
Per il quinto numero del settemestrale (eccezionalmente novemestrale) di letteratura comparata al nulla «L’accalappiacani», che si intitola Almanacco dell’anno scorso, i redattori non hanno scritto niente. Esce nei prossimi giorni in libreria, e se non lo trovate, lo potete ordinare.

Alcune bozze di copertina per il numero cinque, in preparazione. Avvisiamo che il verbale della riunione di sabato 13 marzo scorso tarderà un pochino, ma arriverà.

1. Qui, noi
Qui nella redazione dell’Accalappiacani (anche se non c’è nessun qui e, in sostanza, nessuna redazione) abbiamo l’impressione (anche se non c’è nessun noi) che uno dei grandi narratori del novecento sia stato Elsie Crisler Segar (nato a Chester l’8 dicembre del 1894 e morto a New York il 13 ottobre del 1938).
2. Però
Se uno va a guardare, nelle storie della letteratura di Segar non si trova niente; Segar, dai critici della letteratura, non viene considerato perché scrittore di fumetti, noto principalmente come creatore di Braccio di Ferro, che sembra tutt’altro che un personaggio con dei numeri, da un punto di vista letterario; a pensare a Braccio di Ferro, più che Kafka o Svevo o Joyce o Proust o Anton Čechov, vengono in mente delle lattine di spinaci.
3. Solo
Solo che, come scrive Luca Raffaelli, «Se Sherlock Holmes nei romanzi di Conan Doyle non ha mai pronunciato la celeberrima frase “Elementare, Watson”, Popeye, ovvero Braccio di ferro, nei suoi fumetti quasi mai ha a che fare con gli spinaci».
L’Accalappiacani 4 (numero speciale) contiene la ristampa integrale, in una nuova traduzione d’autore (di Daniele Benati e Paolo Pergola) di Bernice la gallina fischiona, di Elzie Crisler Segar, la storia in cui Braccio di Ferro compare per la prima volta, con un pezzo su Segar e su Braccio di Ferro, un pezzo sul comico e Braccio di Ferro e un racconto ispirato da Braccio di Ferro, scritti da Daniele Benati, Ugo Cornia e Paolo Nori.
Esce questa settimana, e si può comprare in tutte le librerie.
La serie di Fibonacci ero buono anch’io di inventarla.
Ascoltando il tre di “C’era una volta un tre”, pubblicato qua sotto, che si lamentava del fatto che non si usa dire “in 3 e 3 sei” mi è venuto in mente il pezzo di Ermanno Cavazzoni “Dell’uso dei numeri in lettaratura” pubblicato nell’ultimo numero di Tèchne, Campanotto Editore, il numero 17, anno XXII, 2008.
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