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	<title>L'Accalappiacani &#187; Materiali</title>
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	<description>Settemestrale di letteratura comparata al nulla</description>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 18:18:24 +0000</pubDate>
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		<title>La famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Mammi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduciamo qui la Famiglia dei Numeri Metallici (FNM) presentati dall’autrice più di dieci anni fa. I membri di questa famiglia hanno, tra altre caratteristiche matematiche comuni, la proprietà di portare il nome di un metallo. Per esempio, il più importante è il ben noto numero d’oro e suoi parenti sono il numero d’argento, il numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Introduciamo qui la Famiglia dei Numeri Metallici (FNM) presentati dall’autrice più di dieci anni fa. I membri di questa famiglia hanno, tra altre caratteristiche matematiche comuni, la proprietà di portare il nome di un metallo. Per esempio, il più importante è il ben noto numero d’oro e suoi parenti sono il numero d’argento, il numero di bronzo, il numero di rame, il numero di nichel e molti altri.</p>
<p>Vera W. De Spinadel, La familia de números metálicos, in La proporción: arte y matemáticas (Graó, 2009 – non ancora tradotto in italiano), pag. 47</p>
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		<title>Verbale del 6 febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 08:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[Verbale]]></category>

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		<description><![CDATA[RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 6 FEBBRAIO 2010
   La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
   Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 13 marzo alle ore 15,30, nello stesso luogo [NB: LA RIUNIONE E L'INCONTRO CON BELLOSI, SARANNO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 6 FEBBRAIO 2010</p>
<p>   La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.<br />
   Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 13 marzo alle ore 15,30, nello stesso luogo [NB: LA RIUNIONE E L'INCONTRO CON BELLOSI, SARANNO INVECE ALLA BIBLIOTECA DELLE ARTI, A 100 METRI DALLA SPAZIO GERRA, IN PIAZZA DELLA VITTORIA, VEDI COLONNA CONFERENZE, QUI A FIANCO ]. In tale occasione, dopo i lavori, si svolgerà il secondo degli incontri della rassegna “Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico)”. Giuseppe Bellosi parlerà del monologo di Raffaello Baldini “La fondazione”, uscito postumo, di cui Bellosi ha curato la traduzione dal dialetto di Sant’Arcangelo in italiano. Sono a disposizione delle copie del libretto, in modo che chi non ha avuto occasione di acquistarlo prima possa procurarselo e leggerlo in vista del nuovo incontro.<br />
   Per quanto riguarda il numero cinque della rivista, sono arrivate molte altre lettere al direttore. Paolo legge una lettera sull’uso delle frecce di segnalazione da parte degli automobilisti, poi un’altra sulle scie anomale degli aerei nel cielo; legge quindi un paio di lettere brevi, per esempio quella che dice “Quale destino avrà il nostro paese se viene confiscato un allocco a due anziane signore?” e un’altra che dice: “Chissà se qualcuno ha voglia di andare a controllare se i tappeti e le passatoie delle chiese cattoliche del nostro Paese siano rispondenti alle norme antincendio&#8221;.<span id="more-971"></span><br />
Sono arrivate anche lettere indirizzate non genericamente al direttore, ma a persone con nome e cognome, tipo Maria Latella (direttrice di “A”, ovvero “Anna”, e Sergio Romano); anche alcune di queste lettere sono belle, e se saranno utilizzate nel numero cinque probabilmente compariranno con l’intestazione un po’ diversa (cioè senza “Cara Latella”, “Caro Romano”, ecc.). Paolo legge una lettera indirizzata alla Latella, questa qui: “Cara Latella, sulla vetrina di una palestra, qualche tempo fa, ho visto un manifesto con una ragazza spettacolare, accompagnata dalla scritta: “Quest’estate vuoi essere sirena o balena?”. Pare che una donna abbia risposto così: “Egregi signori, le balene sono sempre circondate da amici (delfini, foche, umani curiosi), hanno una vita sessuale molto vivace, allattano i cuccioli, cantano benissimo e si strafogano di gamberetti. Nuotano tutto il giorno in posti fantastici, dalla Patagonia alla Polinesia. Sono amate e difese da quasi tutti. Le sirene, invece, non esistono. E se esistessero farebbero la fila dagli psicologi in preda a un grave problema di sdoppiamento della personalità (donna oppure pesce?). Io preferisco essere balena”. P.s. Noi donne prendiamo peso, perché accumuliamo tanta di quella conoscenza, che nella testa non ci sta più e si distribuisce in tutto il corpo. Non siamo grasse, siamo colte. Ogni volta che vedo il mio sedere penso “Come sono intelligente”.<br />
