Materiali.

La famiglia

Pubblicato da Gianfranco Mammi giovedì 18 febbraio 2010

Introduciamo qui la Famiglia dei Numeri Metallici (FNM) presentati dall’autrice più di dieci anni fa. I membri di questa famiglia hanno, tra altre caratteristiche matematiche comuni, la proprietà di portare il nome di un metallo. Per esempio, il più importante è il ben noto numero d’oro e suoi parenti sono il numero d’argento, il numero di bronzo, il numero di rame, il numero di nichel e molti altri.

Vera W. De Spinadel, La familia de números metálicos, in La proporción: arte y matemáticas (Graó, 2009 – non ancora tradotto in italiano), pag. 47

Verbale del 6 febbraio 2010

Pubblicato da Paolo Nori lunedì 8 febbraio 2010

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 6 FEBBRAIO 2010

La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 13 marzo alle ore 15,30, nello stesso luogo [NB: LA RIUNIONE E L'INCONTRO CON BELLOSI, SARANNO INVECE ALLA BIBLIOTECA DELLE ARTI, A 100 METRI DALLA SPAZIO GERRA, IN PIAZZA DELLA VITTORIA, VEDI COLONNA CONFERENZE, QUI A FIANCO ]. In tale occasione, dopo i lavori, si svolgerà il secondo degli incontri della rassegna “Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico)”. Giuseppe Bellosi parlerà del monologo di Raffaello Baldini “La fondazione”, uscito postumo, di cui Bellosi ha curato la traduzione dal dialetto di Sant’Arcangelo in italiano. Sono a disposizione delle copie del libretto, in modo che chi non ha avuto occasione di acquistarlo prima possa procurarselo e leggerlo in vista del nuovo incontro.
Per quanto riguarda il numero cinque della rivista, sono arrivate molte altre lettere al direttore. Paolo legge una lettera sull’uso delle frecce di segnalazione da parte degli automobilisti, poi un’altra sulle scie anomale degli aerei nel cielo; legge quindi un paio di lettere brevi, per esempio quella che dice “Quale destino avrà il nostro paese se viene confiscato un allocco a due anziane signore?” e un’altra che dice: “Chissà se qualcuno ha voglia di andare a controllare se i tappeti e le passatoie delle chiese cattoliche del nostro Paese siano rispondenti alle norme antincendio”. Continua a leggere »

Lettera alla redazione

Pubblicato da Paolo Nori giovedì 4 febbraio 2010

mi divertirei a leggere quel che scrivete, ma mi viene il nervoso. siete degli irresponsabili.
ormai è passato del tempo, e invece che migliorare, peggiorate.
una lettrice combattuta

Sul diario dello sviluppo del pensiero umano

Pubblicato da Alessandro Bonino mercoledì 3 febbraio 2010

(tesi A)

Secondo una teoria contemporanea, l’Universo (13 720 000 000 di anni) è composto al 96 % di energia e materia di natura sconosciuta, “oscura”, e soltanto al 4% da elementi visibili come galassie, gas intergalattico, stelle, pianeti e polvere spaziale.

Fra i 70 000 000 000 000 000 000 000 di stelle (che, come afferma Wikipedia, superano la quantità totale di granelli di sabbia di tutti i deserti e le spiagge terrestri) e la quantità, ancora incalcolata, di pianeti e polvere spaziale c’è il pianeta Terra (4 540 000 000 di anni).

Una delle componenti della biosfera terrestre (3 500 000 000 di anni) è l’umanità (meno di 200 000 anni).

(tesi B)

L’umanità si vede dal di dentro, e non si vede dal di fuori. L’umanità non ha né specchio, né amico.

L’umanità prova a riflettersi nei propri pensieri.

Nei pensieri degli individui, dato che l’umanità è composta dal flusso degli individui.

Il pensiero si trasmette da una persona all’altra e, col tempo, si materializza o sparisce (oppure, secondo Vernadsky, non sparisce, ma rimane per sempre nella noosfera)

Il destino del prodotto materializzato del pensiero dell’ individuo può essere diverso. Per esempio:

Il prodotto materializzato del pensiero del cuoco (anche se è un saggio) sarà mangiato o gettato nel pattume.

