Materiali.

Segnalazione del numero cinque

Pubblicato da Sarah Spinazzola giovedì 4 novembre 2010

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Barthes

Pubblicato da Gianfranco Mammi mercoledì 3 novembre 2010

La donna di lettere costituisce una specie zoologica singolare: partorisce alla rinfusa romanzi e bambini.

Roland Barthes, Mythologies (Editions du Seuil, 1957), pag. 48

Biografia

Pubblicato da Sarah Spinazzola martedì 2 novembre 2010

Dio venne al mondo nella notte tra il ventiquattro e il venticinque dicembre. La madre di Dio lo fasciò. Sul dorso di un asino egli fuggì poi in Egitto. Quando le azioni che aveva compiuto caddero in prescrizione, ritornò alla sua terra natale, perché riteneva che quello fosse il luogo migliore per crescere. Cresceva appartato, in pace e in armonia. Gli volevano bene. Diventò la gioia dei suoi genitori, che fecero ogni sforzo per farne un buon uomo.
Così, dopo un breve periodo di scuola, imparò il mestiere del carpentiere. Poi, quando la sua ora fu venuta, abbandonò il lavoro procurando al padre un gran dispiacere.
Uscì dall’incognito. Volle andarsene a Nazareth. Si mise in cammino annunciando che il regno di Dio era vicino.
Fece dei miracoli.
Si occupò della buona riuscita di feste nuziali. Scacciò demoni, e agendo così rovinò un allevatore di maiali. A Gerusalemme impedì l’usuale commercio nel tempio. Senza osservare il divieto di assembramenti, parlò molte volte all’aperto. Fu la noia delle masse che gli procurò un certo seguito. Tuttavia predicava ai sordi.
Come poi sostenne l’accusa, cercò di sobillare il popolo contro l’autorità dando ad intendere di essere il redentore. D’altro canto, Dio non era disumano. Non fece male a una mosca. Non capace di torcere un capello a nessuno.
Non era asociale. Malgrado il suo carattere un po’ spaccone, sotto sotto era innocuo.
In ogni caso, alcuni ritenevano che fosse meglio Dio anziché niente del tutto. La maggioranza, però, lo riteneva un buono a nulla.
Perciò fu sottoposto a un breve processo. Lui non aveva molto da addurre a sua difesa. Quando parlava, usciva fuori dal seminato. Per il resto rimase della sua opinione, cioè che egli era quello che era. Se ne restò zitto per la maggior parte del tempo.
Il Venerdì santo dell’anno trenta o trentanove dopo il cambiamento del calendario, fu crocifisso dopo un processo non del tutto ineccepibile.
Pronunciò sette parole.
Alle tre del pomeriggio, col bel tempo, rese la sua anima. E in quel momento fu registrato a Gerusalemme un terremoto di media intensità. I danni furono limitati.

[Storie del dormiveglia, Peter Handke, Guanda, 1983, pp. 104-105]

Due iniziative amministrative

Pubblicato da Sarah Spinazzola domenica 31 ottobre 2010

Siccome il sindaco del nostro paese viene al bar con noi, intanto che giochiamo a carte gli proponiamo delle iniziative amministrative.

Prima proposta di ordinanza comunale nata al bar:

«Sindaco, perché sulle targhe delle vie non metti anche altezza e peso del personaggio storico?»

Il sindaco ha subito accettato. La discussione al bar era: l’altezza rimane stabile ma il peso no. Abbiamo deciso di mettere il peso di quando il personaggio a cui è dedicata la via aveva 35 anni.

Adesso c’è:

- via Giuseppe Mazzini, 172 cm per 85 kg;

- via Console Marcello, 193 cm per 58 kg;

- via Carlo Marx, 165 cm per 70 kg;

- via Thomas Mann, 159 per 70 kg (anzi 80)

Il prefetto è venuto a sapere che le decisioni importanti per il nostro comune vengono prese al bar e non nelle sedi proprie istituzionali.

Ieri ha sciolto il Consiglio comunale per mafia. Continua a leggere »

Alla ricerca di Antonio Stenelli

Pubblicato da Alessandro Bonino venerdì 29 ottobre 2010

Io dei posteri ho una pessima opinione.

“Con immutata stima e amicizia” vuol dire che non c’è più niente da fare.

A me mi prendon spesso per moldavo perché anche d’inverno mi muovo sempre in bicicletta.

Da quando ho cominciato a scrivere ho cominciato a ingrassare.

Quando ho realizzato che ogni giorno incontro più automobili che persone mi sono spaventato.

Dicon tutti che gli scarafaggi, in caso di olocausto nucleare, sarebbero gli unici organismi a sopravvivere – io tutti gli scarafaggi che ho incontrato non ne è sopravvissuto neanche uno.

Dal libro ineffabile di Antonio Stenelli, Pensieri inediti e sorprendenti (EuroZona, 2006), del quale non c’è alcuna notizia se non che Gianfranco Mammi ne ha una copia, stampata dalla tipografia Sograf Srl di via V. Alvari 36, 00155 Roma e che le ricerche di Giovanni Sonego non sono ancora andate a buon fine. Ma non disperiamo.

Aggiornamento: la ricerca prosegue da Luca Tassinari.