Tra le altre lettere segnalate c’è anche quella di una professoressa di italiano di Caserta sul terremoto d’Abruzzo: “Ho seguito con pena le vicende di questi giorni, ho pianto per i morti, ammirato l&#8217; abnegazione dei volontari e la dignità dei sopravvissuti. Accanto a questi sentimenti, una riflessione si è fatta viva nella mia mente: da insegnante di lettere, in pensione, non ho potuto fare a meno di notare la correttezza e la proprietà linguistica dei diversi intervistati. A qualsiasi età o ceto appartenessero, tutti riuscivano a rendere le loro emozioni in modo chiaro. Quanta differenza con il linguaggio dei terremotati degli anni passati, quando le persone stentavano a usare l&#8217; italiano! Merito della tanta bistrattata scuola? Lo voglio credere, perché mi ripaga delle tante accuse di cui mi sono sentita indirettamente oggetto nei miei lunghi anni di insegnamento”.<br />
Giovanni Maccari legge alcune lettere inviate al direttore de “La Nazione” di Firenze: una che esamina i rapporti tra la cupidigia (segnalata da Benedetto XVI come causa dei più gravi errori) e la mania dei graffitari, un’altra sulle matite degli insegnanti inglesi (quelle rosse causerebbero grave ansia e disagio negli allievi).<br />
   Paolo Nori legge una lettera sulla qualifica di “vecchietta” attribuita da un giornalista a una signora di 65 anni, poi un’altra di un signore di 70 anni a cui è stato notificato che, causa limiti di età, il suo nome sarà tolto dalla lista delle persone che possono fare gli scrutatori nelle elezioni; la cosa gli sta bene, gli pare giusta trattandosi di una faccenda di responsabilità, ma perché non succede qualcosa di simile anche agli uomini politici, che continuano la loro attività ben oltre i 70? Poi c’è la lettera di una certa signora Piera di Reggio Emilia che è andata per due giorni consecutivi in un bar di via Vivaldi alle 9 di mattina e ci ha trovato due operai del comune che leggevano il giornale e giocavano al gratta e vinci; si era appostata in macchina fuori dal bar e ha verificato che la pausa-colazione dei due operai durava in media una mezzora.<br />
     Paolo Nori sottolinea che abbiamo già moltissimo materiale, ma abbiamo tempo fino alla prossima riunione del 13 marzo per raccoglierne dell’altro, e tutti possono contribuire. Matteo Remitti legge due lettere inviate a “La luna nuova”, periodico di Palagano (comune nell’appennino modenese) – una a proposito dei panini che non si trovano durante le escursioni in quelle zone, l’altra su un gruppo di seminaristi di Costringano.<br />
   Alle ore sedici e trenta entra Irene Russo.<br />
   Paolo Nori legge una lettera che compara i prezzi dei peperoni verdi, gialli e rossi; che cos’hanno di speciale quelli verdi, che costano il doppio degli altri? E le ciliegie turche sono molte buone, ma costano il 270% in meno di quelle italiane. Ci sono anche delle lettere con un tono diverso; per esempio quella del figlio di uno dei fucilati di Cervarolo, che chiede: perché non posso mettere una croce nel posto in cui è stato ucciso mio padre?<br />
   Poi Paolo Nori legge alcuni sms mandati a giornali gratuiti di Bologna, segnalati da Francesco Niccolai (es.: “per me la scuola andrebbe eliminata – succedono troppi fattacci”). Legge quindi una lunga lettera sulla politica delle esumazioni nel cimitero nuovo di Coviolo.<br />
   Per Irene Russo è un argomento difficile da inserire in una raccolta di lettere che trattano materie per così dire “banali”.<br />
   Paolo Nori è d’accordo, ma sottolinea che la peculiarità della lettera sta nel fatto che l’autore ha dovuto eseguire tutta una serie di conti e sopralluoghi, prima di scriverla. Parla quindi di alcune lettere spedite al portale italiano dei Domenicani; sono belle, ma data la loro “settorialità” probabilmente non possono essere utilizzate nel numero 5.<br />
   Paolo Vìstoli chiede se è prevista una prefazione per il fascicolo in uscita.<br />
   Per Paolo Nori è forse sufficiente il titolo, “Almanacco dell’anno scorso”. Si pensava di inserire una dozzina di lettere “false”, di cui un paio sono già a disposizione.<br />
   Paolo Domenici chiede se le lettere false debbano essere indirizzate ai direttori di giornali o se possano essere rivolte anche ad altre persone.<br />
   Paolo Nori risponde che devono essere rivolte ai direttori di giornali.<br />
   Per Matteo Remitti alcune lettere “vere” sono inarrivabili, e sarà molto difficile distinguerle da quelle “false”.<br />
   Paolo Nori legge una lettera vera, di un lettore che fa il calcolo di quanto costa sparare ogni giorno a mezzogiorno una salva col cannone posto sul Gianicolo (73 euro al giorno per 365 giorni). Poi annuncia che il 25 aprile prossimo, a Casa Cervi, ci sarà l’ultimissimo Pignagnoli Ballabile.</p>
<p>16,55 – 17,10: pausa per sigaretta e caffè.</p>
<p>   Paolo Nori ricorda dice che per illustrare il numero 5 sono arrivate già parecchie immagini; in ogni caso sul sito della rivista c’è un nuovo post di Timofey Kostin, che spiega i quadri da riprodurre. Nulla vieta comunque di mandare anche immagini diverse da quelle suggerite. È rimasta ancora una copia del libro di Baldini che verrà presentato al prossimo incontro, se qualcuno la vuole comperare sarebbe una bella cosa. Per quanto riguarda il numero 6, dobbiamo decidere come impostarlo; purtroppo Gessica Franco Carlevero, che curerà il fascicolo, non è potuta venire neanche oggi, ne parliamo noi e poi la sentiamo al telefono.<br />
Paolo legge un commento lasciato sul sito della rivista, dove si sostiene che la geografia è relativa e non assoluta, e che ha più senso parlare di geografia personale piuttosto che oggettiva.<br />
