Materiali.
Pubblicato da Paolo Nori giovedì 26 novembre 2009
RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – REGGIO EMILIA, 21 NOVEMBRE 2009
La riunione inizia alle ore 16 nei locali dello Spazio Gerra di Piazza XXV aprile.
Paolo Nori spiega dove sono le toilettes e dove si trova un balcone in cui è possibile fumare. Poi parla del numero cinque della rivista, che dovrebbe uscire a maggio 2010; si tratterà di un “almanacco dell’anno scorso” e sarà costituito da lettere inviate ai giornali nel periodo 1° gennaio-31 dicembre 2009. Bisognerebbe cominciare subito a consultare le collezioni delle emeroteche e a trascrivere le lettere interessanti; i file andranno poi spediti alla casella di posta elettronica almanacco@laccalappiacani.it. Continua a leggere »


1. Qui, noi
Qui nella redazione dell’Accalappiacani (anche se non c’è nessun qui e, in sostanza, nessuna redazione) abbiamo l’impressione (anche se non c’è nessun noi) che uno dei grandi narratori del novecento sia stato Elsie Crisler Segar (nato a Chester l’8 dicembre del 1894 e morto a New York il 13 ottobre del 1938).
2. Però
Se uno va a guardare, nelle storie della letteratura di Segar non si trova niente; Segar, dai critici della letteratura, non viene considerato perché scrittore di fumetti, noto principalmente come creatore di Braccio di Ferro, che sembra tutt’altro che un personaggio con dei numeri, da un punto di vista letterario; a pensare a Braccio di Ferro, più che Kafka o Svevo o Joyce o Proust o Anton Čechov, vengono in mente delle lattine di spinaci.
3. Solo
Solo che, come scrive Luca Raffaelli, «Se Sherlock Holmes nei romanzi di Conan Doyle non ha mai pronunciato la celeberrima frase “Elementare, Watson”, Popeye, ovvero Braccio di ferro, nei suoi fumetti quasi mai ha a che fare con gli spinaci».
L’Accalappiacani 4 (numero speciale) contiene la ristampa integrale, in una nuova traduzione d’autore (di Daniele Benati e Paolo Pergola) di Bernice la gallina fischiona, di Elzie Crisler Segar, la storia in cui Braccio di Ferro compare per la prima volta, con un pezzo su Segar e su Braccio di Ferro, un pezzo sul comico e Braccio di Ferro e un racconto ispirato da Braccio di Ferro, scritti da Daniele Benati, Ugo Cornia e Paolo Nori.
Esce questa settimana, e si può comprare in tutte le librerie.

Pubblicato da Sarah Spinazzola domenica 15 novembre 2009
Lina Presotto, la mia formosa e alacre domestica che pochi giorni sono lasciò il mio servizio per esordire nel varietà, parlando con me o con mia moglie o con i miei figli usava il verbo aspettare, ma al telefono usava il verbo attendere. È bene dire subito che non la sola Lina Presotto pensa che attendere sia più elegante di aspettare, né lei sola divide la lingua in due categorie distinte, una da usare in famiglia, l’altra con gli estranei e comunque la gente di maggior riguardo. La stessa distinzione si fa tra giungere e arrivare, considerato popolare questo e aristocratico quello, tra mandare e inviare, tra comprare e acquistare, ecc. Eguale sorte tocca ai pronomi e lo stesso che parlando dice Essa, gli parrebbe volgarissimo non scrivere Ella. Continua a leggere »
Pubblicato da Paolo D. giovedì 22 ottobre 2009
Sarebbe bello una Matematica che per fare quattro più quattro, fa quarantaquattro. (Anita, sei anni)
Pubblicato da Gianfranco Mammi giovedì 24 settembre 2009
“E in verità la Scrittura indica chiaramente che Dio ha una figura, e che a Mosè, quando ascoltava parlare Dio, fu dato di scorgerla, riuscendo tuttavia a vedere soltanto le parti posteriori di Dio.”
Spinoza, Trattato teologico-politico, I, 2
Pubblicato da Gianfranco Mammi lunedì 14 settembre 2009
I cessi pubblici, a Berlino, fanno pensare ai castelli medievali delle Alpi: da ciascuno si può vedere il precedente e il successivo.
Pubblicato da Stefano Campagnolo mercoledì 9 settembre 2009
Roberto Bussola legge
Baracca e burattini, dall’Accalappiacani n. 2.
(Registrazione di Silvia De Gasperi, dalla lettura del 14 Agosto, Malalido, Verona)

