L’ultima riunione dell’Accalappiacani(?)

Pubblicato da Paolo Nori martedì 8 febbraio 2011

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI

REGGIO EMILIA, 5 FEBBRAIO 2011

La riunione inizia alle ore 16,15 nei locali della sede Arci di Reggio Emilia in Viale Ramazzini 37.
Paolo Colagrande propone di abbandonare il lavoro di stesura del numero sulla geografia; secondo lui ormai ne abbiamo parlato troppo, e anche il suo ultimo tentativo di rielaborazione non gli pare ben riuscito. È bella l’idea iniziale, quella dell’atlante, che fornisce una vera e propria struttura (cosa che è sempre mancata in precedenza). L’unica soluzione gli sembra quella di accantonare il progetto per qualche mese, e poi ritornarci sopra a mente fresca e con maggiore convinzione.
Gessica Franco Carlevero è d’accordo. L’ultima versione è bella, ma è poco leggibile. Il materiale è quello che è – nel senso che è molto eterogeneo e frammentario.
A Gianfranco Mammi la versione di Colagrande pare convincente; può essere il punto d’inizio per quando si riprenderà in mano il progetto.
Per Mauro Orletti è bella l’idea di trattare Roma come una qualsiasi cittadina.
Paolo Colagrande ha trovato in una bancarella una guida degli anni Venti per i barboni che volevano sopravvivere a Roma, e ne ha utilizzato alcuni brani.
Anche per Paolo Nori nella versione di Colagrande ci sono meno difetti che nelle prime stesure, tuttavia la voce non è affatto omogenea; ci sono pezzi in terza persona e pezzi in prima persona. Il lettore rimane disorientato.
Per Paolo Domenici il numero geografico è molto più difficile dei precedenti; prima si trattava solo di trovare una sequenza di testi già pronti che funzionasse bene. Secondo lui ci vuole un io narrante che dia unità a tutti i pezzi dell’atlante.
Per Paolo Nori ciò significa dar vita a un vero e proprio libro, sul tipo di Europeana di Ourednik; chi lo fa?

Paolo Colagrande segnala che alcune quarte di copertina raccolte in questi anni sono molto belle; legge quella dell’ultimo libro di Bruno Vespa, che più che una quarta sembra una biografia.
Secondo Agostino Ghebbioni conviene abbandonare, per il momento, il progetto del numero geografico per poi riprenderlo più avanti in forma di libro.
Per Giovanni Maccari bisognerà ripartire dalla struttura-atlante, e non dal materiale che abbiamo a disposizione. Consiglia di ripetere le stesse rubriche per ogni regione. In questo modo si può forse ovviare all’eterogeneità dei materiali.
Paolo Colagrande è dell’idea che se ci accaniamo a volerlo fare subito, questo numero, non ne saltiamo fuori. Dobbiamo accantonarlo, e con il tempo arriverà anche del materiale appropriato. Colagrande segnala poi che i primi tre numeri dell’Accalappiacani si trovavano un po’ dappertutto, mentre i numeri successivi erano quasi introvabili.
Per Daniele Benati, in tutte le riviste di questo tipo, è il numero tre il punto più delicato.
Paolo Nori pensava che per il numero cinque, “L’almanacco dell’anno scorso”, ci avrebbero scritto in tanti, nessuno si è fatto vivo. Nessuna recensione, nessun articolo. Pazienza.

17,10 – 17,40: pausa per sigaretta e caffè.