   Giovanni Maccari legge un brano da “Specie di spazi” di Georges Perec.<br />
   Paolo Nori chiede se è in quel libro che l’autore risponde alla domanda (“Dove vivi?”) in venticinuque modi diversi, tutti corretti e diversi tra loro. Gli viene risposto che si trova in “Pensare/Classificare”.<br />
   Paolo Domenici legge un altro brano da “Specie di spazi” che oggi ha portato pure lui; tutti se ne vanno in giro con un orologio, ma nessuno con una mappa – a significare che si dà molta importanza al tempo e molto poco allo spazio, alla geografia; si crede si sapere dove ci si trova. In questo pezzo si dà molto rilievo al problema dello spostamento relativo (nello spazio).<br />
   Per Paolo Nori lo stesso discorso di relatività si può fare per il tempo; lo stesso posto, a distanza di tempo, può diventare irriconoscibile; fa l’esempio della piazza di Reggio, che ha visto in una foto scattata durante i funerali del 7 luglio 1960; sembra una città mediorientale. Secondo lui bisogna lavorare anche sugli aspetti personali della geografia (esempio del brano sulla morte di Ojetti, che era convinto di essere a Napoli e non a Firenze). Se facciamo un numero di racconti, come le prime due uscite della rivista, il tema dovrebbe essere inteso in modo più rigido; potremmo ripescare racconti già inviati e non utilizzati, nonché chiedere il permesso di riprodurre brani come quelli di Perec. In questo modo, però, ci allontaneremmo parecchio dall’idea originale; bisognerà parlarne con Gessica.<br />
   Matteo Martignoni legge un racconto che ha mandato sull’esistenza o meno della Basilicata.<br />
   Per Paolo Nori il brano andrebbe bene sia come racconto che come reportage della serie “Dal nostro inviato speciale”.<br />
   Per Matteo Martignoni dipende dalla cornice che si adotterà.<br />
   Per Paolo Nori la struttura ricalcata su quella del manuale di geografia è molto bella, ma ci vuole un grande controllo, tipo quello di Ourednik con “Europeana”. Tante voci sono difficili da armonizzare. Comunque sarebbe bello uscire con la forma “manuale”, proprio adesso che tolgono la geografia dalle materie d’insegnamento.<br />
   Secondo Paolo Domenici la struttura a manuale è molto ambiziosa, tuttavia non la abbandonerebbe. C’è una via di mezzo: seguire la via del manuale, lasciando spazio per resoconti e interviste.<br />
   Paolo Domenici fa notare che la rubrica “Dal nostro inviato speciale” era stata ammessa.<br />
   Secondo Paolo Vìstoli l’indice rigido è valido (vedi Perec).<br />
   Paolo Nori sottolinea che appunto Perec si dà delle regole molto severe, ma poi le segue rigidamente. Secondo Paolo la struttura ideale – in generale – è quella della raccolta di racconti, come nei primi due numeri; ma si trattava appunto di una struttura flessibile.<br />
   Giovanni Maccari osserva che finora sono arrivati pochi brani narrativi sul tema “geografico”; proviamo a sollecitarne altri, vediamo cosa arriva e poi si decide.<br />
   Paolo Nori chiede se qualcuno ha letto la lettera segnalata dal presidente dell’ARCI di Reggio Emilia; Giovanni Maccari e Gianfranco Mammi dicono che è troppo lunga, entrambi hanno provato a leggerla ma non sono arrivati alla fine. L’inizio però è molto bello, poi purtroppo la lettera si perde.<br />
   Paolo Albani chiede se sia possibile recuperare testi già pubblicati sull’argomento, tipo quelli di Manganelli o di Cortellessa.<br />
   Per Paolo Nori si può fare.<br />
Paolo Albani ricorda che Ermanno Cavazzoni voleva rifare l’atlante geografico De Agostini descrivendo solo luoghi immaginari. È vero che esistono già molti esempi del genere, ma Cavazzoni intendeva fare una cosa molto rapida, con schede brevissime contenenti le stesse indicazioni (estensione, numero di abitanti, chilometri di ferrovie, ecc.).<br />
   Giovanni Maccari osserva che Mammi aveva inviato qualcosa di simile, molto tempo fa, a proposito della “Poronia”.<br />
   Gianfranco Mammi risponde che però si trattava di una cosa diversa, poiché non c’erano “schede” e si trattava di un solo paese.<br />
   A Paolo Albani viene in mente “La fata morgana” di Gianni Celati, che descrive appunto usanze e elementi geografici di un paese inesistente.<br />
   Paolo Nori osserva che purtroppo sono finite le scoperte geografiche. È uscita da poco, ed ha avuto un buon successo, una guida turistica su un luogo che non c’è. Poi è stata pubblicato anche il “Viaggio da San Pietroburgo al nulla”, un diario di viaggio basato non sulla descrizione dei luoghi attraversati ma sul racconto di ciò che vi è successo; si potrebbe chiedere alla casa editrice Voland se ci dà il permesso di pubblicare due o tre dei brani più belli.<br />
   Paolo Albani suggerisce di confezionare dei finti reportage di viaggio imitando lo stile, per esempio, di quelli scritti da Moravia.<br />
   Paolo Nori riferisce di una lettera arrivata al sito della rivista, dove una “lettrice combattuta” dice che si divertirebbe a leggere quel che scriviamo, ma le viene il nervoso. siete degli irresponsabili, scrive. ormai è passato del tempo, e invece che migliorare, peggiorate. </p>
<p>   La seduta è tolta alle ore 17,45</p>
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		<title>Lettera alla redazione</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[lettera]]></category>

