, apposta da bologna. siamo già d’accordo.

  13. grazie!

  14. Ma Maurizio Milani l’avete trovato? se lo trovate ci vengo, non so dove, ma ci vengo

  15. a pensarci “badire” è un verbo bellissimo.

  16. quindi, oltre alle badanti, esistono anche le badenti.

  17. direi le badicenti

  18. le badicenti son quella gente che non sapendo cosa dire dicono ba ba…

  19. Mirella. quelle sono le baccananti, secondo me, che poi esiste anche la forma desueta baccanti.

  20. Mi spiace B., ma devo contraddirti.
    Erano dette baccananti le raccoglitrici di un tipo comune di bacche (cerasa bachta), largamente impiegate come mangime negli allevamenti di conigli e/o suini.
    Si chiamavano Le allegre baccanti, dette più brevemente Le baccanti, tre sorelle che negli anni Quaranta pervennero a notorietà cantando un motivetto di successo che faceva così: Ba-ba-baciami piccina con la bo-bo-bocca piccolina dammi tanti tanti baci in quantità babà-babà-babà-babà-babà.

  21. Ma Mirella, ma c’hai ragione, secca badirlo, ma c’hai ragione. E’ che le fonti sono sempre incontrollabili su Bakipedia, chiedo venia. Per Bacca!

  22. ma com’è che il cornia ha fumato dalle 16,55 alle 18 e quando è tornato ha parlato di donne bambini e famiglie? mica strano, dopo il fumo parlare di donne. prima si parla di donne. da sempre. o sbaglio? O nel contornante romanzo sabbioso “La carovana scalza” Yussuf aveva torto?

  23. Ringrazio per aver preso in considerazione la mia proposta per il numero 5 (a parte che a me nessuno mi ha mai chiamato “un signore” e quindi sfido Paolo a singolar tenzone per lavare questa offesa)produrrò quindi adatta lettera finta sullo scottante tema della macellazione della carne equina. Sul tema del numero 6 invece se fossi stato alla riunione (ma si viene solo a invito o se uno per caso passa di li può venire?) avrei dissertato sulle geografie (mi ricordo che già dissertaste sulle matematiche) cioe, mi spiego, la geografia è relativa non assoluta. Ognuno a sue geografie. Il turista moderno ha geografie basate sugli hub internazionali e sugli scali dei voli low cost, mio nonno aveva geografie remote basate sui bollettini di guerra, a treblinka c’è la neve e fa freddo e a El Alamein c’è un caldo della madonna e tanta sabbia, mentre le sue geografie più prossime erano strade di campagna e argini di Po. Oggi con il GPS la geografia è una strada per arrivare. Alle elementari la geografia erano i 5 continenti colorati più o meno a secondo si trattasse di geografia politica o fisica. In quest’ottica il riferimento paese-città-regione-nazione-continente è del tutto soggettivo. Raccontiamo la toscana con i titoli del Vernacoliere o andando a guardare la casa di Leonardo da Vinci nella Loira (Francia) per riconoscervici lo stesso angolo di toscana che si vede dalla finestra dell’albergo di Vinci? Propongo uno spunto sulle geografie personali quindi. Le geografie della memoria. Io nella mia memoria confondo la casa di Leonardo nella Loira e la casa di Vinci, nella memoria io non riconosco più se quelle strade tutte buchi erano nel centro di Beirut nel 1991 o invece nel centro di Atene nel 1999; in tutte due le situazioni, avevo caldo, avevo paura che mi fottessero il passaporto e la macchina fotografica e non avevo i soldi per il biglietto di ritorno e nella mia geografia alla fine era solo una strada piena di buche. E le lapidi a Garibaldi sono testimonianza storica o geografica? E’ significativo il fatto che Garibaldi sia passato di qua (geografico) o è significativa la data in cui è passato (storico) propendo per la prima in quanto l’aspetto storico e circoscritto al periodo fra la nascita e la morte di Garibaldi e da li non si scappa mentre l’aspetto geografico può riservare sorprese, se per esempio trovassimo una lapide sul passaggio di Garibaldi a Bristol o a Città del capo. Così come trovare un graffite di Byron nel castello di Motreaux e alla fine confondere le mura sul lago svizzero con altre mura su altre acque magari nel Mar Ligure.
    Scusate, son prolisso.
    State Allegri!

  24. Agostino, i tuoi commenti sono sempre densissimi di spunti. Come vedrai nell’ultimo verbale, questo è stato letto in pubblico nell’ultima riunione (a cui, purtroppo, non ho potuto partecipare).

  25. Grazie Alessandro, il verbale dell’ultima riunione è intenso e interessante. Ci leggiamo.

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