Sui neologissimi e i neologismi

Pubblicato da Patrizia Barchi martedì 23 dicembre 2008

malerba Luigi Malerba nel 1977 inventò il termine Neologissimo per indicare la Scemiologia cioè la “Scienza generale degli scemi, da non confondere con la semiologia, scienza dei segni”. L’obiettivo di questa scienza è studiare le leggi della stupidità, considerando che “sempre ed inevitabilmente noi sottovalutiamo il numero di stupidi in circolazione” (C. M. Cipolla, 1976).

Ho pensato a dei neologissimi, che sono questi qua:

Famigliologia

Scienza generale della famiglia che studia le trasformazioni della famiglia in relazione al passaggio dell’Italia da un paese agricolo a industriale. L’obiettivo della f. è studiare le tipologie di famiglia che si sono formate lungo questo passaggio: patriarcale, nucleare, estesa, di fatto, spezzata, multipla, monogamica, omosessuale, poligamica, poliandrica, poliginica ecc

Separatologia

Scienza generale dei separati il cui obiettivo è ricercare i motivi che portano alla separazione tra conviventi e fidanzati, considerando che spesso si sottovaluta che il numero di separati in circolazione è in progressiva ascesa

Poi ho pensato anche a dei neologismi, nati in anni recenti, che sono questi qua:

Sitografia

branca della letteratura contemporanea che si occupa della descrizione degli odori sgradevoli, con molteplici riferimenti e rimandi al tanfo e ai luoghi maleodoranti come pollai, ospedali, fognature, palestre, gabinetti pubblici e/o domestici ecc

Badante

persona che studia il modo e i mezzi per far morire più presto possibile il badato, solitamente anziano o invalido, per accaparrarsene ricchezze e beni

No global

tipo di pensiero caratterizzato da riduttivismo, limitatezza, restrizione, mancanza di visione a 360° di un argomento. Sinonimo: mente limitata o stitica.

Girotondino

persona inconcludente e incapace di risolvere un problema, di fronte al quale ci gira e ci rigira intorno, come un gatto che si morde la coda.

Le croste sulle ginocchia - 8 maggio 2008

Pubblicato da Paolo Nori venerdì 9 maggio 2008

Nel primo capitolo di un romanzo italiano del 1963, capitolo che si intitola «Gli uccelli volano invece io mi avviai a piedi verso la stazione delle ferrovie», si parla di un bambino con delle croste sulle ginocchia che, alla domenica mattina, insieme a sua madre, si faceva a piedi tutta la strada Garibaldi fino alla piazza della Steccata e arrivava al Caffè Tanara, sulla piazza Grande. C’era la guerra in Africa. Sua madre si fermava all’edicola a guardare le copertine delle riviste, lui invece si metteva a guardare un bambino senza croste sulle ginocchia che leccava un cono gelato.

Quando tornava nella sua strada, questo bambino raccontava a un bambino con le ginocchia piene di croste che in piazza Grande, al Caffè Tanara, alla domenica, tutte le domeniche, lui andava a vedere un bambino senza croste sulle ginocchia che mangiava un gelato. Continua a leggere »