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ormai è passato del tempo, e invece che migliorare, peggiorate.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>mi divertirei a leggere quel che scrivete, ma mi viene il nervoso. siete degli irresponsabili.<br />
ormai è passato del tempo, e invece che migliorare, peggiorate.<br />
una lettrice combattuta</p>
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		<title>Sul diario dello sviluppo del pensiero umano</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 13:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[(tesi A) 
Secondo una teoria contemporanea, l&#8217;Universo (13 720 000 000 di anni) è composto al 96 % di energia e materia di natura sconosciuta, &#8220;oscura&#8221;, e soltanto al 4% da elementi visibili come galassie, gas intergalattico, stelle, pianeti e polvere spaziale.
Fra i 70 000 000 000 000 000 000 000 di stelle (che, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>(tesi A) </strong></p>
<p>Secondo una teoria contemporanea, l&#8217;Universo (13 720 000 000 di anni) è composto al 96 % di energia e materia di natura sconosciuta, &#8220;oscura&#8221;, e soltanto al 4% da elementi visibili come galassie, gas intergalattico, stelle, pianeti e polvere spaziale.</p>
<p>Fra i 70 000 000 000 000 000 000 000 di stelle (che, come afferma Wikipedia, superano la quantità totale di granelli di sabbia di tutti i deserti e le spiagge terrestri) e la quantità, ancora incalcolata, di pianeti e polvere spaziale c&#8217;è il pianeta Terra (4 540 000 000 di anni).</p>
<p>Una delle componenti della biosfera terrestre (3 500 000 000 di anni) è l&#8217;umanità (meno di 200 000 anni).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>(tesi B) </strong></p>
<p>L&#8217;umanità si vede dal di dentro, e non si vede dal di fuori. L&#8217;umanità non ha né specchio, né amico.</p>
<p>L&#8217;umanità prova a riflettersi nei propri pensieri.</p>
<p>Nei pensieri degli individui, dato che l&#8217;umanità è composta dal flusso degli individui.</p>
<p>Il pensiero si trasmette da una persona all&#8217;altra e, col tempo, si materializza o sparisce (oppure, secondo Vernadsky, non sparisce, ma  rimane per sempre nella noosfera)</p>
<p>Il destino del prodotto materializzato del pensiero dell&#8217; individuo può essere diverso. Per esempio:</p>
<p>Il prodotto materializzato del pensiero del cuoco (anche se è un saggio) sarà mangiato o gettato nel pattume.</p>
<p>Il prodotto materializzato del pensiero del boia (anche se è un saggio) sarà sepolto.</p>
<p>Il prodotto materializzato del pensiero di un filosofo, scrittore, artista, architetto (anche se è un idiota) può ottenere la fama come vetta del pensiero umano.</p>
<p>Se un prodotto del pensiero diventerà noto oppure no, dipende dalla finezza del presentimento intuitivo dell&#8217;archeologo (se il prodotto è stato perso nel passato e serve un archeologo per trovarlo), dalla direzione del vettore della condizione emotiva del critico, e dall&#8217;ideologia prevalente nella società.</p>
<p>La lista dei prodotti del pensiero, messi in ordine cronologico, può essere letta come un testo.</p>
<p>Questo testo può essere considerato (ed è veramente considerato in questo modo) come il diario dello sviluppo del pensiero umano.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>(antitesi) </strong></p>
<p>A.    L&#8217;umanità è costretta a pensare a se stessa in condizioni scomodissime per uno che pensa a se stesso: lo fa sotto il peso della presenza dell&#8217; Universo, incomparabilmente più grande dell&#8217; umanità.</p>
<p>B.    La scelta dei prodotti del pensiero dell&#8217;umanità che meritano di essere noti non ha criteri, è imprevedibile e dipende dalla fortuna dell&#8217;archeologo e dall&#8217;equilibrio chimico nel sangue del critico.</p>
<p>E questo fatto depriva il mondo della sua confortevolezza. Come è possibile credere nella verità documentaria e nel valore indiscutibile del diario dello sviluppo del pensiero umano, sapendo che si trova su un piedistallo così instabile?</p>
<p style="text-align: center;"><strong>(sintesi) </strong></p>
<p>Non siamo in grado di rinforzare il piedistallo. Non abbiamo la possibilità di ridurre l&#8217;Universo, aiutare l&#8217;archeologo a essere più fortunato e influenzare in modo benefico la condizione emotiva del critico.</p>
<p>Però, siamo in grado di rinforzare il diario stesso, in modo che, anche cadendo dal piedistallo non vada in pezzi, ma rimbalzi in avanti come una palla di gomma.</p>
<p>Per ottenere tale risultato è necessario raggiungere di nuovo quelle vette del pensiero umano, già raggiunte una volta e segnate nel diario. Moltiplicando i risultati del loro raggiungimento, passo a passo le speroniamo fino alla vita quotidiana, il che vorrà dire che:</p>
<p>1.               L&#8217;umanità nella sua crescita ha raggiunto le proprie vette</p>
<p>2.  Il diario delle vette del pensiero umano è ormai immune alla caduta da qualsiasi piedistallo</p>
<p>Si allega un elenco delle vette principali del pensiero umano da copiare</p>
<p>1. impronta di mano preistorica (di non si sa quando)<br />
2. bisonti della grotta di Font de Gaume (Da 36.000 a 10.000 anni)<br />
3. busto di Nefertiti (circa 1330 a.C.)<br />
4. Trinità di Rublev (1410)<br />
5. Cristo morto di Mantegna (1475-1478)<br />
6. Gioconda di Leonardo (1503-1506)<br />
7. Urlo di Munch (1893)<br />
8. Quadro nero su sfondo bianco di Malevic (1915)<br />
9. Fountaine di Duchamp (1917)<br />
10. Questa non è una pipa di Magritte (1929)<br />
11. Campbellsoup di Warhol (1968)</p>