Un tragico, misterioso fatto di sangue a Pescopagano
Il sacerdote Canio Di Rienzo, di Pescopagano, persona stimata e ritenuta ligia al suo dovere di ecclesiastico, ha tentato, secondo la sua confessione alle autorità, il suicidio, perché vittima di atroci ingiustizie e calunnie, ferendosi con ben diciannove coltellate. Ma il numero dei colpi e la ubicazione di taluni di essi — qualcuno anche alle spalle — hanno generato nelle autorità il legittimo dubbio che non di suicidio si tratti ma di delitto. Esse indagano nel mistero, per far luce.
Disservizio telefonico a Pescopagano
Il servizio telefonico che dovrebbe essere mezzo rapidissimo di comunicazione con i paesi limitrofi e con le città con cui si è allacciati, in questo Comune procede malissimo. Le lamentele sono continue e di lunga data. Per poter avere una comunicazione con Muro Lucano, dove è situato il centralino, siccome il campanello di avviso del telefono non suona da mesi, bisogna attendere che la zona del telegrafo sia libera, per poter avvertire telegraficamente gli impiegati di Muro Lucano di venire a telefono. Così è necessario aspettare due o tre ore nell’ufficio postale.
[da La Basilicata nel mondo (1924-1927)]

Pubblicato da Sarah Spinazzola lunedì 7 settembre 2009
Salvatore
Se qui ci sono cose sprecate? Che cosa sono queste cose sprecate? Vuole dire spigate? Noi ci diciamo una pianta spigata.
Sprecare vuol dire far andare le cose a mala vita? Sì, ci sono. Mi cade un broccolo, cade un arancio, un portogallo come vogliamo dire, queste sono cose sprecate, che non possiamo venderle. Cascando per terra, finiscono, non si possono vendere se sono rovinate.
Anche in campagna, vado a mungere le bovine, e il vitello va per allattarsi nella madre, facendo lo squieto, truzza la madre, si rivolta il secchio per terra e il latte non si può più raccogliere.
Ai tempi ci sono anche le pesche: quando nascono, nascono per bene, quando poi sono grosse, c’è un animale che le morsica, una cimice, e casca tutta per terra, quindi queste sono sprecate.
Un’altra cosa: se un animale si ammala e ha un accidente di mortitudine, bisogna bruciarlo perché non lo si può mangiare.
La pianta del pomodoro se ci viene il male, ci può venire il male nero, il male di cenere, il male d’olio, ci può venire la formica: quel coccio che fa, va per terra fradicio. Le piante possono andare malandate, gli animali, o noialtri pure se ci viene malattie.
In campagna non c’è altra forma di spreco.
L’acqua? Pure l’acqua porta le sue malattie pericolose alle persone e agli animali, perché contiene la sabbia che porta malattie; porta la malattia alla renella, porta la pietra al fegato. Per mezzo delle malattie si spreca, e si spreca pure denari per le malattie.
Per esempio le frutte che sono spertusate dai vermi, si buttano, non si vendono.
No, non ci sono altre maniere di sprecare.
No. Non ci avevo mai pensato. Però una cosa che si rovina dopo un anno di lavoro ci sarà una mortificazione.
Noi dopo che stiamo sempre in campagna e i vestiti si riducono stracciati, poi li gettiamo…
Se discorriamo in casa come guadagnare di più? Si guadagna di più a comprare e vendere che a stare villano nella campagna, comprare e vendere chiunquesia o frutta, erba, lumache, vendere chiunque purché uno sta sotto le tegole.
Per dire, lei compra della frutta, e questa non riesce a venderla, dopo quattro o cinque giorni che non si può vendere, lei ci tocca di buttarla, ecco che si spreca. E così per tutti i generi, non potendo venderli.
Le ho date tutte le spiegazioni d’agricolo e di commercio, che io ho tutte e due le arti: tutte le spiegazioni fatte.
[Racconti siciliani – Danilo Dolci pag. 233 Einaudi Torino 1963]


Prove di copertina (esce a novembre).