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Gessica lunedì 19 aprile 2010
Anche nella cittadina c’erano stramberie; si vedeva per le strade prevalere nelle donne un tipo fisico che a noi pareva etrusco spaccato, con gambe grandi e tozze, belle in un modo inelegante, ctoniche; gambe adatte a stare un po’ sottoterra emergendo dalla crosta solo tre quarti. Queste gambe comparivano spesso nelle strade; suggerivano per associazione una lussuria placida, pre-cristiana, senza altro senso di peccato che quello implicito nella condizione di avere organi erettili e mortali, e di essere fatti di cicli impulsivi. Stranamente comparivano sempre nello stesso modo, viste da dietro, fuse in maniera poderosa ma non armonica coi rialti della schiena, e spesso a un livello più alto o basso dell’osservatore, perchè le strade erano in salita o in discesa. Le gonne a quel tempo scoprivano l’incavo dietro il ginocchio; la pelle era vagamente chiazzata di rossiccio; la carne pareva insaccata. Non dubitavo per un momento che le etrusche fossero fatte così; e sentivo quegli abissi di differenza che si sentono all’estero certe volte, quando i dati dei sensi, sfasati, si induriscono come ciottoli, e ci prende un piccolo panico al pensiero che anche questa accozzaglia di cose è mondo. Così anche lì, con le etrusche di Tarquinia, e le loro gambone.
Da I piccoli maestri di Luigi Meneghello
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Gessica giovedì 15 aprile 2010
Era uno strano ambiente, a Tarquinia. Io non ero mai stato fuori dal Veneto, altro che nelle città, e veramente non sapevo che cos’è un paesaggio. Credevo che fosse tutt’al più una di quelle vedute sulle cartoline, un taglio con dei pini, acqua e rocce, un pezzo di città, e in fondo, per esempio, un monte che fuma. Oppure credevo che un paesaggio fosse una fantasia di parole, come “Bei monti della sera – azurra è già l’Italia; stati d’animo vaghi che si provano viaggiando in treno in regioni nuove, quando a un certo punto si pensa, qui è già Romagna, Toscana, Piemonte, e il nome somiglia a un colore. Il nostro paesaggio veneto, siccome ci ero cresciuto dentro, non mi era mai venuto in mente che fosse un paesaggio. Continua a leggere »
Ieri sera mi stavo documentando sulla Groenlandia, e ho letto su un sito che lo sport nazionale della Groenlandia è il calcio, anche se la Groenlandia non è un membro della FIFA, perché, secondo le regole della FIFA, le partite internazionali devono essere disputate su campi di erba e nonostante mi pare che Groenlandia voglia dire Terra verde, di campi di erba, diceva quel sito, in Groenlandia non ce n’è. Per via del clima, c’era scritto.
Ho scoperto ieri che il motto della Groenlandia è
Nunarput utoqqarsuanngoravit
che vuol dire
Il nostro Paese, che è diventato così vecchio.