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<a href='http://www.laccalappiacani.it/2010/sul-diario-dello-sviluppo-del-pensiero-umano/11-warhol_campbellsoup-1968/' title='11-warhol_campbellsoup-1968'><img src="http://www.laccalappiacani.it/wp-content/uploads/2010/02/11-warhol_campbellsoup-1968-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>P.S.<br />
Se durante il lavoro si avesse l&#8217;impressione che nell&#8217;elenco manchino una o più dell vette del pensiero umano veramente significative per l&#8217;umanità o sia stato incluso qualcosa di assolutamente irrilevante, si prega di non attribuire a questo fatto particolare importanza. Come è stato fatto notare più sopra, anche nell&#8217;elenco completo gli artefatti entrano secondo una logica imprevedibilmente casuale.</p>
<p style="text-align: right;">(inviato dal badante grafico <a href="http://www.concettualismo-ridotto.com/">Timofej Kostin</a>)</p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
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		<title>Verbale del 16 gennaio 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>

		<category><![CDATA[Riunione]]></category>

		<category><![CDATA[Verbale]]></category>

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		<description><![CDATA[RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 16 GENNAIO 2010
   La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
   Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 6 febbraio alle ore 15,30, nello stesso luogo. In tale occasione, dopo la riunione, si svolgerà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 16 GENNAIO 2010</p>
<p>   La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.<br />
   Paolo Nori comunica che la prossima riunione è fissata per sabato 6 febbraio alle ore 15,30, nello stesso luogo. In tale occasione, dopo la riunione, si svolgerà il primo degli incontri della rassegna “Come se i libri eran motori (e chi li leggeva era un meccanico)”. Daniele Benati parlerà del suo primo romanzo, “Silenzio in Emilia”, pubblicato da Feltrinelli nel 1997 e riproposto l’anno scorso da Quodlibet. Come la rassegna del 2009, anche quest’anno si tratta di incontri di “approfondimento” con l’autore, per cui bisognerebbe aver letto il libro prima della riunione. A questo proposito, oggi ci sono alcune copie di “Silenzio in Emilia” che è possibile acquistare che le ha portate apposta Giovanni da Bologna.<span id="more-933"></span><br />
   Altri autori che si pensava di invitare sono Luigi Bellosi, poeta romagnolo che ha tradotto benissimo in italiano l’ultimo lavoro di Raffaello Baldini (“La fondazione”), Serena Vitale (che ha scritto “Il bottone di Puskin”, una narrazione stupefacente degli ultimi sette giorni di vita di Puskin) e Maurizio Milani, il comico di Piacenza che, tra i comici che scrivono libri, è forse quello che ha ottenuto i risultati più interessanti. E poi pensavamo di invitare anche Errico Bonanno, autore di “Sarà vero”, storia degli imbrogli che hanno avuto degli effetti concreti nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>   Paolo Vìstoli dichiara di conoscere Luigi Bellosi, che in paese è conosciuto con il soprannome di “Piocò”.</p>
<p>   Paolo Nori legge due mail che sono arrivate al sito dell’Accalappiacani, una da parte di una russa di nome Natalia che sarebbe stata contattata per un incontro, l’altra inviata da tale Aleksej Pavelkov, ucraino, che cerca un partner commerciale in Italia. Entrambe le mail sono bellissime, ma non rientrano nel tema del numero 5 della rivista.<br />
Segue la lettura di una lettera al quotidiano “L’Adige” del 9 giugno 2009, che tratta diffusamente di una cena dalle porzioni minime; è talmente bella che sembra finta.<br />
   Mauro Orletti assicura che la lettera è vera ed è stata veramente pubblicata dal quotidiano.<br />
   Paolo Nori legge una lettera da “La stampa” del 27 maggio 2009 su Barack Obama e sottolinea che ce ne sono molte altre su Cofferati, Berlusconi, ecc.; si potrebbe creare una specie di rivisitazione degli ultimi avvenimenti con varie lettere di tenore anche in contrasto tra di loro.<br />
   Altre lettere sono inspiegabili e uno si chiede che cos’è che ha spinto gli autori a scriverle. In ogni caso Paolo Nori è molto contento del materiale fin qui raccolto; propone solo di togliere i titoli che alcuni giornali usano mettere; anticipano il contenuto della lettera, e non ce n’è bisogno. Sarebbe bene forse anche togliere i riferimenti del giornale e della data; l’ordine cronologico sarebbe garantito dalla successione dei pezzi, mentre le testate giornalistiche si potrebbero mettere alla fine del volume. Inoltre, se le lettere hanno rilevanza esclusivamente locale, la città (o almeno l’area) si desume anche senza il nome del giornale. A questo proposito Paolo Nori legge due lettere segnalate da Vanessa Sorrentino, tratte da “La voce” di Forlì – una sul settore risorse umane e l’altra sulla spiaggia ricoperta di merde di cane; quest’ultima sembra scritta da Ugo Cornia.<br />
   Bisognerà riuscire a montare tutto questo materiale, assieme ad altro che arriverà, entro fine marzo. In realtà potremmo uscire con il numero 5 a giugno, ma sarebbe meglio rispettare il termine di maggio 2010, perché in quel mese si tiene la Fiera del libro di Torino. Non è necessario riuscire a coprire tutfa l’Italia. Vale la pena di guardare anche i supplementi mensili di alcuni giornali nazionali; bisognerà dividersi il lavoro.</p>
<p>   Giovanni Previdi legge alcune lettere tratte da “Repubblica”, una sull’accattonaggio alla chiesa della Grada e l’altra sull’Hera e il divano. </p>
<p>   Mauro Orletti legge da “Il giornale di Vicenza” una lettera sulle multe esagerate fatte a Bassano contro chi piscia per la strada; ne legge poi un’altra, dal “Corriere della sera”, pagina nazionale, in merito alle previsioni totalmente sballate di un mensile di astrologia per l’anno 2008.</p>
<p>   Giovanni Maccari chiede se si strutturerà il numero 5 sulla base di “rubriche”.<br />