Il prodotto materializzato del pensiero del boia (anche se è un saggio) sarà sepolto.

Il prodotto materializzato del pensiero di un filosofo, scrittore, artista, architetto (anche se è un idiota) può ottenere la fama come vetta del pensiero umano.

Se un prodotto del pensiero diventerà noto oppure no, dipende dalla finezza del presentimento intuitivo dell’archeologo (se il prodotto è stato perso nel passato e serve un archeologo per trovarlo), dalla direzione del vettore della condizione emotiva del critico, e dall’ideologia prevalente nella società.

La lista dei prodotti del pensiero, messi in ordine cronologico, può essere letta come un testo.

Questo testo può essere considerato (ed è veramente considerato in questo modo) come il diario dello sviluppo del pensiero umano.

(antitesi)

A. L’umanità è costretta a pensare a se stessa in condizioni scomodissime per uno che pensa a se stesso: lo fa sotto il peso della presenza dell’ Universo, incomparabilmente più grande dell’ umanità.

B. La scelta dei prodotti del pensiero dell’umanità che meritano di essere noti non ha criteri, è imprevedibile e dipende dalla fortuna dell’archeologo e dall’equilibrio chimico nel sangue del critico.

E questo fatto depriva il mondo della sua confortevolezza. Come è possibile credere nella verità documentaria e nel valore indiscutibile del diario dello sviluppo del pensiero umano, sapendo che si trova su un piedistallo così instabile?

(sintesi)

Non siamo in grado di rinforzare il piedistallo. Non abbiamo la possibilità di ridurre l’Universo, aiutare l’archeologo a essere più fortunato e influenzare in modo benefico la condizione emotiva del critico.

Però, siamo in grado di rinforzare il diario stesso, in modo che, anche cadendo dal piedistallo non vada in pezzi, ma rimbalzi in avanti come una palla di gomma.

Per ottenere tale risultato è necessario raggiungere di nuovo quelle vette del pensiero umano, già raggiunte una volta e segnate nel diario. Moltiplicando i risultati del loro raggiungimento, passo a passo le speroniamo fino alla vita quotidiana, il che vorrà dire che:

1. L’umanità nella sua crescita ha raggiunto le proprie vette

2. Il diario delle vette del pensiero umano è ormai immune alla caduta da qualsiasi piedistallo

Si allega un elenco delle vette principali del pensiero umano da copiare

1. impronta di mano preistorica (di non si sa quando)
2. bisonti della grotta di Font de Gaume (Da 36.000 a 10.000 anni)
3. busto di Nefertiti (circa 1330 a.C.)
4. Trinità di Rublev (1410)
5. Cristo morto di Mantegna (1475-1478)
6. Gioconda di Leonardo (1503-1506)
7. Urlo di Munch (1893)
8. Quadro nero su sfondo bianco di Malevic (1915)
9. Fountaine di Duchamp (1917)
10. Questa non è una pipa di Magritte (1929)
11. Campbellsoup di Warhol (1968)

P.S.
Se durante il lavoro si avesse l’impressione che nell’elenco manchino una o più dell vette del pensiero umano veramente significative per l’umanità o sia stato incluso qualcosa di assolutamente irrilevante, si prega di non attribuire a questo fatto particolare importanza. Come è stato fatto notare più sopra, anche nell’elenco completo gli artefatti entrano secondo una logica imprevedibilmente casuale.

(inviato dal badante grafico Timofej Kostin)

Verbale del 16 gennaio 2010

Pubblicato da Paolo Nori mercoledì 20 gennaio 2010

RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 16 GENNAIO 2010

La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 6 febbraio alle ore 15,30, nello stesso luogo. In tale occasione, dopo la riunione, si svolgerà il primo degli incontri della rassegna “Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico)”. Daniele Benati parlerà del suo primo romanzo, “Silenzio in Emilia”, pubblicato da Feltrinelli nel 1997 e riproposto l’anno scorso da Quodlibet. Come la rassegna del 2009, anche quest’anno si tratta di incontri di “approfondimento” con l’autore, per cui bisognerebbe aver letto il libro prima della riunione. A questo proposito, oggi ci sono alcune copie di “Silenzio in Emilia” che è possibile acquistare che le ha portate apposta Giovanni da Bologna. Continua a leggere »