Paolo Nori si chiede se non sia il caso di prendere in considerazione altre forme di pubblicazione, per l’Accalappiacani; fa l’esempio della rivista fondata da Matteo Bianchi, “’tina”, che è nata come rivistina fotocopiata e poi si è trasferita sul web; oppure “Distrazioni della realtà”, la fanzine dei Bogoncelli che tirava 150 copie. Bisognerebbe cercare di far finta che non sia una rivista, ma un vero e proprio libro; in tale veste forse anche il numero cinque avrebbe avuto un altro esito. Paolo Domenici propone di agire come un autore collettivo, sul tipo di Wu Ming.
Domenici sottolinea come il volume “Spinoza”, tra i cui curatori figura anche Alessandro Bonino, in fondo non è così diverso dal numero cinque dell’Accalappiacani.
Paolo Nori è d’accordo: anche “Spinoza” ha una struttura temporale fondata sull’anno solare. Per le riunioni dell’Accalappiacani si potrebbe provare a ricominciare come se non avessimo fatto niente, come se non ci conoscessimo neanche; sarebbe opportuno invitare autori che ci interessino per commentare assieme le loro opere; ugualmente, si dovrebbe cominciare di nuovo a inviare pezzi propri (o di altri) a una casella di posta elettronica (redazione@laccalappicani.it), distribuirli alcuni giorni prima di ogni riunione e poi leggerli durante gli incontri.
Anche per Elisabetta Cani sarebbe importante ritrovare uno “spirito”; lei non c’era alle prime riunioni, ma i primi tre numeri dell’Accalappiacani danno l’idea di gente che con coraggio e incoscienza scrive a ruota libera e dà voce a chi di solito non trova spazio. Si vedeva il divertimento di chi faceva la rivista. Le voci presenti nella bozza del numero sei sono troppe e troppo eterogenee; molte cose sono belle, ma nel progetto geografico non ci stanno – anche perché manca un programma preciso. A tempo perso qualcuno di noi potrà continuare a lavorarci, ma senza ostinazione.
Per Paolo Colagrande nelle prime riunioni il fatto di leggere i pezzi inviati era un grosso stimolo anche a scrivere nuovi brani.
Per Camilla Tomassoni i primi tre numeri funzionavano molto sul montaggio dei pezzi arrivati. La versione di Colagrande del numero sei a lei piace; forse basta rimpinguare un po’ il materiale con nuovi contributi per trovare la strada giusta.
Secondo Paolo Nori il tono è troppo disomogeneo.
Secondo Camilla Tomassoni si può cercare di “riempire” il contenitore della bozza con del materiale che dia un’idea di coerenza.
Per Agostino Ghebbioni se il numero sei deve assumere la struttura di un libro, a questo punto dev’esserci un indirizzo di massima; non può bastare una semplice operazione di montaggio.
Secondo Gessica Franco Carlevero questa impostazione precisa c’era già fin da quando si è cominciato a parlare di fare un “atlante geografico”.
Paolo Nori ricorda che per i primi numeri della rivista avevamo tantissimo materiale, perfino troppo. Poi il numero quattro si è concentrato sulla figura di Braccio di Ferro, mentre con il numero cinque siamo riusciti a non scrivere niente di nostro, utilizzando solo materiale già comparso sulla stampa periodica. Arrivati al numero sei, il flusso di materiale si è interrotto e adesso non abbiamo più la spinta iniziale. Comunque non dobbiamo buttar via il progetto geografico; magari tra sei mesi arriva l’idea giusta che porta a buon fine il progetto. Ripartiamo raccogliendo materiale. Come all’inizio, chiunque potrà mandare testi alla casella postale. Simona Brighetti dice che mentre il contenuto dell’Accalappiacani le è sempre piaciuto, la rivista in sé le è sempre parsa un oggetto brutto; bisognerebbe darle una forma diversa, in modo da ottenere un oggetto editoriale ben curato.
Paolo Nori dice che l’Acallapiacani, anche dal punto di vista grafico, a lui piace.
Secondo Simona Brigehtti i disegni sono belli, ma ci vorrebbero per esempio i colori.
Carlo Bordone riassume il punto di vista su cui, fin dai primi incontri, si è basato il progetto grafico della rivista: le riviste patinate, colorate, “belle”, ecc. fanno cagare. Il nostro badante grafico, Tim Kostin, ha concepito un’impostazione grafica tradizionale, con ancora il senso di un libro fatto bene e basta.