   Per Paolo Nori, per il momento, è necessario raccogliere il materiale; poi, tendenzialmente, si inizierà a mettere le lettere in ordine cronologico e a quel punto si vedrà. Un altro elemento importante sono le illustrazioni; ad oggi ne sono arrivate una decina, che sono ancora poche; bisogna ottenerne di più. Alcune le ha nel portatile e sarà possibile guardarle durante la pausa. Queste saranno messe sul sito dell’Accalappiacani come esempio. Tim Kostin aveva chiesto di aggiungere, a quelli già elencati nel verbale precedente, anche i seguenti temi: il quadrato nero di Malevic, l’orinatoio di Duchamp, la Marilyn Monroe di Andy Warhol, il barattolo della Campbell sempre di Warhol, il busto di Nefertiti, gli animali dipinti nelle grotte preistoriche. Il termine per inviare i lavori è il 28 febbraio.<br />
   Irene Russo chiede se possono mandare disegni anche persone che sanno disegnare. La risposta è sì.</p>
<p>   Paolo Colagrande legge alcune lettere mandate al quotidiano “La libertà” di Piacenza, una sul Sig. Ciolli e le ronde, l’altra su Obama.</p>
<p>   Per Paolo Nori non dobbiamo cercare solo lettere per così dire “comiche”, ma anche lettere “belle”, che siano scritte bene e facciano pensare o siano interessanti per motivi diversi dal fatto che fan ridere (per esempio, c’è una lettera sugli elenchi del telefono che ormai non si trovano più; non fa ridere, ma è molto interessante). Legge poi una lettera tratta da “Repubblica” a proposito di Ignazio La Russa, incontrato a Barcellona da un gruppo di giovani italiani. Legge infine una lettera spedita al sito dell’Accalappiacani da un signore che segnala una polemica tra sostenitori e oppositori della macellazione del cavallo a Piacenza; su “La libertà” sono state pubblicate parecchie lettere in proposito, ma non ha voglia di ricopiarle e spedirle alla rivista; Paolo Nori propone di rispondergli di fare una finta lettera che riassuma i termini della questione.</p>
<p>   Luigi Pilla chiede se nel numero 5 ci sarà spazio anche per le scritte sui muri. Secondo Paolo Nori è difficile, perché le lettere sono talmente autoesplicative che inserire un’altra linea narrativa può essere un problema.<br />
   Giovanni Maccari è d’accordo. Anche le lapidi, e meglio inserirle nel numero 6.<br />
Marco Manicardi comunica che ieri ha mandato a Paolo Nori una serie di foto di lapidi commemorative (ad esempio quella che ricorda la vacanza di dieci giorni di Leopardi a Ravenna).</p>
<p>16,50-17,10: pausa per sigaretta e caffè. Alcuni non fumatori guardano le illustrazioni di cui sopra nel portatile di Paolo Nori. Durante la pausa arriva Ugo Cornia.</p>
<p>   Paolo Nori ricorda che se qualcuno vuol comprare una copia del libro di Daniele Benati, Giovanni le ha portate da Bologna apposta per venderle.<br />
Gianfranco Mammi legge tre lettere pubblicate dalla “Gazzetta di Modena”, una su un’aggressione alle piscine comunali, una sui saluti romani e una sui conigli che fanno baldoria al sabato notte.<br />
   Francesco Niccolai legge parecchi sms mandati ai giornali su temi proposti dalla redazione (ad es. sui funerali di M. Jackson, sulla Gelmini e il tempo pieno, ecc.).<br />
   Secondo Paolo Nori gli sms possono servire per “spezzare” la continuità delle lettere.</p>
<p>   Mauro Orletti legge una lettera di Laura Picco pubblicata nel 2008 dalla “Gazzetta del Sulcis Iglesiente”; è talmente bella che è un peccato non pubblicarla solo perché non è del 2009.<br />
   Anche Paolo Colagrande è d’accordo. Si decide all’unanimità di pubblicarla nel numero 5.<br />
   Mauro legge una bella lettera sui cerchi nel grano di Monte Jesi e gli UFO.</p>
<p>   Paolo Nori suggerisce di raccogliere tutto il materiale entro fine febbraio, in modo da avere l’intero mese di marzo per procedere al montaggio. Poi passa a parlare del numero 6 della rivista; alcuni testi sono già arrivati, ma – a parte le due mail lette all’inizio della riunione, gli sembra che non ci sia niente di utile. Legge un pezzo inviato da Patrizia Barchi, una sbobinatura della vita di Dotto Santini. Gli sembra una sbobinatura bella, anche se sembra molto elaborata, ma chissà se si riesce a inserirla in qualche modo nel numero 6.<br />
   Ugo Cornia chiede “Ma qual è tono del numero 6?”.<br />
   Paolo Nori risponde “Non so”.<br />
   Giovanni Maccari dice che aveva capito che si dovesse partire da dati geografici, dividendoli per regioni.<br />
   Paolo Nori dice che lui non l’aveva capita così.<br />
   Per Ugo Cornia la geografia varia molto, anche nel tempo. A lui personalmente non è chiaro che cosa sia la geografia.</p>
<p>   Per Paolo Nori l’idea era prendere un libro di geografia delle medie, e poi sostituire gli argomenti con filoni tipo i soprannomi locali, le scritte sui muri, ecc.; ma come si fa poi a inserire anche dei brani narrativi?<br />
   Secondo Ugo Cornia anche i racconti possono avere una connotazione locale o almeno regionale; fa l’esempio del “matto” di Spoleto, che lui ha incontrato tutte le poche volte che è andato a Spoleto; si trattava di un signore che cantava musica lirica nella piazza del Duomo, e poi subito dopo si metteva a bestemmiare; dopo un po’ usciva il prete del duomo, che lo rabboniva con parole buone. Si tratta del classico tema del “matto di paese”.<br />
   Per Ugo Cornia la decisione più importante da prendere è il taglio che si vuole dare al numero 6; bisogna avere un’idea anche vaga della forma che vogliamo dargli. Per esempio, si può decidere di basarci sulla descrizione di luoghi (piazze, paesi, città, bellezze naturali); oppure di utilizzare gli strumenti geografici ribaltandone il senso (cartine, medie, grafici). Si potrebbe far leva su sondaggi inventati – ad esempio prendendo sei amici o conoscenti di tre diverse fasce di età, tre femmine e tre maschi, e poi costruirci sopra un sondaggio europeo su un tema qualsiasi.</p>
<p>   Mauro Orletti comunica che ha parlato di questi problemi con Gessica Franco Carlevero, che curerà il numero 6; secondo Gessica è difficile replicare tutte le tematiche su tutte le regioni italiane.</p>