Sia disegnatori che non

Pubblicato da Alessandro Bonino domenica 17 gennaio 2010

Per le immagini del numero 5 dell’Accalappiacani chiediamo il contributo dei lettori e dei redattori (sia disegnatori che non). Si tratta di rifare (a penna, o a matita o come volete, ma comunque in bianco e nero) una serie di quadri famosi: la Gioconda, Il Cristo del Mantegna, La pipa di Magritte, l’Urlo di Munch.
Il badante artistico della rivista, Tim Kostin, suggerisce anche il quadrato nero di Malevic, il barattolo della Campbell di Warhol, Marilyn Monroe, sempre di Warhol, l’urinatoio di Duchamp, il busto di Nefertiti, gli animali dipinti nelle grotte preistoriche e altre immagini che tra qualche giorno metteremo in fila in un post.
Le immagini che ci sono arrivate finora (alla mail almanacco@laccalappiacani.it) le vedete qui sotto (c’è anche un Munch visto da dietro).
Disegni per L'Accalappiacani n.5

(Il termine per l’invio dei disegni è previsto per fine febbraio.)

A Firenze

Pubblicato da Paolo Nori martedì 12 gennaio 2010

Nella villa del Salviatino è morto il giornalista e critico letterario Ugo Ojetti, che negli ultimi anni era affetto dal morbo di alzheimer.

Sulla sua malattia si possono riferire i seguenti dettagli:

Ojetti aveva maturato una tormentosa fissazione tipica dell’alzheimer, e cioè relativa alla collocazione nello spazio. Solo che lui non sosteneva di non essere a casa, come succede normalmente, sapeva di essere a casa ma era anche convinto che era una casa finta, ricreata apposta per darla a bere a lui. Naturalmente lui non la beveva, anche se tutti i dettagli erano a posto. Ogni tanto semmai faceva finta di crederci per poter fare indisturbato le sue indagini. Dice che la mattina si vestiva, si metteva la giacca, le bretelle, il papillon, e poi girava per casa con quell’aria smarrita e diffidente. Era convinto che il set in cui l’avevano rinchiuso fosse una volta a Napoli, una volta a Vicenza, e una volta che lo scrittore Piovene, un suo vecchio potregè, era andato a trovarlo, gli ha detto questa frase carica di amarezza. “Questa è la fine di Ugo Ojetti”. Pausa. E con un tono sconsolato: “A Napoli”.

[Da Firenze: luoghi dove è morto qualcuno, di Giovanni Maccari]

A Pistoia

Pubblicato da Paolo Nori mercoledì 6 gennaio 2010

accalappiacani-invito

A cosa servono i licheni

Pubblicato da Gianfranco Mammi martedì 22 dicembre 2009

Se in una scatola introduciamo licheni diversi, alcuni umidi, altri secchi, alcuni crostosi, altri fogliosi e fruticosi, e lasciamo un’apertura capace di consentire il passaggio di una mano, allora abbiamo a disposizione un ottimo strumento per esercitare le capacità tattili. Il bambino introduce la mano senza guardare dentro la scatola: sarà egli stesso a descrivere ciò che sente e cosa gli viene in mente al contatto.

Alberto Arossa, Rosanna Piervittori, “Alla scoperta dei licheni”, p. 52

Braccio di ferro e il gatto di Schrödinger

Pubblicato da Alessandro Bonino martedì 1 dicembre 2009

L'accalappiacani 4

La prima strip in cui appare Braccio di Ferro è una conferma dello statuto di Popeye (il nome americano significa occhio a palla, occhio sporgente) come entità liminare fra essere e non essere, fra nulla e qualcosa, fra quel che si è e quel che sembra, fra necessità e possibilità.
Castor Oil cerca uomini per l’equipaggio sul molo e vede un tipo: è la prima apparizione di Popeye.
«Ehi, voi, siete un marinaio?»
«Perché, vi sembro un cowboy?»

Dalla recensione dell’Accalappiacani numero 4 di Michele Ruele.