Paolo Nori dice che eravamo partiti dalla parola Scalcinato. Volevamo fare una rivista scalcinata.
Per Matteo Martignoni, a parte il numero quattro, tutti gli altri numeri sono graficamente brutti.
Simona Brighetti suggerisce, in alternativa all’attuale veste grafica, il modello della fanzine.
Secondo Paolo Zerbinati si potrebbe ragionare anche sul formato: rettangolare, quadrato, sagomato, ecc.
Simona Brighetti aveva pensato, per il numero sei, visto che nell’ultima versione proposta compare il vitello sezionato, di stamparlo a mo’ di calendario per le macellerie.
Paolo Domenici, parlando con molte persone esterne all’Accalappiacani, ha sempre ricevuto pareri positivi sulla grafica della rivista.
Secondo Giovanni Maccari, se si dà troppo rilievo alla grafica, i testi soffrono.
Matteo Martignoni dice che l’impaginazione attuale della rivista per lui ha sempre costituito un ostacolo alla lettura. Preferirebbe qualcosa di più semplice, alla Munari.
Paolo Nori osserva che però tutte queste proposte, alla fine, vanno applicate a un contenuto.
Carlo Bordone fa presente che la sperimentazione sulla forma grafica delle riviste si fa da oltre cinquant’anni. Tim Kostin l’aveva esclusa di proposito, anche in base alle indicazioni concordi di tutti i partecipanti all’Accalappiacani. Si è cercato un rapporto testi/immagini che permettesse la massima leggibilità degli scritti.
Secondo Paolo Nori, in ogni caso, quello di un eventuale cambio della forma grafica è un discorso prematuro. Si potrà pensare anche alla forma del libro collettivo, sull’esempio di quanto fatto con il tentativo di esaurimento dei paesi di Bazzano e Crespellano. Lì è stato fatto un libretto con la sbobinatura di cento interventi e l’operazione è riuscita molto bene – però si trattava di località abbastanza piccole. Rilancia l’idea di trovarci ancora, in marzo, ma a fare cosa?
Giovanni Maccari pensava a delle letture.
Paolo Nori si ricorda che dalle letture durante le prime riunioni sono uscite idee molto belle, come per esempio il brano di Colagrande “Non possiamo non dirci cani”.
Giovanni Maccari suggerisce di fare anche delle recensioni.
Per Daniele Benati si potrebbe fare una rivista “normale”, con testi poetici, testi narrativi e testi su altri testi – cioè appunto recensioni.
Paolo Nori dice che noi non vogliamo fare una rivista “normale”.
Secondo Camilla Tomassoni la formala degli “esaurimenti” potrebbe essere trainante, soprattutto se applicata anche alle cose.
Per Elisabetta Cani quello che ci vuole è un tema su cui lavorare e un termine temporale entro cui portare a termine un progetto.
Giovanni Maccari afferma che a lui interessa anche la letteratura – sia pure intesa non in senso “alto”. È bello avere degli stimoli alla scrittura. Forse non basta il tentativo di esaurimento di un argomento per avere lo stimolo giusto.
Per Camilla Tomassoni la categoria “esaurimento di un argomento” può risolversi anche nella raccolta di una documentazione massiccia su una data cosa.
Paolo Nori propone di darci dei “compiti” per la prossima riunione; riassumere un libro in una o due pagine; descrivere quello che abbiamo fatto in una data giornata, per esempio il 28 febbraio 2011, ecc. Gli elaborati andranno inviati a una casella di posta elettronica dedicata.
Per Matteo Martignoni sarebbero interessanti anche le recensioni non applicate ai libri, tipo la recensione del macellaio sotto casa.
Giovanni Maccari ricorda che tempo fa era stato proposto di scrivere un testo programmatico nello stile di un comizio politico.
Paolo Nori Ricorda infine i “temi” per il prossimo incontro: descrivere la giornata del 28 febbraio 2011; recensioni NON di libri (fa l’esempio di Salabelle che recensiva le fotografie degli scrittori); riassunti di libri (o di qualsiasi altra cosa). Ovviamente è possibile inviare anche brani su altri argomenti, nonché proporre libri che ci sono piaciuti.
La seduta è tolta alle ore 18,30.