<p>   Paolo Colagrande chiede se esistono ancora le cartine mute, quelle che una volta si compravano dal tabaccaio.<br />
   Irene Russo risponde che esistono ancora, ma non si comprano più dal tabaccaio.<br />
   Secondo Paolo Colagrande, durante gli esercizi in classe saltavano fuori cose impensate, con le cartine mute.<br />
   Ugo Cornia ha recentemente interrogato una sua allieva sulla scoperta dell’America, e si è reso conto che lei non aveva idea di dove fosse l’America in concreto. Poi bisogna anche fare una distinzione tra geografia visiva e geografia discorsiva.<br />
   Per Irene Russo un buon esempio è Europeana; anche nel numero 6 si potrebbero mettere i titoletti a fianco del testo, come in un libro di studio.<br />
   Secondo Paolo Nori per fare un’operazione come quella di Ourednik ci vuole uno bravissimo che riunisca tutto il materiale con una voce sola. Significa scrivere un capolavoro, e gli pare un po’ difficile.</p>
<p>   Giovanni Previdi suggerisce di prendere un sussidiario delle elementari e sostituire le voci con gli argomenti che sono saltati fuori durante le riunioni.<br />
   Irene Russo fa notare che questi argomenti si adattano più alle città che alle regioni.<br />
   Per Paolo Nori questa osservazione è giusta; anche i miracoli sono distribuiti per città e non per regioni.<br />
   Ugo Cornia ritiene però che i miracoli son tutti uguali (es. San Geminiano e San Prospero han fatto le stesse cose, rispettivamente a Modena e a Reggio Emilia).<br />
   Qualcuno fa notare che è in arrivo l’anniversario dell’unità d’Italia.<br />
   Per Paolo Colagrande si otterrebbe un libro bellissimo semplicemente raccogliendo tutte le targhe dedicate a Garibaldi un po’ dappertutto in Italia.<br />
   Alle 16,55 Ugo Cornia va in terrazzo a fumare.<br />
   Paolo Nori fa notare che la geografia non c’entrerebbe più. O almeno, sarebbe un misto di storia e geografia. Bisogna parlare con Gessica alla prossima riunione. Se si vuole optare per un’operazione all’Ourednik, con una voce molto fredda, bisognerebbe cambiare tutta l’impostazione ed è essenziale parlare con Gessica, che curerà il numero. Per la prossima volta, si raccomanda di portare testi interessanti – anche se non sono lettere, anche libri che avete letto e che suggerite.</p>
<p>   Ugo Cornia rientra alle ore 18,00 e legge due righe da “Rapporto tra i sessi” di Erving Goffmann; gli piace l’idea delle distribuzione delle donne nelle famiglie un po’ sotto forma di bambini, un po’ sotto forma di mogli.<br />
   Paolo Nori gli chiede se si ricorda la telefonata di pochi giorni fa: cos’era quella cosa di cui parlavano, collegata all’idea che a un certo punto una moglie (o un marito) si trasforma in un comò?<br />
   Ugo Cornia non se lo ricorda; era un discorso collegata a qualcosa, ma si ricorda solo il pensiero finale, cioè che il mondo è un gigantesco film porno dove però non si vede mai la figa. È stata una telefonata di un’ora e mezzo, si ricorda. Ci manca solo l’inizio e la metà del discorso.</p>
<p>Per Giovanni Maccari un’impostazione tradizionale per il numero 6 può andar bene, ma se non c’è la struttura, viene a mancare una parte del gioco; ad esempio, il suo pezzo sui posti di Firenze dove è morto qualcuno, avrebbe senso?<br />
   Gea Vecli fa notare che nei numeri con impostazione “tradizionale” il tema proposto non saltava fuori molto.<br />
   Secondo Ugo Cornia un conto è prendere un sussidiario e imitarlo, tutt’altra cosa è partire dai pezzi che arrivano. Nel primo caso non si può far altro che scrivere delle caricature del sussidiario.<br />
   Giovanni Maccari dice che sarebbe più facile costruire un numero attorno a una struttura precisa; poi nulla vieta che, a posteriori, si veda che cosa è arrivato in redazione e si decida anche in base a quello. Un po’ come nel numero 4, in cui il racconto di Ugo si inserisce senza sforzo, pur essendo un numero monotematico.<br />
   Per Paolo Nori l’inserimento del pezzo di Ugo nel numero 4 funziona perché è molto compatto e monografico. Altro dubbio: dopo due numeri così forti, fare un numero con un tema vago è un rischio. Se ne riparla in febbraio, che ci sarà anche Daniele Benati.</p>
<p>   Elisabetta Cani si chiede “Che cos’è la geografia?” Noi ci ricordiamo i sussidiari, ma la geografia è un’altra cosa. Federico Ferretti, nel suo “Geografia senza mappe”, ha reso bene l’idea di una geografia anarchica, indipendente dal potere. La geografia, se la prendi come una cornice letteraria, è un conto; se cominci a grattare la superficie, bisogna rifletterci in maniera meno ludica. Ci sono i GPS, i satelliti, i potentati. Quindi o descriviamo dei luoghi in modo leggero, oppure ci dobbiamo interrogare a fondo. Ad esempio, i generali francesi dicevano che avevan perso la guerra perché avevano carte geografiche antiquate, mentre quelle tedesche erano aggiornate.</p>
<p>   Paolo Nori è sostanzialmente d’accordo. Per esempio, in Italia puoi fare delle cose che in Svizzera te le scordi, vai in prigione, – e viceversa. Nello spazio di un chilometro un’azione illecita diventa lecita.<br />
   Ugo Cornia fa l’esempio dell’esilio nell’Ottocento: il Casanova di Schnitzler era in esilio a Mantova; Castiglion de’ Pepoli accoglieva “esiliati” da Firenze e da Bologna.<br />
   Paolo Nori aggiunge che nella “Certosa di Parma” da Parma, si scappa a Cremona, che è oltre confine.<br />
   Giovanni Maccari ricorda che Dante era in esilio in Lunigiana.<br />
   Ugo Cornia sottolinea che proprio oggi si svolgono le celebrazioni di Craxi a Hammamet.<br />
   Paolo Nori chiude la riunione dicendo che lasciamo il discorso in sospeso e ricorda che, se qualcuno vuol comprare una copia di Silenzio in Emilia di Daniele Benati, c’è Giovanni che le ha portate apposta da Bologna per chi le vuole. </p>
<p>   La seduta è tolta alle ore 18,20.</p>
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		<title>Sia disegnatori che non</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 11:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[contributi dei lettori]]></category>