L’estetica del come se

Pubblicato da Sarah Spinazzola mercoledì 27 ottobre 2010

Sia per l’anonimo autore della Sacra Bibbia che per il saggista di Questa non è una pipa, all’inizio c’era il caos. O forse ce n’erano due: il caos del diverso, dove ogni cosa è diversa da ogni altra; e il caos dell’uguale, dove ogni cosa è uguale a ogni altra. Entrambi sono refrattari all’idea di ordine, che può solo esistere sulla soglia fra la differenza e la similitudine. Là dove tutto è uguale, o dove tutto è disuguale, non è possibile imporre le categorie della conoscenza, quindi ordine. L’autore della Bibbia suddivide il creato secondo un codice binario (luce/tenebra; mondo/cielo; terra/mare; sole/luna; animali che nuotano/animali che volano, e così via). Michel Foucault suddivide il creato secondo le categorie delle cose e delle parole, la cui partizione è necessaria perché il mondo diventi comprensibile (attraverso tutto ciò si manifesta nella duplice articolazione un fatto e del resoconto di un fatto). Per avere il concetto di ordine bisogna avere il concetto di differenza e di similitudine (tra cosa e cosa, o tra parola e parola). La storia del mondo è anche l’Histoire du Même, cioè la storia della stessità. La cosa uomo diventa uomo solo quando si accorge di opporsi all’altro, cioè all’inumano: quando l’uomo si accorge di essere lo stesso di un altro uomo. Questa stessità non è la statica stessità del caos dell’uguale, che ruota eternamente nella propria in-differenza, bensì la dinamica stessità del mondo, dove il simile e il diverso si confrontano si oppongono si urtano. La storia della stessità non è più un artistico rimando di specchi, bensì un vorticare di immagini. Continua a leggere »

Una lettera dal numero cinque dell’Accalappiacani

Pubblicato da Sarah Spinazzola lunedì 25 ottobre 2010

Non capisco perché uno come Bruno Vespa faccia una trasmissione così bella e importante a un’ora tanto impossibile. Non sa che la gente che lavora si alza presto al mattino e alla sera si corica a un’ora decente per la stanchezza? Oppure è un programma solo per una certa categoria di persone che al mattino si alza alle 11? Vorrei dire a Vespa che le cose belle interessano a tutti, anche ai lavoratori.

E. C., Bologna

[L'accalappiacani Novemestrale di letteratura comparata al nulla. Numero 5. Almanacco dell'anno scorso, pp. 17]

La seconda volta

Pubblicato da Sarah Spinazzola venerdì 22 ottobre 2010

“Ho preparato una proposta da sottoporre al ministro della giustizia per punire una categoria di persone che mi dà fastidio in modo particolare”
“Per esempio?”
“Per esempio quelli che, dopo aver nominato New York, se devono nominarla una seconda volta, dicono la Grande Mela. Per questi la pena dovrebbe essere l’ergastolo”.
“Accidenti!” dissi.
“Sì, ma non solo per questi: Anche per quelli che, dopo aver nominato il dollaro, se devono nominarlo una seconda volta, dicono il biglietto verde; o, se devono nominare l’oro una seconda volta, dicono il metallo giallo. E stessa pena per quelli che dopo il pallone, invece di ripetere il pallone dicono la sfera di cuoio. Ergastolo senza le solite riduzioni di pena”.

[Un debole per quasi tutto. La lattuga di Boston e altri scritti, Aldo Buzzi, Ponte alle Grazie, 2006, pp 113]

L’Accalappiacani – numero cinque

Pubblicato da Alessandro Bonino martedì 28 settembre 2010

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Per il quinto numero del settemestrale (eccezionalmente novemestrale) di letteratura comparata al nulla «L’accalappiacani», che si intitola Almanacco dell’anno scorsoi redattori non hanno scritto niente. Esce nei prossimi giorni in libreria, e se non lo trovate, lo potete ordinare.

Il formidabile esercito svizzero

Pubblicato da Sarah Spinazzola domenica 27 giugno 2010

Gli svizzeri non fanno la guerra da circa cinquecento anni, e sono ben decisi a saperla fare appunto per non farla.
In Italia si sente dire dell’esercito svizzero: «Non sapevo nemmeno che esistesse». Quando un italiano viene a sapere che l’esercito svizzero è molto più numeroso di quello italiano, dice: «Ci vuol poco».
L’esercito svizzero è servito di modello a nazioni meno languide. L’esercito di Israele è una copia di quello della Svizzera.
La Svizzera è grande il doppio del New Jersey. Il New Jersey ha una popolazione di gran lunga numerosa. Eppure ci sono seicentocinquantamila uomini nell’esercito svizzero. In qualsiasi momento, la maggior parte di essi circola in abiti da città o da lavoro. Sono un esercito in borghese, una milizia addestrata ed esperta, sempre pronta a mobilitarsi. Restano in servizio per trent’anni. Tutti e seicentocinquantamila sono preparati a presentarsi nei centri di mobilitazione o nelle basi operative in molto meno di quarantott’ore.
Se hai capito il New York Yatch Club, il Cosmos Club, il Metropolitan Club, il Century Club, il Piedmont Driving Club, puoi capire anche l’esercito svizzero. Continua a leggere »