24 commenti to “L’ultima riunione dell’Accalappiacani(?)”

  1. vorrei fare un commento

  2. ogni commento lasciato… è perso.

  3. un commento non scritto è un ricordo che non c’è

  4. Peccato. Una vita che cerco l’atlante geografico disorientato, eterogeneo, frammentario e illeggibile.

  5. … o un Atlante con la cintura gibaud e voltaren-dipendente.

  6. Già.

  7. Io ero alla riunione e Gianfranco Mammi e Matteo Martignoni non è vero che c’erano. Simona Brighetti aveva mandato la sorella, anche se non gli assomiglia per niente. E mi dispiace che siano state riprese nell’accalappiacani le cose che han detto quello giorno alla riunione Alessandro Bonino e Luca Borri, nonché la proluche, cioè la lunga prolusione, di Matteo Orletti sull’inverso anagrammatico dei testi filosofici sbagliati, che poteva essere l’argomento di una nuova collana di riviste immaginarie di soli numeri uno e due in modo da non arrivare mai alla crisi, che come detto comincia sempre con il numero tre.
    Devo sempre dirvi tutto io, uffa.

  8. Ho dimenticato un NON, ad un certo punto, e ho aggiunto un LO, e poi alla fine non mi ricordo se c’ero anch’io quel giorno lì.

  9. Semo. Zerbi sei semo. Matteosi chiama Mauro non Matteo.

  10. Sembra che ho l’ossessione di scrivere un libro. in effetti.

  11. parole chiave : compiti,atlante,temi,geografia…c’è una scuola di pensiero o il pensiero per la scuola?

  12. ma chissà se l’accalappiacani morirà per eccesso o per assenza di stile-accalappiacani, per eccesso o per assenza di maniera-accalappiacani

  13. chissà se sarà lo stile-accalappiacani o la materia-accalappiacani che farà sopravvivere l’accalappiacani
    o tutti e due che l’unione fa la forza
    o magari saranno stili-accalappiacani e materie-accalappiacani che a me i plurali piacciono, più dei singolari.

  14. O magari sarà il nulla.

  15. Sul tema del 28 Febbraio voglio fare una proposta (che non è un commento quindi ma una proposta).
    Su Wikipedia si torva un elenco di ricorrenze e compleanni per ogni data e quindi anche per il 28.2.
    http://it.wikipedia.org/wiki/28_febbraio

    Sarebbe bello che ognuno, consultando la lista, mettesse sul sito quella che pensa sia la ricorrenza più significativa e il compleanno più importante, Per esempio io scriverei che l’anniversario più importante per me è l’assassinio di Olaf Palme in Svezia nel 1986 e per i compleanni sarei indeciso fra Nanni Svampa (cantante) e Mario Andretti (pilota automobilistico).
    Però non so a chi proporlo. Provo a scrivere su Materiali?

  16. @ Agostino
    Mi sembra che sarebbe meglio che ognuno descrivesse il 28 febbraio come crede, prendendo i riferimenti che crede. Se vuoi una password per inserire dei post, devi scrivere a Alessandro Bonino (trovi l’accesso alla sua mail in fondo all’home page).

  17. Laltra settimana a Pistoia il libraio dello Spazio di via dellOspizio Mauro mi ha raccontato il modo in cui Paolo Albani quando era docente di economia alluniversita iniziava lanno accademico. .In un altra camera si trova l inventore di un nuovissimo metodo di arare il suolo mediante maiali in un terreno di circa 2300 mq si depositano a distanza di sei pollici e alla profondita di otto piedi ghiande datteri castagne e altre bacche o vegetali di cui sono ghiotti i maiali poi si lasciano liberi piu di seicento maiali che per scovare il cibo dissoderanno l intero pezzo di terra cosi da renderlo idoneo alla semina concimandolo allo stesso tempo con i rifiuti del loro corpo.. Paolo Albani Dizionario degli istituti anomali del mondo cit. pagg.

  18. Io non ho mai capito dove vuole andare a parare l’Accalappiacani. Per questo mi piace. Continuate così!

  19. Per favore non chiudete l’accalappiacani!!!!
    Forse l’errore è stato fare il numero su braccio di ferro e quello su ciò che era già stato scritto.
    Forse così si è perso quel filo diretto con i lettori e con i loro contributi.
    IO un’idea non originale ce l’ho e ve la mando per e-mail.
    Vi aspetto… in libreria

  20. Ma siete ancora qua, dio che bello.

  21. ma ci siete ancora???

  22. no

  23. era proprio l’ultima

  24. le finestre sono illuminate, ma in casa non c’è nessuno

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