		<category><![CDATA[disegni]]></category>

		<category><![CDATA[numero Cinque]]></category>

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		<description><![CDATA[Per le immagini del numero 5 dell&#8217;Accalappiacani chiediamo il contributo dei lettori e dei redattori (sia disegnatori che non). Si tratta di rifare (a penna, o a matita o come volete, ma comunque in bianco e nero) una serie di quadri famosi: la Gioconda, Il Cristo del Mantegna, La pipa di Magritte, l&#8217;Urlo di Munch.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per le immagini del numero 5 dell&#8217;Accalappiacani chiediamo il contributo dei lettori e dei redattori (sia disegnatori che non). Si tratta di rifare (a penna, o a matita o come volete, ma comunque in bianco e nero) una serie di quadri famosi: la Gioconda, Il Cristo del Mantegna, La pipa di Magritte, l&#8217;Urlo di Munch.<br />
Il badante artistico della rivista, Tim Kostin, suggerisce anche  il quadrato nero di Malevic, il barattolo della Campbell di Warhol, Marilyn Monroe, sempre di Warhol, l&#8217;urinatoio di Duchamp, il busto di Nefertiti, gli animali dipinti nelle grotte preistoriche e altre immagini che tra qualche giorno metteremo in fila in un post.<br />
Le immagini che ci sono arrivate finora (alla mail almanacco@laccalappiacani.it) le vedete qui sotto (c&#8217;è anche un Munch visto da dietro).<br />
<img src="http://www.laccalappiacani.it/wp-content/uploads/2010/01/disegnicollage.jpg" alt="Disegni per L&#039;Accalappiacani n.5" title="Disegni per L&#039;Accalappiacani n.5" width="420" height="439" class="size-full wp-image-922" /></p>
<p>(Il termine per l&#8217;invio dei disegni è previsto per fine febbraio.)</p>
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		<title>A Firenze</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 21:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[Firenze]]></category>

		<category><![CDATA[Giovanni Maccari]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella villa del Salviatino è morto il giornalista e critico letterario Ugo Ojetti, che negli ultimi anni era affetto dal morbo di alzheimer.
Sulla sua malattia si possono riferire i seguenti dettagli:
Ojetti aveva maturato una tormentosa fissazione tipica dell&#8217;alzheimer, e cioè relativa alla collocazione nello spazio. Solo che lui non sosteneva di non essere a casa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella villa del Salviatino è morto il giornalista e critico letterario Ugo Ojetti, che negli ultimi anni era affetto dal morbo di alzheimer.</p>
<p>Sulla sua malattia si possono riferire i seguenti dettagli:</p>
<p>Ojetti aveva maturato una tormentosa fissazione tipica dell&#8217;alzheimer, e cioè relativa alla collocazione nello spazio. Solo che lui non sosteneva di non essere a casa, come succede normalmente, sapeva di essere a casa ma era anche convinto che era una casa finta, ricreata apposta per darla a bere a lui. Naturalmente lui non la beveva, anche se tutti i dettagli erano a posto. Ogni tanto semmai faceva finta di crederci per poter fare indisturbato le sue indagini. Dice che la mattina si vestiva, si metteva la giacca, le bretelle, il papillon, e poi girava per casa con quell&#8217;aria smarrita e diffidente. Era convinto che il set in cui l&#8217;avevano rinchiuso fosse una volta a Napoli, una volta a Vicenza, e una volta che lo scrittore Piovene, un suo vecchio potregè, era andato a trovarlo, gli ha detto questa frase carica di amarezza. &#8220;Questa è la fine di Ugo Ojetti&#8221;. Pausa. E con un tono sconsolato: &#8220;A Napoli&#8221;.</p>
<p>[Da Firenze: luoghi dove è morto qualcuno, di Giovanni Maccari]</p>
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		<title>A Pistoia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 09:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[Pistoia]]></category>

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		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laccalappiacani.it/wp-content/uploads/2010/01/accalappiacani-invito.jpg" alt="accalappiacani-invito" title="accalappiacani-invito" width="429" height="700" class="alignnone size-full wp-image-904" /></p>
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		<title>A cosa servono i licheni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Mammi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Se in una scatola introduciamo licheni diversi, alcuni umidi, altri secchi, alcuni crostosi, altri fogliosi e fruticosi, e lasciamo un’apertura capace di consentire il passaggio di una mano, allora abbiamo a disposizione un ottimo strumento per esercitare le capacità tattili. Il bambino introduce la mano senza guardare dentro la scatola: sarà egli stesso a descrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se in una scatola introduciamo licheni diversi, alcuni umidi, altri secchi, alcuni crostosi, altri fogliosi e fruticosi, e lasciamo un’apertura capace di consentire il passaggio di una mano, allora abbiamo a disposizione un ottimo strumento per esercitare le capacità tattili. Il bambino introduce la mano senza guardare dentro la scatola: sarà egli stesso a descrivere ciò che sente e cosa gli viene in mente al contatto.</p></blockquote>
<p>Alberto Arossa, Rosanna Piervittori, “Alla scoperta dei licheni”, p. 52</p>
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		<title>Braccio di ferro e il gatto di Schrödinger</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bonino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>

		<category><![CDATA[Braccio di Ferro]]></category>

		<category><![CDATA[Michele Ruele]]></category>

		<category><![CDATA[numero quattro]]></category>

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		<description><![CDATA[
La prima strip in cui appare Braccio di Ferro è una conferma dello statuto di Popeye (il nome americano significa occhio a palla, occhio sporgente) come entità liminare fra essere e non essere, fra nulla e qualcosa, fra quel che si è e quel che sembra, fra necessità e possibilità.
Castor Oil cerca uomini per l’equipaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laccalappiacani.it/wp-content/uploads/2009/11/388-150x150.jpg" alt="L&#039;accalappiacani 4" title="L&#039;accalappiacani 4" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-860" /></p>
<p><i>La prima strip in cui appare Braccio di Ferro è una conferma dello statuto di Popeye (il nome americano significa occhio a palla, occhio sporgente) come entità liminare fra essere e non essere, fra nulla e qualcosa, fra quel che si è e quel che sembra, fra necessità e possibilità.<br />
Castor Oil cerca uomini per l’equipaggio sul molo e vede un tipo: è la prima apparizione di Popeye.<br />
«Ehi, voi, siete un marinaio?»<br />
«Perché, vi sembro un cowboy?»</i></p>
<p>Dalla <a href="http://sulromanzo.blogspot.com/2009/12/braccio-di-ferro-e-il-gatto-di.html">recensione</a> del<a href="http://www.laccalappiacani.it/2009/laccalappiacani-4-numero-speciale/">l&#8217;Accalappiacani numero 4</a> di Michele Ruele.</p>
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